Anno VIII - Numero 44 - Maggio 2003

I film del mese


MATRIX RELOADED
(
THE MATRIX RELOADED)

CAST TECNICO ARTISTICO

Sceneggiatura e Regia: Andy e Larry Wachowsky
Fotografia
: Bill Pope
Scenografia
: Owen Paterson
Costumi
: Kym Barrett
Musica
: Don Davis
Montaggio
: Zach Staenberg
Prodotto da
: Joel Silver
(USA, 2003)

Durata
: 138'
Distribuzione cinematografica
: Warner Bros

PERSONAGGI E INTERPRETI

Neo: Keanu Reeves
Morpheus: Lawrence Fishburne
Agente Smith: Hugo Weaving
Trinity: Carrie-Anne Moss
Oracolo: Gloria Foster
Niobe: Jada Pinkett Smith
Il Merovingio: Lambert Wilson
Persephone: Monica Bellucci
I Gemelli: Neil e Adrian Rayment

Chi scrive era impaziente come tanti altri spettatori del pianeta di vedere "Matrix Reloaded". Il primo episodio mi aveva entusiasmato per la sua abile commistione tra fantascienza, religione, kung fu ed informatica. Un mix tra le atmosfere più cupe e pessimiste di Philip Dick e la filosofia di Jean Baudrillard (il mondo reale oscurato dalla tecnologia) che mescolava l'iconografia di cartoons giapponesi come "Akira" e "Ghost in the shell" ai fumetti di Geoff Darrow, in cui il protagonista era stato costruito con accuratezza e svelava, azione dopo azione, la sua inquietudine e la conseguente presa di coscienza del vivere una vita fittizia in un mondo onirico ricreato da Matrix, l'immensa matrice informatica che aveva bisogno del calore emanato dagli umani per sopravvivere. In questo contesto il risveglio di Neo (Keanu Reeves), destinato a liberare l'umanità dall'oppressione delle macchine, costituiva il cuore del film che terminava con un finale aperto: la consapevolezza acquisita dal protagonista di essere l'eletto della sua stirpe corrispondeva con l'inizio della battaglia finale contro i computer.

Mi sono dilungato sul primo episodio di "Matrix" perché il secondo non corrisponde a nessuna delle immense aspettative accumulate in questi quattro anni d'attesa e rappresenta un guazzabuglio di idee confuse e deliranti che lascia con l'amaro in bocca. Inutile girarci attorno, "The Matrix Reloaded" è una delusione su tutti i fronti. Raccontare la storia risulta pressoché impossibile tanto assurda ed allo stesso tempo inutilmente complessa. In breve continua la lotta tra gli umani e le macchine. In mezzo a questa linea narrativa s'intersecano tre grandi sequenze. La prima si svolge a Zion, la città sotterranea abitata dai terrestri, dove Neo, Morpheus e Trinity sono tornati dopo la fine del precedente episodio. Morpheus annuncia ai suoi concittadini che le macchine sono a sole 36 ore da Zion fermamente intenzionate a distruggere la città. Dopo questa drammatica notizia segue un baccanale danzante alla De Mille che si alterna ad una scena di sesso tra Neo e Trinity.
La seconda sequenza è lo scontro di kung fu tra Neo e centinaia di cloni dell'agente Smith. Qui bisogna dire che Neo, ormai trasformato in un super eroe (anzi in un super prete vista la ridicola toga nera che indossa per tutta la durata del film), è in grado persino di volare ad una velocità pari a quella di un razzo a reazione (non sto esagerando, è proprio così). La terza sequenza è l'oramai celeberrimo inseguimento sull'autostrada che vede accadere l'inverosimile tra boati, scontri ed esplosioni generati ovviamente con l'ausilio del digitale.

Come avrete capito non c'è più nulla di reale in "Matrix Reloaded". I Wachovsky, in preda ad una crisi di megalomania, hanno riversato in questa loro seconda pellicola tutti i deliri di fumettari e appassionati di videogames, tanto che le stesse sequenze d'azione sembrano prese da un qualsiasi videogioco della playstation realizzato però con attori in carne ed ossa. L'unico aspetto interessante è costituito dall'iconografia delle inquadrature del film, molto vicina a quella di certi comics della Image o della Marvel, per il resto buio totale. Il look dei personaggi è ridicolo. Morpheus (Larry Fishburne) è la versione obesa di Marlon Brando in "Apocalypse Now", di Neo e il suo completino abbiamo già detto. Tutti poi indossano sempre degli occhiali da sole molto cool (anche di notte) declamando dialoghi bizzarri per la loro insensatezza. Si sfiora spesso la comicità involontaria e solo in qualche caso voluta, come nella sequenza in cui appare per pochi minuti Monica Bellucci affiancata da Lambert Wilson, un pomposo villain che declama le sue battute in francese.

Insomma, non possiamo dare tutti i torti al critico di Slate, David Edelstein, che ha comprensibilmente titolato il suo articolo: "Abbiamo aspettato quattro anni per questo?". 

Maurizio Imbriale

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