Anno VIII - Numero 36 - Settembre 2002

I film del mese


VELOCITÀ MASSSIMA

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Daniele Vicari
Sceneggiatura
: Daniele Vicari, Laura Paolucci, Maura Nuccetelli
Fotografia
: Gherardo Gossi
Scenografia
: Marta Maffucci
Costumi
: Roberta Vecchi
Musica
: Massimo Zamboni
Montaggio
: Marco Spoletini
Prodotto da
: Domenico Procacci per Fandango
(Italia, 2001)

Durata
: 111’
Distribuzione cinematografica
: Medusa

PERSONAGGI E INTERPRETI

Stefano: Valerio Mastandrea
Claudio: Cristiano Morroni
Fischio: Ivano De Matteo
Giovanna: Alessia Barela

Strane coincidenze. Alla 59a Mostra di Venezia viene premiato Dino Risi. E i due protagonisti di “Velocità massima”, per certi aspetti, ricordano la coppia de “Il sorpasso”. Stefano è un meccanico spaccone, opportunista e simpatico. Claudio, imberbe e timido, diffidente e taciturno, è geniale nel truccare le auto per farle correre di più. Il primo lungometraggio di Daniele Vicari, ex-aiuto regista di Davide Ferrario e Guido Chiesa, è una storia d’iniziazione alla vita e all’amore.

Claudio, incerto sul suo futuro, è un mago dei motori. Stefano lo prende come apprendista nella sua officina e gli fa conoscere il mondo notturno delle corse clandestine. Da Ostia all’Eur a folle velocità, ricchi e poveri. Ciò che conta è l’ebbrezza della vittoria, l’esaltazione di un momento effimero per cui si è disposti a rischiare tutto: incolumità fisica, soldi, amore e amicizia. Avere tutto e vivere in fretta.
Ma pur presentandoci una tranche de vie della periferia romana, il pregio di questo film non risiede nel realismo socio-psicologico. Non mancano i desideri di rivalsa, è vero. Eppure quando Giovanna sogna di laurearsi e andarsene da Ostia, i dialoghi incominciano a farsi più didascalici. Vicari ha realizzato un documentario su Pasolini, ma i ragazzi di borgata di quest’ultimo sono un’altra cosa.

Il merito del film, invece, è quello di fondere con naturalezza verità e ironia. Le battute sono spesso graffianti, divertenti e si affidano ad una parlata romanesca che rende certe sequenze spontanee ed irresistibili (il monologo di Stefano sulle differenze fra uomo e donna, ad esempio). Non ci sono scene alla “Fast and Furious” o alla “Crash” e in ogni caso non se ne sente la mancanza in questa commedia con finale agrodolce che non vuole essere un film d’azione, ma preferisce esplorare la mentalità e i rapporti interpersonali dei giovani d’oggi. Senza false pretese e con un ritmo vivace.

Paola Daniela Orlandini


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