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THE LIFE OF
DAVID GALE CAST TECNICO ARTISTICO
Regia : Alan Parker Sceneggiatura: Charles
Randolph Fotografia: Michael Seresin Scenografia: Geoffrey
Kirkland Costumi: Renee Ehrlich Kalfus Musica: Alex Parker, Jake Parker Montaggio: Gerry Hambling Prodotto
da: Nicolas Cage, Alan Parker, Lisa Moran (USA,
2003) Durata: 131' Distribuzione
cinematografica: UIP
PERSONAGGI E INTERPRETI
David Gale: Kevin Spacey
Bitsey Bloom: Kate Winslet
Zack: Gabriel Mann
Dusty: Matt Craven
Constance: Laura Linney
  
Condannato a morte nello
stato del Texas con l’accusa di aver stuprato ed ucciso una collega, per
provare la sua innocenza l’ex-docente David Gale chiede aiuto ad una
celebre giornalista, che si è costruita la propria fama difendendo anche a
caro prezzo l’incolumità di tutti i suoi sordidi informatori. Confidando
nell’onestà della ragazza, il professor Gale decide di aiutarla nelle
ricerche raccontandole gli episodi che hanno tragicamente mutato il corso
della sua vita, partendo dall’amicizia con la donna del cui omicidio è
accusato e dal loro comune impegno nella lotta all’applicazione della pena
capitale negli Stati Uniti d’America.
Un film, quando
affonda bene il suo colpo nel nostro immaginario, non lascia traccia
d’altro e diviene un pensiero dominante. Spesso, questo accade perché la
fitta rete di significati da cui il suo messaggio è pregno ottiene sulla
ragione un effetto ricettivo iperbolico, indotto da una pioggia di stimoli
che col suo ampio raggio d’azione colpisce in egual misura la nostra
coscienza ed il modo in cui interpretiamo gli eventi. È il caso
dell’ultimo film di Alan Parker, il cui principio di partenza, che è la
brutalità della morte inflitta dallo stato, si rivolge all’obiettivo
primario della sua analisi etica aprendo nel contempo numerosi
interrogativi sui parametri entro cui definiamo il senso della giustizia,
sui discriminanti tra il diritto ed il libero arbitrio, su cosa
costituisca un reato. Da “Fuga di mezzanotte” a “Birdy”, da “Mississipi
burning” a “The Commitments”, Parker ha sempre cercato di concentrare
l’attenzione del pubblico sull’ambiguità dei valori e sulla difficoltà
d’istituire tra essi un linguaggio plurale, ed è restato fedele ad un
orientamento di tipo filosofico, che in “The life of David Gale” si evolve
a summa delle sue tematiche. Qui, il nodo del racconto è un’indagine
condotta lungo percorsi retti, secondo un incastro di testimonianze,
indizi ed ipotesi ordinati con rigorosa consequenzialità e con un
intenzionale stile asettico, ove la verità circa il destino del detenuto
nel braccio della morte - grintosamente interpretato da un Kevin Spacey
sopra le righe - viene tenuta distante dal giudizio dello spettatore, in
attesa di dipanarsi nelle diverse sfaccettature della sua molteplice
conclusione.
L’unica debolezza di
questo lavoro, in fin dei conti trascurabile, è di natura strutturale:
cioè nell’abuso di soluzioni forzate che risolvono alcuni momenti
cardinali in modo forse un po’ grossolano, comunque incidendo poco sulla
correttezza del dibattito ontologico a cui l’autore invita il pubblico.
Alan Parker è ancora un regista irreprensibile, capace come nessun’altro
di adeguarsi alle norme del “punto di vista” solo per precipitarlo,
infine, verso un violento impatto con l’ultima risposta del film, su cui
s’infrange e frammenta generando nuove domande ed altrettante irrisolte
variabili.
Francesco
Russo
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