Anno VIII - Numero 43 - Aprile 2003

I film del mese


NAVE FANTASMA
(GHOST SHIP)

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Steven Beck
Sceneggiatura
 Mark Hanlon, John Pogue
Fotografia
: Gale Tettersal
Scenografia
: Graham "Grace" Walker
Costumi
: Margot Wilson
Musica
: John Frizzell
Montaggio
: Roger Barton
Prodotto da
Joel Silver, Robert Zemeckis, Gilbert Adler
(USA; 2003)

Durata
: 89'
Distribuzione cinematografica
: Warner Bros. Italia

PERSONAGGI E INTERPRETI

Sean Murphy: Gabriel Byrne
Maureen Epps: Julianna Margulies
Greer: Isaiah Washington
Dodge: Ron Eldard
Jack Ferriman: Desmond Harrington

Una scena del film "La nave fantasma"La squadra per il recupero marittimo del rimorchiatore Artic Warrior, guidata dal capitano Sean Murphy e dalla responsabile Maureen Epps, è specializzata nella localizzazione di navi abbandonate, che trasporta a terra solo dietro lauti compensi. Contattata da un pilota canadese, viene da questi assunta per indagare su una misteriosa nave individuata nel mare di Bering, al largo delle coste dell’Alaska, che si rivela essere il relitto della leggendaria Antonia Graza, transatlantico italiano da crociera misteriosamente scomparso oltre quarant’anni prima. Una volta a bordo della sinistra imbarcazione, gli uomini dell’equipaggio si troveranno a fronteggiarne gli innominabili segreti, il cui risveglio suonerà per loro come il più crudele presagio di morte.

Una scena del film "La nave fantasma"È prerogativa dei generi cinematografici, da oltre un decennio, interagire e mescolarsi; rinnovare cioè il proprio lessico dimostrando l’illegittimità di strutture predefinite ed immutabili, per evitare una paralisi che ne determinerebbe il declino e l’estinzione. Laddove non contribuisce alla nascita di nuove forme (che se identificate suggeriscono la necessità di una riclassificazione dei generi), questo “processo d’adattamento” corre frequentemente il rischio di snaturare gli assiomi perdendo di vista le loro funzioni. Ad esempio, chiunque ritenga se stesso un consumatore di cinema horror, saprà con esattezza quale peso abbia il “fuori campo” tra i rudimenti della sua rappresentazione, poiché da esso dipende in larga misura l’efficacia di atmosfere la cui paura è evocata da ciò che resta invisibile ed indeterminabile: di recente, “The ring” ne ha portato il ruolo ad estreme conseguenze, dimostrando come possa anche assumere un carattere temporale. Con incostante disciplina, al contrario, il linguaggio di Steven Beck – già regista del debole “I tredici spettri” – riversa la poliedrica grammatica dei generi in un involucro neutro senza fissarne le regole, attraverso un procedimento a spirale ove i registri del cinema d’azione e della fiaba si sovrappongono via via all’orrore della prima parte, fino a rilassare lo sguardo in un finale troppo morbido e dissonante dalle premesse.

Una scena del film "La nave fantasma"Per rispettare i doveri della consequenzialità, semplicemente trasferendo in mare le condizioni d’esistenza di una casa stregata, Beck si limita ad accatastare dei convenzionali espedienti risolutivi, patrimonio comune ai modelli stilistici chiamati in causa, fissandoli in un’esposizione noiosa e dogmatica che tradisce, per prime, le aspettative del pubblico a cui il film è rivolto.

Francesco Russo


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