Anno VIII - Numero 41 - Febbraio 2003

I film del mese


MOONLIGHT MILE - VOGLIA DI RICOMINCIARE
(MOONLIGHT MILE)

CAST TECNICO ARTISTICO

Sceneggiatura e Regia: Brad Silberling
Fotografia:
Phedon Papamichael II
Scenografia: 
Missy Stewart
Costumi: 
Mary Zophres
Musica:
Mark Isham
Montaggio: 
Lisa Zeno Churgin
Prodotto da:
Mark Johnson’s, Patricia Whitcher, Ashok Amritraj, David Hoberman
(USA, 2002)

Durata
120'
Distribuzione cinematografica
Eagle Pictures

PERSONAGGI E INTERPRETI

Joe Nast: Jackie Gyllenhaal
Ben Floss: Dustin Hoffman
Jojo Floss: Susan Sarandon
Cheryl: Aleksia Landeau

In una cittadina del New England agli inizi degli anni settanta, Joe rimane legato alla famiglia della sua fidanzata, uccisa in un bar, da un proiettile destinato ad un'altra persona. Joe si sente in colpa e decide di assecondare Jojo e Ben, in ogni loro stranezza per compensare la perdita della loro figlia. Mentre Ben coinvolge il ragazzo nei suoi affari, Joe cerca di confessare ad entrambi un segreto che condivideva con la fidanzata. All’improvviso nella sua vita irrompe un’altra donna. Joe, suo malgrado, se ne innamora e tutto si complica.

Brad Siberling, già regista del dolcissimo “Casper”, e del poco riuscito “La città degli Angeli”, dirige due premi Oscar e due giovani attori promettenti in una pellicola dall’argomento poco originale. Sebbene le storie che ruotano intorno alla perdita di un figlio siano un soggetto ormai abusato ad Hollywood, Siberling riesce a tracciare una storia con toni interessanti e mai retorici. Dall’inizio, folgorante e tesissimo, nel quale la famiglia si prepara per il funerale della figlia, il film si snoda attraverso piccole trovate cinematografiche (il ricevimento dopo il funerale, la scena nell’ufficio postale, per fare solo due esempi), accompagnato da una colonna sonora intensa e indimenticabile. 

La storia, che in apparenza ruota intorno all’atroce e casuale delitto della giovane figlia e promessa sposa, in realtà suggerisce un molteplice piano di lettura e rappresenta la difficile condizione di chi sopravvive ad un lutto, stretto dai sensi di colpa e afflitto da ricordi selettivi, che offuscano la memoria di chi non c’è più. A questo si aggiunga il tema, trattato in modo veramente originale, della fine di un amore, al quale, quasi involontariamente, si sostituisce un sentimento nuovo. Impeccabili come sempre la Sarandon (anche se un po’ sopra le righe) e Hoffman, in splendida forma alle prese con un personaggio difficile. Molto sciatta, invece, la realizzazione che affida tutta l’atmosfera anni settanta a qualche grembiulino da fast food poco credibile, per non parlare dell’ennesimo cenno al Vietnam, che pur essendo innegabilmente collegato al periodo, proprio non si sente, non c’entra ed è sistemato nella sceneggiatura in modo accidentale. 

Danila Filippone


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