Anno VIII - Numero 41 - Febbraio 2003

I film del mese


WHITE OLEANDER

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Peter Kosminsky
Sceneggiatura:
Mary Agnes Donoghue
Fotografia:
Elliot Davis
Scenografia:
Anthony R. Stabley
Costumi:
Susie DeSanto
Musica:
Thomas Newman
Montaggio:
Chris Ridsdale
Prodotto da:
Hunt Lowry, John Wells
(
Germania, Stati Uniti, 2002)
Durata
: 110'
Distribuzione cinematografica
Media Film

PERSONAGGI E INTERPRETI

Ingrid Magnussen: Michelle Pfeiffer
Claire Richards :Renée Zellweger

Astrid Magnussen: Alison Lohman
Starr: Robin Wright Penn

Astrid, vive un rapporto simbiotico con sua madre Ingrid, donna prevaricatrice e prepotente che plasma la figlia a suo piacimento. Un giorno la donna viene arrestata sotto gli occhi increduli di Astrid, con l’accusa di aver avvelenato l’ex amante. Astrid finisce così nel baratro inquietante dei servizi sociali americani (che escono da questo film come una perversa macchina produttrice di giovani delinquenti). Affidata prima ad una ex alcolista squilibrata, che gelosa della sua giovane bellezza le spara, Astrid finisce poi in una casa d’accoglienza che ha tutta l’aria d’essere un riformatorio. Poco dopo, la stessa assistente sociale che le ha regalato queste due sistemazioni, pensa bene di affidarla alle cure di una (neanche tanto potenziale) suicida . Nel frattempo Astrid va in carcere a trovare sua madre, sempre più arrabbiata ed egoista.

Drammone familiar sentimentale, con qualche incursione nel dark e una strizzatine d’occhio al triller e una persino al prison movie, questo film d’esordio di Peter Kosminsky, rischia continuamente di sconfinare nel polpettone pasticciato ed indigesto. Il film, che prende avvio dal libro di Janet Finch, si rivela efficace solo nell’interpretazione di alcune delle biondissime protagoniste. Prima fra tutte Robin Wright Penn, che, nel breve ruolo, della madre affidataria ex alcolista semi tossica, uomo dipendente, inguainata in volgari pantaloni attillati e golfini pelosi dai colori shocking, vale da sola tutta la fatica di andare a vedere questo film. Anche Alison Lohman, giovane attrice, con poche esperienze cinematografiche alle spalle, regge bene il suo ruolo, donando persino al pubblico qualche raro momento di trasporto. Michelle Pfeiffer, invece, bionda e gelida madre di ghiaccio, si reca alle visite della figlia in prigione con l’aspetto di chi è appena uscito da una Beauty Farm e sfodera una bellezza ineguagliabile, peccato che corredata di un’espressività altrettanto inarrivabile. Lo stesso si può dire della povera Renée Zellweger, mamma amica premurosa e debole, dedita alla sopportazione ad oltranza e improbabile come molte altre cosette sparse qua e là nel film.

Danila Filippone


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