Anno VIII - Numero 36 - Settembre 2002

I film del mese


UN VIAGGIO CHIAMATO AMORE

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Michele Placido 
Sceneggiatura
: Heidrun Schleef, Diego Ribon, Michele Placido
Fotografia
: Luca Bigazzi
Scenografia
: Giuseppe Pirrotta
Costumi
: Elena Mannini
Musica

Montaggio
: Esmeralda Calabria
Prodotto da
: Riccardo Tozzi, Giovanni Stabilini, Marco Chimenz per Cattleya e Rai Cinema con la collaborazione di Stream
(Italia, 2002)

Durata
: 100'
Distribuzione cinematografica
: 01 Distribution

PERSONAGGI E INTERPRETI

Dino Campana: Stefano Accorsi 
Sibilla Aleramo: Laura Morante
Andrea: Alessandro Haber
Leonetta: Galatea Ranzi 
Emilio: Diego Ribon
Rina: Katy Louise Saunders
Fanny Campana: Teresa Ricci 
Giovanni Campana: Giorgio Colangeli 
Ulderico: Dario Bandiera

Amore e odio, estasi e tormento, genio e follia. Il film narra il periodo 1916-1918 della burrascosa passione fra Dino Campana, non ancora apprezzato negli ambienti intellettuali, e Sibilla Aleramo, già autrice stimata, donna anticonformista ed indomita. 
L' opera di Michele Placido si concentra subito su questa straziante relazione, con slanci di dedizione assoluta da parte di lei e violenti attacchi di gelosia da parte di lui. Un amore così totale da esporre non solo la pelle, ma anche l'anima di due amanti pronti ad aprirsi l'uno all'altra senza pudori, né psicologici né fisici. E l'alternanza di contrapposti stati d'animo è percorsa da frammenti narrativi che espongono in maniera discontinua il difficile passato di Sibilla. 

Scelta coraggiosa, quella di mettere da parte lo sfondo storico e culturale per concentrarsi sulla forza del sentimento. Soprattutto considerando che il film deriva dal carteggio fra i due protagonisti, difficile da trasporre in celluloide (ad esempio, "Les liaisons dangereuses" di Laclos non sono quelle di Stephen Frears, com'è giusto che sia). Vari sono i problemi espressivi che ne derivano, per non cadere nel mèlo, per evitare la semplice biografia e per consentire al pubblico d'identificarsi in una passione così estrema da sembrare lontana nel tempo. 

Ma quello che non è risolto nel film, caratterizzato peraltro da splendide scelte cromatiche e dall'ottima fotografia di Luca Bigazzi, è la natura del profondo legame fra emozioni e creatività poetica. La sonorità dei versi di Campana è affidata ad una voice-off, ma i tumulti interiori e lo slancio demiurgico del poeta avrebbero potuto essere ulteriormente esplorati in termini visivi-visionari. 

Paola Daniela Orlandini

Intervista a Michele Placido, Stefano Accorsi, Laura Morante


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