Anno VIII - Numero 43 - Aprile 2003

I film del mese


AUTOFOCUS

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Paul Schrader
Sceneggiatura
: Michael Gerbosi
Fotografia
: Fred Murphy
Scenografia
: James Chinlund
Costumi
: Julie Weiss
Musica
: Angelo Badalamenti
Montaggio
: Kristina Boden
Prodotto da
: Scott Alexander, Larry Karaszeski, Todd Rosken, Pat Dollard, Alicia Allain
(USA; 2003)

Durata
: 105'
Distribuzione cinematografica
: Columbia TriStar Pictures Italia

PERSONAGGI E INTERPRETI

Bob Crane: Greg Kinnear
John Carpenter: Willem Dafoe
Anna Crane: Rita Wilson
Patricia Crane: Maria Bello
Lenny: Ron Leibman

Tratto dal romanzo “The murder of Bob Crane” di Robert Graysmith, “Autofocus" è la storia dell’attore Bob Crane, che tra 1965 ed il 1971 fu il celebre protagonista della serie televisiva “Gli eroi di Hogan”. Consumato dalla celebrità e da una pericolosa amicizia con il tecnico video John Carpenter, che lo introdusse ai prodigi dei più sofisticati strumenti di registrazione dell’immagine, Crane si lasciò presto conquistare dallo stile di vita futile e disinvolto diffuso negli ambienti dello spettacolo e, contravvenendo ai valori che aveva a lungo rispettato, diede inizio con il compagno Carpenter ad una lunga esperienza di relazioni con numerose donne attratte dalla sua fama, ogni volta filmate per poter essere rivissute sullo schermo. Morì il 1978 in un motel dell’Arizona, misteriosamente assassinato.

Paul Schrader può a ragione essere annoverato tra gli sceneggiatori più influenti della Nuova Hollywood. Negli anni ’70 ed ’80, realizzando con Martin Scorsese “Taxi driver”, “Toro scatenato” e “L’ultima tentazione di Cristo”, impose la sua scrittura come modello di riferimento per una colta avanguardia, che rinnovava i codici del racconto cinematografico associando le agitazioni ereditate dalla letteratura classica all’inedito ritratto di un’umanità – soprattutto di radice popolare – soffocata dal suo esistenzialismo claustrofobico, descritto con la durezza del noir e con un lirismo paragonabile solo al western fordiano. Meno convincente, nei panni del regista Schrader ha reso onore alla propria reputazione solo in rare occasioni, assopito con frequenza su processi creativi evidentemente condizionati dalla sua lunga collaborazione con Scorsese, a cui i suoi film sembrano sempre ispirarsi senza pretendere un distacco (fatta eccezione forse per il meraviglioso “Mishima”, che è tutt’oggi il miglior traguardo conseguito dalla sua attività parallela).

Seppur soffra degli stessi difetti di grammatica estetica, Autofocus è un progetto in cui emerge con maggior chiarezza tutto il talento di uno straordinario narratore, che racconta il corruttivo rapporto tra i due personaggi facendone emergere il simbiotico dualismo sul filo di una commedia surreale, prossima ai registri di Terry Gillliam o dei fratelli Coen, mentre mantiene le sue posizioni morali distanti come un rumore di fondo. È interessante, a ragion di questo, rilevare che il carattere metaforizzante della loro passione per le innovazioni nell’audiovisivo, sia per gradi definito da un’assuefazione alle immagini, entro cui finiscono con l’adattarsi ai parametri di una normalità che è sempre fuori campo, così come lo è dal quadro ogni corpo escluso dalla loro alienazione. Mediocri burattini della loro vanità, Crane e Carpenter – ben interpretati sopra le righe da Greg Kinnear e Willem Dafoe – si distaccano dai costumi sociali non per coscienza, ma perché schiavi dell’autocompiacimento che traggono dal rivedere se stessi nell’esercizio di un potere, quello sessuale, che li confina in fragili paradisi artificiali, causa di un vertiginoso declino verso la solitudine dove smarriscono la strada del ritorno.

Francesco Russo


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