Anno VIII - Numero 36 - Settembre 2002

I film del mese


WASABI

CAST TECNICO ARTISTICO

RegiaEdward Krawcyzk
Sceneggiatura
Luc Besson
Fotografia
Gerard Sterin
Scenografia
Jacques Bufnoir
Costumi
Agnes Falque
Musica
Eric Serra, Julien Schulters
Montaggio
Yanne Herve
Prodotto da
Luc Besson
(Francia, 2001)

Durata
120’
Distribuzione cinematografica
O1 distribution

PERSONAGGI E INTERPRETI

Hubert: Jean Reno
Maurice: Michel Muller
Yumi: Ryoko Hirosue
Sofia: Carol Bouquet
Van Eyck: Michel Scorneau
Lo Squalo: Chritian Sinniger

Hubert è un ispettore della polizia parigina che per via del suo temperamento rissoso viene mandato in vacanza per DUE mesi. Giusto il tempo di andare in Giappone, dove ha lavorato 19 anni prima per i “Servizi” francesi, a riconoscere una figlia, frutto del suo amore perduto per una donna del luogo. A complicare di più la situazione è l’enorme conto in banca della vivace bimba, che attira le attenzioni della mafia Yakuza. E’ allora che Hubert può scatenarsi.

Che il film sia scritto e prodotto da Luc Besson è evidente. Il personaggio di Hubert non è poi così dissimile da Leon: taciturno e violento, eppure sensibile. E affini risultano anche le vicende esistenziali: sia Leon che Hubert amano quasi puerilmente due ragazzine (lì la Portman, qui la cantante nipponica Ryoko Hirosue). In questa storia però la dimensione bessoniana assolutamente intima e tuttavia pura tra “Bella e Bestia” (la cui sintesi è proprio nel personaggio seducente e isterico della Jovovich di “Jeanne DArc”) è vivacizzata da un terzo personaggio, Maurice, interpretato dalla faccia clownesca di Michel Muller, che innesca con Reno una coppia tipica della comicità proprio circense, dove il vessato naturalmente è Maurice, e il “Francesco” (ovvero il clown furbo e cinico) è Reno. 

Insomma, sul piano narrativo Wasabi è un film di genere: lo sono le situazioni –  luomo rude che si scopre sensibile; il contrasto continuo tra rivoltellate e sguardi paterni -; nonché l’intreccio – la figlia ritrovata, il passato che ritorna. Ad orchestrare il tutto un regista uscito dalla scuderia Besson, Gerard Krawczyck, il quale si attiene allo spirito dello script, ovvero tra il poliziesco classico e una cifra stilistica consimile ai fumetti “manga” giapponesi. Il tutto condito da iperboliche sparatorie, cattivi spietati, e con un invisibile strato di impalpabile, ovattata, atmosfera che smussa anche le situazioni più crude in un umorismo nero ed innocuo. Scenografia naturale è il Giappone, che con la sua caratterizzazione costante hi-tech infonde ritmo alla storia e ci informa su di un paese ancora sconosciuto. Come la salsa al rafano, piccantissima, per sushi che titola il film.

Luigi Senise


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