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ANTWONE FISHER
CAST TECNICO ARTISTICO
Regia : Denzel Washington Sceneggiatura: Antwone Fisher Fotografia: Philip
Rousselot Scenografia: Nelson Coates Costumi: Sharen Davis Musica:Mychael Danna Montaggio: Conrad Buff Prodotto
da: Todd Balck, Randa Haines, Denzel
Washington (USA; 2003) Durata: 117' Distribuzione
cinematografica: 20th Century Fox
PERSONAGGI E INTERPRETI
Antwone Fisher: Derek Luke
Jerome Davenport: Denzel Washington
Cheryl: Joy Bryant
Berta Davenport: Salli Richardson
Sig.ra Tate: Novella Nelson

Dopo
l’ennesimo scatto d’ira, il marinaio Antwone Fisher viene affidato alle
cure dello psichiatra militare Jerome Davenport, perché lo aiuti a
controllare il suo carattere impulsivo. Dapprima refrattario all’analisi,
Fisher trova nel medico un confidente sincero, a cui si apre rivelando i
crudeli trattamenti subiti quando era ancora un bambino. Il rapporto
d’amicizia che i due iniziano a condividere offrirà al marinaio
l’occasione di riappacificarsi con i fantasmi del passato, a Davenport lo
stimolo per dare un senso più profondo al proprio lavoro.
Deludente
esordio per Denzel Washington dietro la macchina da presa, “Antwone Fisher”
è un film di cui è difficile rintracciare gli equilibri. Sbilanciata tra i
difetti della sceneggiatura (dello stesso Fisher) e l’incostanza della
messinscena, questa pellicola concepisce momenti di toccante lirismo
estetico – che raggiunge l’apice nella delicatezza di alcune dissolvenze e
nei movimenti di macchina – per poi infrangerli sulla superficialità di scelte
morali esibite senza misura, riducendo le potenzialità di una biografia
così intensa ad un volgare compendio su delle norme di comportamento.
Nel tentativo di affondare una lama spuntata nella profonda corteccia
socio-culturale dei moventi che determinano la discriminazione razziale,
“Antwone Fisher” ottiene come unico effetto di disperdere le sue sfumature
in un racconto ove ogni difficoltà viene spogliata della sua natura
molteplice, ed infine forzata ad identificarsi con soluzioni
d’imbarazzante ovvietà.
Seppur
impeccabile, l’interpretazione di Denzel Washington non è
sufficiente a giustificare velleità d’autore di cui affiorano soprattutto
l’inesperienza ed un’inadeguata preparazione alla struttura: cause,
queste, di sfilacciate conclusioni narrative che finiscono con l’adombrare
anche le considerevoli doti del bravo Derek Luke, sola ragione d’interesse
in un progetto confuso, tanto debole da non lambire mai gli obiettivi
prefissati dal suo modesto insegnamento etico.
Francesco
Russo
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