MOONLIGHT
MILE - VOGLIA DI RICOMINCIARE
(MOONLIGHT MILE)
CAST TECNICO
ARTISTICO
Sceneggiatura e Regia:
Brad Silberling
Fotografia: Phedon
Papamichael II
Scenografia: Missy
Stewart
Costumi: Mary Zophres
Musica: Mark
Isham
Montaggio: Lisa Zeno Churgin
Prodotto da: Mark
Johnson’s, Patricia Whitcher, Ashok Amritraj, David Hoberman
(USA, 2002)
Durata: 120'
Distribuzione cinematografica: Eagle
Pictures
PERSONAGGI E
INTERPRETI
Joe Nast: Jackie Gyllenhaal
Ben Floss: Dustin Hoffman
Jojo Floss: Susan Sarandon
Cheryl: Aleksia Landeau


In
una cittadina del New England agli inizi degli anni settanta, Joe rimane
legato alla famiglia della sua fidanzata, uccisa in un bar, da un
proiettile destinato ad un'altra persona. Joe si sente in colpa e decide
di assecondare Jojo e Ben, in ogni loro stranezza per compensare la
perdita della loro figlia. Mentre Ben coinvolge il ragazzo nei suoi
affari, Joe cerca di confessare ad entrambi un segreto che condivideva
con la fidanzata. All’improvviso nella sua vita irrompe un’altra
donna. Joe, suo malgrado, se ne innamora e tutto si complica.
Brad
Siberling, già regista del dolcissimo “Casper”, e del poco
riuscito “La città degli Angeli”, dirige due premi Oscar e due
giovani attori promettenti in una pellicola dall’argomento poco
originale. Sebbene le storie che ruotano intorno alla perdita di un
figlio siano un soggetto ormai abusato ad Hollywood, Siberling
riesce a tracciare una storia con toni interessanti e mai retorici.
Dall’inizio, folgorante e tesissimo, nel quale la famiglia si prepara
per il funerale della figlia, il film si snoda attraverso piccole
trovate cinematografiche (il ricevimento dopo il funerale, la scena
nell’ufficio postale, per fare solo due esempi), accompagnato da una
colonna sonora intensa e indimenticabile.
La
storia, che in apparenza ruota intorno all’atroce e casuale delitto
della giovane figlia e promessa sposa, in realtà suggerisce un
molteplice piano di lettura e rappresenta la difficile condizione di chi
sopravvive ad un lutto, stretto dai sensi di colpa e afflitto da ricordi
selettivi, che offuscano la memoria di chi non c’è più. A questo si
aggiunga il tema, trattato in modo veramente originale, della fine di un
amore, al quale, quasi involontariamente, si sostituisce un sentimento
nuovo. Impeccabili come sempre la Sarandon
(anche se un po’ sopra le righe) e Hoffman,
in splendida forma alle prese con un personaggio difficile.
Molto sciatta, invece, la realizzazione che affida tutta l’atmosfera
anni settanta a qualche grembiulino da fast food poco credibile, per non
parlare dell’ennesimo cenno al Vietnam, che pur essendo innegabilmente
collegato al periodo, proprio non si sente, non c’entra ed è
sistemato nella sceneggiatura in modo accidentale.
Danila
Filippone