Anno VIII - Numero 43 - Aprile 2003

I film del mese


L’AVVERSARIO
(L'ADVERSAIRE)

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Nicole Garcia
Sceneggiatura
: Jacques Fieschi, Frèdèric Bèlier-Garcia, Nicole Garcia
Fotografia
: Jean-Marc Fabre
Scenografia
: Véronique Barnéoud
Costumi
: Nathalie du Roscoat
Musica
: Angelo Badalamenti
Montaggio
: Emmanuelle Castro
Prodotto da:
Alain Sarde
(Francia, 2002)

Durata
: 129'
Distribuzione cinematografica
: Nexo

PERSONAGGI E INTERPRETI

Jean- Marc Faure: Daniel Auteuil
Geraldine Pailhas
François Cluzet
Emmanuelle Devos

Il 9 gennaio 1993 Jean-Claude Romand uccise sua moglie, i suoi due bambini, i genitori; poi, tentò senza successo il suicidio. Per ben diciotto anni, aveva mentito a tutti, inventandosi una vita inesistente: fingeva di essere medico, di lavorare a Ginevra come funzionario dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, mentre non aveva alcun genere di occupazione. Il “caso Romand” è servito di ispirazione per un bel libro di Emmanuel Carrère, oltre che per due diverse pellicole. La prima, “A tempo pieno” (2001) di Laurent Cantet, traeva spunto dal fatto di cronaca - del quale sopprimeva il drammatico esito - per proporre una riflessione sull’impiego del tempo (“l’emploi du temps”, il titolo originale) scandito dalle costrizioni sociali che divengono per ciascuno soffocante camicia di Nesso; la seconda, “L’avversario” di Nicole Garcia (presentata in concorso alla passata edizione del Festival di Cannes), sta più aderente agli avvenimenti, di fatto sceneggiando il già citato romanzo di Carrère. 

Ribattezzato il protagonista Jean-Marc Faure, la regista scandaglia l’esistenza di quest’atipico antieroe, aduso a recitare la normalità che da lui ci si attende: senza dare giudizi, ci coinvolge nelle lunghe e tediose ore in cui egli si aggira come uno spettro per i più svariati luoghi, aspettando che le sue giornate trascorrano, sempre uguali, sempre inconcludenti. Se è vero, come ha scritto Rimbaud, che “Je est un autre” (io è un altro), allora l’io di Jean-Marc - divenuto l’altro - ha realizzato, negandole, le aspirazioni borghesi che egli non è riuscito ad inverare: è divenuto, sintomaticamente, “avversario” di se medesimo. Stremato da lustri di bugie, messo alle strette dall’assottigliarsi del patrimonio familiare saccheggiato per così lunga pezza, Jean-Marc non regge il rimprovero che legge nello sguardo della consorte: la strage che egli commette - saggiamente tenuta fuori campo dalla Garcia, con un effetto di sconvolgimento sullo spettatore ben più marcato - è inevitabile, per una persona sfinita dall’attesa d’una qualche forma di aiuto o comprensione (“La cosa peggiore non è essere scoperti, ma non esserlo”, chiosa una frase del libro di Carrère).

Sobrio ed efficace, privo tuttavia di particolari meriti, “L’avversario” può contare su un eccezionale atout: l’interpretazione di Daniel Auteuil, che conferma la sua straordinaria classe in questo ritratto non comune di uomo comune, consentendoci di leggere in trasparenza l’infinita complessità dell’individuo banale.

Francesco Troiano


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