LA
25A ORA
(25TH
HOUR)
CAST
TECNICO ARTISTICO
Regia: Spike Lee
Sceneggiatura: David Benioff
Fotografia: Rodrigo Prieto
Scenografia: James Chinlund
Costumi: Sandra Hernandez
Musica: Terence Blanchard
Montaggio: Barry Alexander Brown
Prodotto da: Tobey Maguire, Julia Chasman
(USA, 2003)
Durata: 134'
Distribuzione cinematografica: Buena Vista
PERSONAGGI
E INTERPRETI
Monty
Brogan: Edward Norton
Jacob Elinsky: Philip Seymour Hoffman
Francis Xavier Slaughtery: Barry Pepper
Naturelle Riviera: Rosario Dawson
Mary D’Annunzio: Anna Paquin
James Brogan: Brian Cox




Per
Monty Brogan, spacciatore di droga trovato dalla polizia in possesso di
un grosso quantitativo di merce, sono le ultime 24 ore di libertà:
dopo, dovrà affrontare sette anni di detenzione, in virtù di una legge
particolarmente severa. Prostrato dalla dolorosa prospettiva, spaventato
all’idea di venir violentato in carcere a causa del suo
bell’aspetto, egli trascorre la propria ultima giornata di libertà
incontrando le persone che gli sono più care: la bellissima compagna,
l’anziano genitore, gli amici di una vita.
Su
questo plot scarno e spettacolarmente assai poco intrigante, Spike
Lee ha incentrato la sua ultima pellicola, “La 25a ora”:
diciamo subito che egli ha vinto in pieno la scommessa di realizzare
un’opera cronachistica ed antinarrativa, che mantiene tuttavia intatta
la capacità di emozionare lo spettatore. Tratto dall’omonimo romanzo
di Eddie Benioff, dallo stesso scrittore
trasformato in sceneggiatura, il film è anzi
tra i più compatti e coesi del cineasta georgiano: parte del
merito va accreditato ad un cast strepitoso, capitanato da un Edward
Norton impareggiabile nel tratteggiare il ritratto di un
antieroe malinconico e per nulla simpatico. Già, perché Lee non
attribuisce al protagonista ombra di rimorso per le scelte fatte:
semmai, quest’ultimo si dispera per la propria avidità, che non gli
ha fatto comprendere quand’era giunto il momento di uscire dal giro e
ritirarsi a vita privata (nella sua gustosa recensione sul “Chicago
Sun-Times”, Roger Ebert ha scritto che detto comportamento fa di Monty
Brogan un personaggio simile agli speculatori della Enron: migliore di
questi ultimi, tuttavia, perché almeno non barava con i propri clienti
sulla natura della merce che vendeva loro).D’altro canto, Lee non
riconosce qualità positive ad alcuno dei personaggi messi in campo:
ciascuno avrebbe potuto vendere Monty alla polizia (ed egli, infatti,
sospetta addirittura della propria ragazza), agisce in base a
discutibili codici morali, è rabbioso o represso, si barcamena
malamente fra livore ed ipocrisia. In una New York sfregiata dalla
ferita delle Twin Towers, lontana anni luce dalla magia alleniana, si
muove un’umanità nella quale nessuno è innocente e l’inferno sono
- in egual misura - gli altri e noi.
Intriso
d’una mestitudine che a volte sconfina nella desolazione, “La 25a
ora” parte da un gesto di pietà - il salvataggio d’un cane da
combattimento lasciato ad agonizzare in strada - e si chiude sul sogno
d’una impossibile salvezza (“non c’è un
secondo tempo nelle vite degli americani”, ammoniva tempo
addietro Francis Scott Fitzgerald): in mezzo, tutto il dolore per un
tempo che non c’è stato, per una tenerezza intravveduta e
colpevolmente elusa, per un fallimento cercato con voluttà ed infine
trovato. Il terribile pestaggio che sfigura il volto di Monty, da lui
richiesto con furia agli amici per parer meno attraente agli altri
reclusi, è una pagina di cinema mirabile: raramente, ci sembra, un
cineasta è riuscito a descrivere con tanta esattezza dimensioni e forma
della paura, dello smarrimento, dell’angoscia. Non compiacente, mai
compiaciuto, il film dice sull’America contemporanea quanto un romanzo
di De Lillo od un disco di Lou Reed: ribadendo in Lee, se mai ve ne
fosse bisogno, uno degli artisti più grandi che il suo paese possa
vantare.