Anno VIII - Numero 36 - Settembre 2002

I film del mese


A TIME FOR DANCING

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Peter Gilbert
Sceneggiatura
: Kara Lindstrom
Fotografia
: Alex Nepomniaschy
Coreografia: Marguerite Derricks

Scenografia
Carol Winstead Wood
Costumi
: Wendy Chuck
Montaggio
Amy E. Duddleston, Stuart H. Pappé
Prodotto da
: Kelly Gonda, Jeffrey Kramer
(USA, 2000)

Durata
: 90'
Distribuzione cinematografica
: Eagle Pictures

PERSONAGGI E INTERPRETI

Sam: Shiri Appleby
Jules: Larisa Oleynik
Wynn: Peter Coyote
Eli: Scott Vickaryus

Sam e Jules sono amiche dall'infanzia. La loro amicizia è nata ad un corso di danza, e la comune passione per il ballo le ha tenute unite fino all'adolescenza. Eppure qualcosa le ha sempre divise: la famiglia di Jules è il ritratto dell'equilibrio e lei studia con tenacia per finire la scuola e coronare il suo sogno di diventare ballerina. Sam invece vive sola con sua madre, lavora part-time in un fast food e spesso arriva per il rotto della cuffia alle lezioni di danza. E infatti Jules lascia il ragazzo per preparare il provino per la prestigiosa scuola di ballo Julliard di New York, Sam invece sembra vivere nell'ombra dell'amica, accompagnata dal diario in cui riporta ogni giorno la storia della loro amicizia. Ma l'irrefrenabile ambizione di Jules viene arrestata dalla scoperta di una terribile forma di tumore che indebolisce lentamente il suo corpo. E Sam non riesce a starle vicino come dovrebbe. Scopre allora, di aver vissuto sempre proiettando le proprie aspettative sull'amica, nascondendo a se stessa la forza dei suoi desideri. Ed è grazie a questa nuova consapevolezza di sé che riesce ad aiutare Jules.

Tratto da una storia vera, "A time for dancing" ingrossa le fila di un resuscitato filone che ha tra i suoi antenati più lontani "Scarpette rosse" - citato tra l'altro nel film -, e tra i più celebri "Flashdance" di Adrian Lyne o "Fame"di Alan Parker, e che annovera tra i suoi rappresentanti più recenti il riuscito "Billy Elliott", l'intenso "The dancer", il meno riuscito "Save the last dance". Tutti film in cui la passione per la danza travolge e supera gli eventi della vita, determina le scelte dei protagonisti, si condensa nella tenacia di un sogno che sempre si concretizza, per un istante o per tutta la vita. 

Film che miscela con sapienza virtuosismi coreografici e una scelta accurata della musica, spesso determinante per il successo dell'intera opera. Peter Gilbert, al suo primo lungometraggio dopo una serie di documentari e numerosi videoclip, non realizza un capolavoro, ma spazza via i preconcetti che spesso accompagnano la visione di un film di questo genere, cercando di dare profondità alle due protagoniste, osservando la storia dal punto di vista di tutti i personaggi. Resta certo una piccola favola drammatica che piacerà molto ai più giovani, ma girata con attenzione e misurata retorica. Pecca evidente, una certa scelta musicale che appare quasi casuale e senza dubbio poco armoniosa, di cui fanno parte tre brani della nostrana Elisa.

Fania Petrelli


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