Anno VIII - Numero 43 - Aprile 2003

I film del mese


THE LIFE OF DAVID GALE

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Alan Parker
Sceneggiatura
: Charles Randolph
Fotografia
: Michael Seresin
Scenografia
: Geoffrey Kirkland
Costumi
: Renee Ehrlich Kalfus
Musica
: Alex Parker, Jake Parker
Montaggio
: Gerry Hambling
Prodotto da
: Nicolas Cage, Alan Parker, Lisa Moran
(USA, 2003)

Durata
: 131'
Distribuzione cinematografica
: UIP

PERSONAGGI E INTERPRETI

David Gale: Kevin Spacey
Bitsey Bloom: Kate Winslet
Zack: Gabriel Mann
Dusty: Matt Craven
Constance: Laura Linney

Condannato a morte nello stato del Texas con l’accusa di aver stuprato ed ucciso una collega, per provare la sua innocenza l’ex-docente David Gale chiede aiuto ad una celebre giornalista, che si è costruita la propria fama difendendo anche a caro prezzo l’incolumità di tutti i suoi sordidi informatori. Confidando nell’onestà della ragazza, il professor Gale decide di aiutarla nelle ricerche raccontandole gli episodi che hanno tragicamente mutato il corso della sua vita, partendo dall’amicizia con la donna del cui omicidio è accusato e dal loro comune impegno nella lotta all’applicazione della pena capitale negli Stati Uniti d’America.

Un film, quando affonda bene il suo colpo nel nostro immaginario, non lascia traccia d’altro e diviene un pensiero dominante. Spesso, questo accade perché la fitta rete di significati da cui il suo messaggio è pregno ottiene sulla ragione un effetto ricettivo iperbolico, indotto da una pioggia di stimoli che col suo ampio raggio d’azione colpisce in egual misura la nostra coscienza ed il modo in cui interpretiamo gli eventi. È il caso dell’ultimo film di Alan Parker, il cui principio di partenza, che è la brutalità della morte inflitta dallo stato, si rivolge all’obiettivo primario della sua analisi etica aprendo nel contempo numerosi interrogativi sui parametri entro cui definiamo il senso della giustizia, sui discriminanti tra il diritto ed il libero arbitrio, su cosa costituisca un reato. Da “Fuga di mezzanotte” a “Birdy”, da “Mississipi burning” a “The Commitments”, Parker ha sempre cercato di concentrare l’attenzione del pubblico sull’ambiguità dei valori e sulla difficoltà d’istituire tra essi un linguaggio plurale, ed è restato fedele ad un orientamento di tipo filosofico, che in “The life of David Gale” si evolve a summa delle sue tematiche. Qui, il nodo del racconto è un’indagine condotta lungo percorsi retti, secondo un incastro di testimonianze, indizi ed ipotesi ordinati con rigorosa consequenzialità e con un intenzionale stile asettico, ove la verità circa il destino del detenuto nel braccio della morte - grintosamente interpretato da un Kevin Spacey sopra le righe - viene tenuta distante dal giudizio dello spettatore, in attesa di dipanarsi nelle diverse sfaccettature della sua molteplice conclusione.

L’unica debolezza di questo lavoro, in fin dei conti trascurabile, è di natura strutturale: cioè nell’abuso di soluzioni forzate che risolvono alcuni momenti cardinali in modo forse un po’ grossolano, comunque incidendo poco sulla correttezza del dibattito ontologico a cui l’autore invita il pubblico. Alan Parker è ancora un regista irreprensibile, capace come nessun’altro di adeguarsi alle norme del “punto di vista” solo per precipitarlo, infine, verso un violento impatto con l’ultima risposta del film, su cui s’infrange e frammenta generando nuove domande ed altrettante irrisolte variabili.

Francesco Russo


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