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MA
CHE COLPA ABBIAMO NOI
CAST TECNICO ARTISTICO
Regia : Carlo
Verdone
Sceneggiatura: Piero
De Bernardi, Pasquale Plastino, Fiamma Satta, Carlo Verdone
Fotografia: Danilo
Desideri
Scenografia: Maurizio
Marchitelli
Costumi: Maurizio
Millenotti
Musica: Lele
Marchitelli
Montaggio: Claudio
Di Mauro
Prodotto da: Mino
Barbera, per Virginia
(Italia, 2002)
Durata: 106'
Distribuzione cinematografica: Warner
Bros Italia
PERSONAGGI E INTERPRETI
Gegè:
Carlo Verdone
Flavia: Margherita Buy
Chiara: Anita Caprioli
Marco: Stefano Pesce
Ernesto: Antonio Catania
Gabriella: Lucia Sardo
Luca: Max Amato
Daria: Raquel Sueiro
Alfredo: Luciano Gubinelli
  
Un
gruppo di persone sedute in circolo discute dei propri problemi,
l’occasione è evidentemente una seduta di psicoterapia. Gegè, Luca,
Gabriella, Chiara, Ernesto, Alfredo, Marco e Flavia, concentratissimi
sulle loro problematiche, tentano a turno di attirare l’attenzione sul
proprio dramma psicologico. Nella confusione generale qualcuno chiede il
parere della dottoressa, seduta al tavolo in apparente silenzio
meditativo. In realtà la psicanalista è già bella che morta. Dopo
scene di panico isterico e seria preoccupazione, il gruppo è risoluto a
non sciogliersi e inizia la
strenua ricerca di un nuovo specialista. Tra tuttologi, santoni e
costosi seguaci del purismo psicanalitico, il risultato non è che un
fallimentare girovagare per la città. Alla fine il gruppo decide per
una innovativa, quanto improbabile, autogestione.
Dopo
tre anni di silenzio, Verdone torna con un film
corale, dirigendo un gruppo di
attori bravi e affiatati. Il genere cinematografico si
inserisce immediatamente tra il comico e il tragico, tra il caricaturale
e il malinconico. Il campionario umano di piccole e grandi manie, va da
una veritiera bulimia all’improbabile feticismo per le scarpe:
eleganti, lucide, costosissime e adagiate con cura in un armadio
“ribalta” con tanto di illuminazione, dalla paura di invecchiare
all’impossibilità di emanciparsi da un padre-padrone ingombrante e
svilente. Il film richiama subito due tra le migliori pellicole di
Verdone:
“Compagni
di scuola” (1988), e “Maledetto il giorno che t’ho incontrato”
(1992), dai quali mutua rispettivamente tono corale e argomento
psicanalitico. Il film diverte e scorre
piacevole, e si lascia alle spalle, in modo convincente, le
cadute di stile delle ultime pellicole, riuscendo in alcune tirate
comiche degne dei tempi d’oro del comico romano. Prima fra tutti la
battuta sfogo di un paziente della psicanalista (il Fabio Traversa di
Nanni Moretti, ma anche di "Compagni di scuola"), che,
disperato, al funerale della donna, grida “Non ci andate in analisi!
Tanto non si guarisce!”. Certo è che la
sceneggiatura a tratti corto circuita lo spostamento tra un registro e
l’altro, e non sempre porta a buon fine il tentativo di
indurre alla riflessione malinconica ed amara sulle gravi mancanze della
scienza psicanalitica e sulle megalomanie di esseri umani afflitti da
sofferenze difficili da gestire.
Danila
Filippone
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