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EBBRO DI DONNE
E DI PITTURA
(CHIHWASEON)CAST TECNICO ARTISTICO
Regia : Im Kwon Taek Sceneggiatura: Kim
Young-oak,
Im Kwon Taek Fotografia: Jung Il-sung Scenografia: Ju Byoung-do Costumi: Lee Hye-ran Musica: Kim Young-dong Montaggio: Park Soon-duk Prodotto
da: Lee Tae-won (Corea, 2002) Durata: 117' Distribuzione
cinematografica: BIM
PERSONAGGI E INTERPRETI
Jang Seung-ub: Choi Min-shik
Mae-hyang: Yoo Ho-jung
Kim Byung-moon: Ahn Sung-ki
Jin-jong: Kim Yeo-jin
So-woon: Son Yae-jin
  
Corea, anno 1850.
Molestato da un gruppo di vagabondi, il piccolo Seung-ub viene soccorso
dal letterato Kym Byung-moon. Di umile nascita, Seung-ub può ricompensare
il salvatore soltanto con il suo unico bene: un disegno da lui eseguito,
in cui l’intellettuale riconosce immediatamente le tracce di un talento
acerbo ma promettente, che lo incoraggia a coltivare. Anni dopo il loro
primo incontro, i due si ritrovano e Byung-moon indirizza il giovane
pittore ad un maestro, sotto la cui guida sarà destinato a perfezionare le
sue doti. Il tempo scorre e la fama di Seung-ub si diffonde nel paese
assieme alle voci sulla sua passione per l’alcol e le donne che, oramai
fuori controllo, sembrerebbero compromettere la sua ispirazione. Deciso al
cambiamento, il pittore parte per un lungo viaggio attraverso le terre del
paese, in cerca di nuove motivazioni che lo liberino dalla staticità del
suo presente.
Spartito tra la
leggenda e la biografia, il film del coreano Im Kwon Taek - un consumato
regista da noi poco conosciuto - racconta con risolutezza e controllo la
misteriosa vita del pittore Jang Seung-ub, primo di origini popolari a
poter accedere nei palazzi di corte, collimando attentamente il tono della
rappresentazione con il vibrato temperamento dell’artista. È un cinema
fluido, orchestrato da movimenti leggeri, che sembra dar luogo ad
un’infrastruttura confidenziale tra il cineasta (quindi lo spettatore) ed
il personaggio addentrandosi in un colloquio assai più intimo della
semplice contrapposizione tra il cinema e le arti figurative, in cui le
spiritualità s’intersecano ipotizzando un cavalcavia ideologico che
attraversa oltre un secolo di rivolgimenti storici e sociali. Così,
diretta dall’apparente distanza di una regia invisibile, che predilige
modularsi intorno a lunghe e strutturate inquadrature fisse, la vita
dissoluta di questo artista si confonde nelle immagini del tempo che lo
contiene, a cui i corpi, con la densità del tratto distintivo della sua
pittura, aderiscono prima avvicinati, poi descritti da una decisa
caratterizzazione.
A differenza d’illustri
biografi del cinema come Bernardo Bertolucci, Im Kwon Taek evita con cura
di attribuire al suo personaggio un ruolo elettivo o preposto ad
identificarlo nell’affresco di un’epoca, concentrandosi piuttosto sul
binomio tra estetica ed essenza nel preciso interesse dell’atto creativo:
il paesaggio coreano a cui egli ci espone diviene parte di una realtà
irriconducibile al fedele lavoro di uno storiografo, poiché è parte di un
dipinto che non può essere scisso dal suo autore, e riflesso di un’idea
che non può fare a meno di corrispondere una relazione simmetrica tra
osservatore ed oggetto. Ebbro di donne e di pittura è un film intenso,
ben interpretato, ed offre la rara occasione per affacciarsi in un
universo sensibile su cui lo sguardo occidentale si è posato raramente.
Francesco
Russo
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