Anno VIII - Numero 43 - Aprile 2003

I film del mese


L'ACCHIAPPASOGNI
(DREAMCATCHER)

CAST TECNICO ARTISTICO

RegiaLawrence Kasdan
Sceneggiatura
William Goldman, Lawrence Kasdan
Fotografia
John Seale
Scenografia
Jon Hutman
Costumi
Molly Miginnis
Musica
James N. Howard
Montaggio
Carol Littleton, Raul Davalos
Prodotto da
Kasdan Pictures
(USA, 2003)

Durata
132’
Distribuzione cinematografica
: Warner Bros

PERSONAGGI E INTERPRETI

Colonnello Curtis: Morgan Freeman
Dr. Hennry Devlin: Thomas Jane
Beaver: Jason Lee
Pete: Timothy Olyphant
Jonesy: Damian Lewis
Owen Underhill: Tom Sizemore
Duddits: Donnie Whalberg

Quattro giovani amici un giorno salvano un loro coetaneo dalle grinfie di altrettanti teppisti. Duddits, questo il bimbo in difficoltà, dimostra la sua riconoscenza donando ai ragazzi il dono della telepatia. Molti anni dopo gli stessi amici si ritrovano assieme per un week-end nei boschi, e sono testimoni di una invasione aliena che, grazie ai loro poteri, possono sventare. Kasdan rivela come le sue indubbie capacità narrative e drammaturgiche siano in questa pellicola implose. Se le presentazione dei quattro bravi attori nella prima parte della storia sembra il preludio ad un concentrato di suspense nella seconda, questa per contro perde il baricentro: entrano nuovi personaggi (Morgan Freeman, Tom Sizemore) non sorretti da una costruzione graduale, cosicché una storia ben iniziata deborda in vari rivoli, prosciugando il plot narrativo con distrazioni di solo effetto mirabolante ma disgiunte dal testo filmico. 

Al centro delle disavventure dei bravi ragazzi Kasdan insiste con effetti speciali, mostri e sangue in un puro stile horror, che imbrattano la tessitura autoriale (che rimane la sua carta migliore) di un gruppo di amici disperati ed eroici. Le citazioni sconfinano nella omologazione: da “L’Invasione degli Ultracorpi” di Siegel, ad ”Alien” di Ridley Scott, fino a ”Men in black” di Sonnenfeld, tali soluzioni narrative più che evocate sembrano del tutto integrate nella storia. Resta il tentativo insomma non compiuto di assimilare la commedia all’horror lasciando spiazzato lo spettatore, non per emozioni discordi, piuttosto per una percezione di generi che imita a stento il fumettistico. Non riesce Kasdan a riformulare la coppia comica e tremante dei cartoon Shaggy e Scooby Doo, che reiteratamente vediamo apparire nel corso della della storia in forma di magazine, come implicito modello per lo spirito del film.

Luigi Senise


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