: Medusa
PERSONAGGI E INTERPRETI
Frodo: Elijah Wood
Gandalf il bianco: Ian Mckellen
Aragorn: Viggo Mortensen
Sam: Sean Astin
Pipino: Billy Boyd
Merry: Dominic Monaghan
Gollum: Andy Serkis
Legolas: Orlando Bloom
Gimli: John Rhys Davies
Saruman: Christopher Lee
Galadriel: Cate Blanchett
Arwen: Liv Tyler
Elrond: Hugo Weaving
Theoden: Bernard Hill
Eowin: Miranda Otto
Eomer: Karl Urban
Vermilingua: Brad Dourif
Faramir: David Wenham




La macchina da presa riprende dall’alto
le montagne nebbiose mentre all’interno odiamo un vociare indistinto. Nelle viscere
della terra Gandalf sta combattendo la sua battaglia contro Balrog, il
mostro di fuoco. E’ una lotta impari, che aveva fatto credere a Frodo
e alla sua compagnia di avere perso per sempre il loro amato stregone.
Ma Gandalf il grigio è sopravvissuto, ha sconfitto il demone e si è
trasformato in un mago ancora più potente. Ora, infatti, si fa
chiamare Gandalf il bianco ed è deciso a fare la sua parte nella lotta
contro Saruman e Sauron, signore di Mordor.
Fin
dall’incipit mozzafiato di questo secondo episodio si capisce che
l’atmosfera magica del romanzo di Tolkien neppure stavolta è andata
perduta. Le
due torri sposta il baricentro narrativo da Frodo all’intera
compagnia che, come si ricorderà, si era
divisa in tre tronconi al termine della prima parte. Frodo e il suo compagno
Sam,
sono diretti verso il monte Fato, unico luogo dov’è possibile
distruggere l’anello. I due scoprono ben presto di essere seguiti da
Gollum, una bizzarra creatura scissa in una doppia personalità (quella
buona si chiama Smeagol), che vuole riprendersi l’anello, rubatogli da Bilbo Baggins, e che accetta momentaneamente di fare da
guida agli hobbit.
Nel frattempo il cavaliere Aragorn, l’elfo arciere Legolas e Gimli il
nano, giungono nel regno di Rohan, dove il Re Theoden è
caduto sotto l’incantesimo di Saruman ed è controllato dal sinistro
Vermilingua. Eowyn, la nipote del re, è tra le poche a comprendere cosa
sta accadendo. Vorrebbe combattere e si sente attratta da Aragorn, anche
se quest’ultimo ha giurato eterno amore all’elfo Arwen.
Infine gli hobbit Merry e Pipino, catturati dagli Uruk-Hai, sono
riusciti a fuggire attraverso la misteriosa foresta di Fangorn, dove
trovano un inaspettato alleato tra gli alberi secolari...
Queste
tre storie parallele proseguono spedite nelle tre ore di proiezione
senza mai intrecciarsi tra loro. Il film rimane
sostanzialmente fedele al libro, anche se questa volta la
sceneggiatura sceglie di far terminare la vicenda due capitoli prima
rispetto al romanzo. A questo proposito bisogna aggiungere che le
perplessità destate dagli accaniti lettori di Tolkien dopo la visione
de La compagnia dell'anello sono destinate a ridimensionarsi
poiché la trama con questo nuovo capitolo assume un respiro più ampio
e i personaggi definiscono ulteriormente le loro caratteristiche.
L'impressione è che un giudizio definitivo sulla versione
cinematografica potrà essere dato solo dopo avere visionato l'intera
trilogia.
Le
due torri è l’episodio più cupo del libro e Peter Jackson
conferma di trovarsi ampiamente a suo agio nelle atmosfere tolkieniane,
dirigendo da maestro alcune sequenze gotiche che nulla hanno da
invidiare ai suoi horror movie. Valgano per tutte l’inquietante
sequenza delle paludi infestate dai morti e l’epica, interminabile,
battaglia del fosso di Helm, dove per circa un’ora si fronteggiano i
diecimila Uruk di Saruman contro un manipolo di umani asserragliati nel
castello. Qui il regista neozelandese supera se stesso con coreografie
degne del miglior Kurosawa. Ma, nonostante la spettacolarità del film,
ciò che impressiona è la cura descrittiva dei personaggi,
tutti calibrati nelle loro emozioni, nonché la capacità di mescolare
le tecniche di computer animation coi sentimenti. Il Gollum (cui presta
corpo e voce Andy Serkis e al quale è
stata poi sovrapposta la creatura digitale) è uno di quei personaggi
inquietanti degni del miglior Norman Bates, destinati a disturbare il sonno
degli adolescenti. Con questo secondo episodio Jackson conferma che non
ci sono Gandalf o Saruman che tengano. Il vero
stregone del cinema è lui.