: Lady
Film
PERSONAGGI E INTERPRETI
Alexander: Daniel Brühl
Christiane Kerner: Katrin Sass
Lara: Chulpan Khamatova
Denis: Florian Lukas



Alex
vive nella Berlino est di fine anni sessanta. La sua è una famiglia
come tante altre, una coppia di genitori che si amano, una sorella. Suo
padre un giorno però non fa ritorno da un viaggio all’ovest. Christiane,
sua madre, abbandonata dal marito, supera il dolore dedicandosi alla
causa del socialismo. Fermamente convinta dei valori del partito, che
sembrano limitare la libertà del singolo ma offrono in cambio sicurezza
e definizione del senso della vita, Christiane crede che il socialismo
possa rendere migliore il mondo. Nell’ottobre del 1989, proprio alla
vigilia dell’evento che cambiò indelebilmente la Germania e
l’Europa, Christiane a causa di un infarto, entra in coma.
Nei mesi successivi il muro di Berlino e con esso il socialismo
cadono bruscamente, cedendo il passo all’avvento del capitalismo.
Quando Christiane si risveglia miracolosamente dal coma, suo figlio Alex,
per evitarle lo shock del cambiamento, decide di nasconderle i fatti
accaduti. Nella stanza della sua casa Alex ricostruisce un microcosmo
irreale ed ideale, dove rivive il socialismo. Un’isola felice rimanda
l’immagine di un socialismo glorioso e idealizzato, che nella realtà
non è mai esistito, se non nelle intenzioni e nelle speranze di coloro
che credettero nei suoi valori.
Fuori le insegne della Coca Cola invadono gli spazi, una miriade di cibi
provenienti dall’estero saturano i supermercati, la gente dell’ovest
viene a cercare una casa a basso costo, e i simboli del potere decaduto
vagano (letteralmente) nell’aria.
"Good Bye, Lenin!”, che in
Germania ha riscosso un successo di pubblico senza precedenti, ha vinto
come miglior film europeo al Festival di Berlino. Diretta da Wolfgang
Becker, già regista di “Life is all you get”, questa
pellicola è un piccolo gioiello. Non solo perché affronta
un tema che da tempo si aspettava sul grande schermo, soprattutto da
parte di un tedesco che ha vissuto in prima persona il disgregamento di
una realtà politica e il difficile momento di passaggio a quella
successiva, ma anche perché a questo piano narrativo si aggiunge quello
umano della storia familiare. La grazia e la tenerezza del rapporto tra
Christiane e Alex, che si affanna con tenacia a proteggere e a
salvaguardare sua madre finendo con il ricreare e quindi salvare gli
ideali con cui ella stessa l’ha cresciuto, avvolgono con sfumature
malinconiche tutta la vicenda.
Becker
si muove tra le strade di Berlino e i suoi luoghi del passato a volte
spettrali e decadenti, altre volte proiettati verso un futuro ancora da
venire (il Palais de la Republique, simbolo della DDR, i
Platten Bau, il quartiere della Friederichsheim). La storia di
una realtà mimata, spassosa nelle soluzioni (si pensi all’amico con
il sogno della regia, che ricrea i telegiornali e manipola le notizie),
cela un significato metaforico chiaro. Lo straniamento di un popolo
investito da un cambiamento subitaneo e catapultato verso un futuro
difficile da gestire si ritrova tutto fra le quattro mura della stanza
di Cristiane. Alla sceneggiatura si aggiunga la
bravura degli attori, credibili ma non dimessi, nonché un
vezzo divertente dell’autore che cita apertamente, e non, Stanley
Kubrick (il nome del protagonista, la scena citata di “2001 Odissea
nello spazio”, l’urlo di Alex sul balcone del palazzo, la scena in
cui Alex e Denis rimettono i mobili al loro posto).