Anno VIII - Numero 40 - Gennaio 2003

I film del mese


MA CHE COLPA ABBIAMO NOI

CAST TECNICO ARTISTICO

RegiaCarlo Verdone
Sceneggiatura
Piero De Bernardi, Pasquale Plastino, Fiamma Satta, Carlo Verdone
Fotografia
Danilo Desideri
Scenografia
: Maurizio Marchitelli
Costumi
: Maurizio Millenotti
Musica
Lele Marchitelli
Montaggio
Claudio Di Mauro
Prodotto da
Mino Barbera, per Virginia
(Italia,  2002)

Durata
106'
Distribuzione cinematografica
Warner Bros Italia

PERSONAGGI E INTERPRETI

Gegè: Carlo Verdone
Flavia: Margherita Buy
Chiara: Anita Caprioli
Marco: Stefano Pesce
Ernesto: Antonio Catania
Gabriella: Lucia Sardo
Luca: Max Amato
Daria: Raquel Sueiro
Alfredo: Luciano Gubinelli

Un gruppo di persone sedute in circolo discute dei propri problemi, l’occasione è evidentemente una seduta di psicoterapia. Gegè, Luca, Gabriella, Chiara, Ernesto, Alfredo, Marco e Flavia, concentratissimi sulle loro problematiche, tentano a turno di attirare l’attenzione sul proprio dramma psicologico. Nella confusione generale qualcuno chiede il parere della dottoressa, seduta al tavolo in apparente silenzio meditativo. In realtà la psicanalista è già bella che morta. Dopo scene di panico isterico e seria preoccupazione, il gruppo è risoluto a non sciogliersi e inizia la strenua ricerca di un nuovo specialista. Tra tuttologi, santoni e costosi seguaci del purismo psicanalitico, il risultato non è che un fallimentare girovagare per la città. Alla fine il gruppo decide per una innovativa, quanto improbabile, autogestione.

Dopo tre anni di silenzio, Verdone torna con un film corale, dirigendo un gruppo di attori bravi e affiatati. Il genere cinematografico si inserisce immediatamente tra il comico e il tragico, tra il caricaturale e il malinconico. Il campionario umano di piccole e grandi manie, va da una veritiera bulimia all’improbabile feticismo per le scarpe: eleganti, lucide, costosissime e adagiate con cura in un armadio “ribalta” con tanto di illuminazione, dalla paura di invecchiare all’impossibilità di emanciparsi da un padre-padrone ingombrante e svilente. Il film richiama subito due tra le migliori pellicole di Verdone: “Compagni di scuola” (1988), e “Maledetto il giorno che t’ho incontrato” (1992), dai quali mutua rispettivamente tono corale e argomento psicanalitico. Il film diverte e scorre piacevole, e si lascia alle spalle, in modo convincente, le cadute di stile delle ultime pellicole, riuscendo in alcune tirate comiche degne dei tempi d’oro del comico romano. Prima fra tutti la battuta sfogo di un paziente della psicanalista (il Fabio Traversa di Nanni Moretti, ma anche di "Compagni di scuola"), che, disperato, al funerale della donna, grida “Non ci andate in analisi! Tanto non si guarisce!”. Certo è che la sceneggiatura a tratti corto circuita lo spostamento tra un registro e l’altro, e non sempre porta a buon fine il tentativo di indurre alla riflessione malinconica ed amara sulle gravi mancanze della scienza psicanalitica e sulle megalomanie di esseri umani afflitti da sofferenze difficili da gestire.

Danila Filippone


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