Anno VIII - Numero 43 - Aprile 2003

I film del mese


LA 25A ORA
(25TH HOUR)

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Spike Lee
Sceneggiatura:
David Benioff
Fotografia
: Rodrigo Prieto
Scenografia
: James Chinlund
Costumi
: Sandra Hernandez
Musica
: Terence Blanchard
Montaggio
: Barry Alexander Brown
Prodotto da
: Tobey Maguire, Julia Chasman
(USA, 2003)

Durata
: 134'
Distribuzione cinematografica
: Buena Vista

PERSONAGGI E INTERPRETI

Monty Brogan: Edward Norton
Jacob Elinsky: Philip Seymour Hoffman
Francis Xavier Slaughtery: Barry Pepper
Naturelle Riviera: Rosario Dawson
Mary D’Annunzio: Anna Paquin
James Brogan: Brian Cox

Per Monty Brogan, spacciatore di droga trovato dalla polizia in possesso di un grosso quantitativo di merce, sono le ultime 24 ore di libertà: dopo, dovrà affrontare sette anni di detenzione, in virtù di una legge particolarmente severa. Prostrato dalla dolorosa prospettiva, spaventato all’idea di venir violentato in carcere a causa del suo bell’aspetto, egli trascorre la propria ultima giornata di libertà incontrando le persone che gli sono più care: la bellissima compagna, l’anziano genitore, gli amici di una vita. 

Su questo plot scarno e spettacolarmente assai poco intrigante, Spike Lee ha incentrato la sua ultima pellicola, “La 25a ora”: diciamo subito che egli ha vinto in pieno la scommessa di realizzare un’opera cronachistica ed antinarrativa, che mantiene tuttavia intatta la capacità di emozionare lo spettatore. Tratto dall’omonimo romanzo di Eddie Benioff, dallo stesso scrittore trasformato in sceneggiatura, il film è anzi tra i più compatti e coesi del cineasta georgiano: parte del merito va accreditato ad un cast strepitoso, capitanato da un Edward Norton impareggiabile nel tratteggiare il ritratto di un antieroe malinconico e per nulla simpatico. Già, perché Lee non attribuisce al protagonista ombra di rimorso per le scelte fatte: semmai, quest’ultimo si dispera per la propria avidità, che non gli ha fatto comprendere quand’era giunto il momento di uscire dal giro e ritirarsi a vita privata (nella sua gustosa recensione sul “Chicago Sun-Times”, Roger Ebert ha scritto che detto comportamento fa di Monty Brogan un personaggio simile agli speculatori della Enron: migliore di questi ultimi, tuttavia, perché almeno non barava con i propri clienti sulla natura della merce che vendeva loro).D’altro canto, Lee non riconosce qualità positive ad alcuno dei personaggi messi in campo: ciascuno avrebbe potuto vendere Monty alla polizia (ed egli, infatti, sospetta addirittura della propria ragazza), agisce in base a discutibili codici morali, è rabbioso o represso, si barcamena malamente fra livore ed ipocrisia. In una New York sfregiata dalla ferita delle Twin Towers, lontana anni luce dalla magia alleniana, si muove un’umanità nella quale nessuno è innocente e l’inferno sono - in egual misura - gli altri e noi.

Intriso d’una mestitudine che a volte sconfina nella desolazione, “La 25a ora” parte da un gesto di pietà - il salvataggio d’un cane da combattimento lasciato ad agonizzare in strada - e si chiude sul sogno d’una impossibile salvezza (“non c’è un secondo tempo nelle vite degli americani”, ammoniva tempo addietro Francis Scott Fitzgerald): in mezzo, tutto il dolore per un tempo che non c’è stato, per una tenerezza intravveduta e colpevolmente elusa, per un fallimento cercato con voluttà ed infine trovato. Il terribile pestaggio che sfigura il volto di Monty, da lui richiesto con furia agli amici per parer meno attraente agli altri reclusi, è una pagina di cinema mirabile: raramente, ci sembra, un cineasta è riuscito a descrivere con tanta esattezza dimensioni e forma della paura, dello smarrimento, dell’angoscia. Non compiacente, mai compiaciuto, il film dice sull’America contemporanea quanto un romanzo di De Lillo od un disco di Lou Reed: ribadendo in Lee, se mai ve ne fosse bisogno, uno degli artisti più grandi che il suo paese possa vantare.

Francesco Troiano


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