Anno VIII - Numero 43 - Aprile 2003

I film del mese


SHAOLIN SOCCER
(SIU LAM JUK KAU)

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Stephen Chow
Sceneggiatura
 Stephen Chow, Tsang Kan-cheung
Fotografia
: Kwen Pak-huen, Kwong Ting Wo
Scenografia
: Ho Kim Hung
Costumi
: Choy Yim Man, Choi Yin-man
Musica
: Raymond Wong
Montaggio
: Kai Kit-wai
Prodotto da
Kwok-fai Yeung
(Hong Kong; 2001)

Durata
: 87'
Distribuzione cinematografica
: Buena Vista International Italia

PERSONAGGI E INTERPRETI

Sing: Stephen Chow
Fong: Ng Mang-tat
Hung: Patrick Tze Yin
Mei: Vicki Zhao
Riportone: Mo Mi Lin

Nella partita più importante del campionato di calcio cinese, il grande Fong condanna la propria squadra alla sconfitta, accettando di sbagliare un rigore dietro al pagamento di una bustarella. Irati, tifosi e compagni lo malmenano duramente fino a rompergli una gamba, compromettendo irreparabilmente la sua brillante carriera. Anni dopo, oramai costretto a sopravvivere come un mendicante, il vecchio Fong incontra casualmente Sing, un giovane col talento per le arti marziali intenzionato ad istituire un nuovo stile che combini il Kung Fu ad altre discipline sportive. Entusiasmato dalle incredibili doti di Sing, Fong decide di mettere in piedi ed allenare una squadra di calcio composta da super-atleti, così da potersi finalmente prendere una rivincita nei confronti di Hung, l’odiato rivale che in gioventù lo costrinse a vendersi ed a sacrificare il successo.

Chi ritiene fosse iperbolico il primo cinema di John Woo, attenda di vedere “Shaolin Soccer”, dove quella peculiare misura del movimento si sposa ai segni dell’umorismo slapstick e demenziale, a cui siamo stati abituati dal cinema dei fratelli Zucker (quelli di “Top secret” e de “L’aereo più pazzo del mondo”), per portare anche oltre la propensione all’assurdo che ha reso celebre il maestro di Hong Kong. L’attore e regista Stephen Chow, novello prodigio del Kung Fu, realizza un film senza coordinate, in cui i pochi punti lineari attraverso i quali si sviluppa l’esile trama vengono abilmente disfatti nei paradossi di cui colma la rappresentazione, evocando in questo modo un immaginario che si stabilizza a metà strada tra la demenzialità di molti Manga televisivi e l’opulenza formale oggi imprescindibile nelle pubblicità sportive delle grandi marche. Suffragata da un uso calibrato degli effetti speciali, è essenzialmente la fisicità a scandire i tempi comici e a fissare in essi le regole di un linguaggio perfettamente sovrapponibile alle più attuali esigenze dello sguardo – che l’estetica televisiva ed informatica ha contribuito a riformare – mistificando così la natura dei corpi e degli oggetti al fine unico d’integrarli entro uno spazio cinematografico stravolto, in cui i loro valori iconici vengono determinati dalla necessità di partecipare ai medesimi ed innaturali criteri di spazio e di tempo.

In “Shaolin Soccer”, ogni dettaglio viaggia al di fuori delle convenzioni, ottenendo un effetto irresistibile anche laddove gli espedienti attraversano i confini del buon gusto, poiché ha l’intelligenza di riorganizzare un vocabolario stilistico collaudato da oltre un secolo e completato nella maturità strutturale del cinema muto. In Italia, il film è stato doppiato da alcuni celebri calciatori, tra cui Candela, Peruzzi, Del Vecchio e Tommasi.

Francesco Russo


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