Anno VIII - Numero 43 - Aprile 2003

I film del mese


EBBRO DI DONNE E DI PITTURA
(CHIHWASEON)

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Im Kwon Taek
Sceneggiatura
: Kim Young-oak, Im Kwon Taek
Fotografia
: Jung Il-sung
Scenografia
: Ju Byoung-do
Costumi
: Lee Hye-ran
Musica
: Kim Young-dong
Montaggio
: Park Soon-duk
Prodotto da
: Lee Tae-won
(Corea, 2002)

Durata
: 117'
Distribuzione cinematografica
: BIM

PERSONAGGI E INTERPRETI

Jang Seung-ub: Choi Min-shik
Mae-hyang: Yoo Ho-jung
Kim Byung-moon: Ahn Sung-ki
Jin-jong: Kim Yeo-jin
So-woon: Son Yae-jin

Corea, anno 1850. Molestato da un gruppo di vagabondi, il piccolo Seung-ub viene soccorso dal letterato Kym Byung-moon. Di umile nascita, Seung-ub può ricompensare il salvatore soltanto con il suo unico bene: un disegno da lui eseguito, in cui l’intellettuale riconosce immediatamente le tracce di un talento acerbo ma promettente, che lo incoraggia a coltivare. Anni dopo il loro primo incontro, i due si ritrovano e Byung-moon indirizza il giovane pittore ad un maestro, sotto la cui guida sarà destinato a perfezionare le sue doti. Il tempo scorre e la fama di Seung-ub si diffonde nel paese assieme alle voci sulla sua passione per l’alcol e le donne che, oramai fuori controllo, sembrerebbero compromettere la sua ispirazione. Deciso al cambiamento, il pittore parte per un lungo viaggio attraverso le terre del paese, in cerca di nuove motivazioni che lo liberino dalla staticità del suo presente.

Spartito tra la leggenda e la biografia, il film del coreano Im Kwon Taek - un consumato regista da noi poco conosciuto - racconta con risolutezza e controllo la misteriosa vita del pittore Jang Seung-ub, primo di origini popolari a poter accedere nei palazzi di corte, collimando attentamente il tono della rappresentazione con il vibrato temperamento dell’artista. È un cinema fluido, orchestrato da movimenti leggeri, che sembra dar luogo ad un’infrastruttura confidenziale tra il cineasta (quindi lo spettatore) ed il personaggio addentrandosi in un colloquio assai più intimo della semplice contrapposizione tra il cinema e le arti figurative, in cui le spiritualità s’intersecano ipotizzando un cavalcavia ideologico che attraversa oltre un secolo di rivolgimenti storici e sociali. Così, diretta dall’apparente distanza di una regia invisibile, che predilige modularsi intorno a lunghe e strutturate inquadrature fisse, la vita dissoluta di questo artista si confonde nelle immagini del tempo che lo contiene, a cui i corpi, con la densità del tratto distintivo della sua pittura, aderiscono prima avvicinati, poi descritti da una decisa caratterizzazione.

A differenza d’illustri biografi del cinema come Bernardo Bertolucci, Im Kwon Taek evita con cura di attribuire al suo personaggio un ruolo elettivo o preposto ad identificarlo nell’affresco di un’epoca, concentrandosi piuttosto sul binomio tra estetica ed essenza nel preciso interesse dell’atto creativo: il paesaggio coreano a cui egli ci espone diviene parte di una realtà irriconducibile al fedele lavoro di uno storiografo, poiché è parte di un dipinto che non può essere scisso dal suo autore, e riflesso di un’idea che non può fare a meno di corrispondere una relazione simmetrica tra osservatore ed oggetto. Ebbro di donne e di pittura è un film intenso, ben interpretato, ed offre la rara occasione per affacciarsi in un universo sensibile su cui lo sguardo occidentale si è posato raramente.

Francesco Russo


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