Anno VIII - Numero 44 - Maggio 2003

I film del mese


MY LITTLE EYE

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Marc Evans
Sceneggiatura
: David Hilton, James Watkins
Fotografia
: Hubert Taczanowski
Scenografia
: Crispian Sallis
Costumi
: Kate Rose
Musica
: Bias
Montaggio
: Mags Arnold
Prodotto da
: Jonathan Finn, Jane Villers, Alan Greenspan, David Hilton
(USA/G.B./Francia, 2003)

Durata
: 96'
Distribuzione cinematografica
: UIP

PERSONAGGI E INTERPRETI

Charlie: Jennifer Sky
Danny: Stephen O’Reilly
Emma: Laura Regan
Matt: Sean CW Johnson
Rex: Kris Lemche
Travis: Bradley Cooper

Cinque ragazzi accettano di passare sei mesi della loro vita in una casa di montagna, totalmente isolata, dove ogni loro gesto verrà ripreso dalle telecamere e poi trasmesso via Internet: alla fine, avranno una ricompensa di un milione di dollari. C’è, tuttavia, una condizione: se uno solo dei partecipanti al gioco rinuncia, anche gli altri perdono il proprio diritto al compenso. Spinti dalle motivazioni più diverse (il danaro, il desiderio di diventare famosi, il gusto del rischio), i giovani trascorrono in relativa serenità quasi tutto il periodo previsto: quando, però, la loro avventura pare essere avviata verso un felice scioglimento, nell’abitazione cominciano ad accadere dei fatti misteriosi...

Diretto con buon senso del ritmo dal gallese Marc Evans, qui al suo terzo lungometraggio, “My little eye” aggiorna un tema classico - quello della scommessa azzardosa legata ad una sinistra dimora, al centro di pellicole quali “La casa dei fantasmi” (1958) di William Castle o l’affascinante “Danza macabra” (1964) del nostro Antonio Margheriti - all’epoca della rete e del Grande Fratello, di cui il programma rappresentato pare una versione onirica e survoltata.

E’, questa, la variante più significativa rispetto all’andamento di un teen horror che altrimenti si potrebbe definire di routine: assieme alla consapevolezza - anch’essa antica, dato che l’indimenticabile “L’occhio che uccide” di Michael Powell è del 1960 - che lo spettatore è voyeur primario degli omicidi che si svolgono sullo schermo, fruitore non sai quanto passivo o partecipe dello snuff movie che si va sgranando sotto il suo sguardo complice. Ben servito da contributi tecnici di valore (il montaggio frenetico e spezzettato di Mags Arnold, la soffocante scenografia di Crispian Sallis), il film può contare pure su un cast convincente ed affiatato, dove spiccano volti - il Kris Lemche della serie “Nikita”, il il Sean CW Johnson già apparso in “Power Rangers” - che certamente rivedremo, in futuro.

Francesco Troiano


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