: O1 distribution
PERSONAGGI E INTERPRETI
Hubert: Jean Reno
Maurice: Michel Muller
Yumi: Ryoko Hirosue
Sofia: Carol Bouquet
Van Eyck: Michel Scorneau
Lo Squalo: Chritian Sinniger


Hubert
è un ispettore della polizia parigina che per via del suo temperamento
rissoso viene mandato in vacanza per DUE mesi. Giusto il tempo di andare
in Giappone, dove ha lavorato 19 anni prima per i “Servizi”
francesi, a riconoscere una figlia, frutto del suo amore perduto per una
donna del luogo. A complicare di più la situazione è l’enorme conto in banca
della vivace bimba, che attira le attenzioni della mafia Yakuza. E’
allora che Hubert può scatenarsi.
Che il film sia scritto e prodotto da Luc Besson
è evidente. Il personaggio di Hubert non è poi così dissimile da Leon:
taciturno e violento, eppure sensibile. E affini risultano anche le
vicende esistenziali: sia Leon che Hubert amano quasi puerilmente due
ragazzine (lì la Portman, qui la cantante nipponica Ryoko Hirosue). In
questa storia però la dimensione bessoniana assolutamente intima e
tuttavia pura tra “Bella e Bestia” (la cui sintesi è proprio nel
personaggio seducente e isterico della Jovovich di “Jeanne D’Arc”) è vivacizzata da un terzo personaggio, Maurice, interpretato dalla
faccia clownesca di Michel Muller, che innesca con Reno una coppia
tipica della comicità proprio circense, dove il vessato naturalmente è
Maurice, e il “Francesco” (ovvero il clown furbo e cinico) è
Reno.
Insomma, sul piano narrativo Wasabi è un film di
genere: lo sono le situazioni –
l’uomo
rude che si scopre sensibile; il contrasto continuo tra rivoltellate e
sguardi paterni -; nonché l’intreccio – la
figlia ritrovata, il passato che ritorna. Ad orchestrare il tutto un
regista uscito dalla scuderia Besson, Gerard
Krawczyck, il quale si attiene allo spirito dello script, ovvero
tra il poliziesco classico e una cifra stilistica consimile ai fumetti
“manga” giapponesi. Il tutto condito da iperboliche sparatorie,
cattivi spietati, e con un invisibile strato di impalpabile, ovattata,
atmosfera che smussa anche le situazioni più crude in un umorismo nero
ed innocuo. Scenografia naturale è il Giappone, che con la sua
caratterizzazione costante hi-tech infonde ritmo alla storia e ci
informa su di un paese ancora sconosciuto. Come la salsa al rafano,
piccantissima, per sushi che titola il film.