Anno VIII - Numero 36 - Settembre 2002

I film del mese


AL VERTICE DELLA TENSIONE
(THE SUM OF ALL FEARS)

CAST TECNICO ARTISTICO

RegiaPhil Alden Robinson
Sceneggiatura
Paul Attanasio e Daniel Pyne, dal romanzo di Tom Clancy ”Paura senza limiti” 
Fotografia
John Lindey
Scenografia
Jeannine Oppewall
Costumi
Marie-Sylvie Deveau
Musica
Jerry Goldsmith
Montaggio
Neil Travis
Prodotto da
Mace Neufeld
(USA, 2002)

Durata
124’ 
Distribuzione cinematografica
UIP

PERSONAGGI E INTERPRETI

Jack Ryan: Ben Affleck
William Cabot: Morgan Freeman
Presidente Fowler: James Cromwell
Liev Schreiber: John Clark
Richard Dressler: Alan Bates
Segretario alla difesa Becker: Philip Baker Hall

Dal best-seller di Tom Clancy del 1991, ”Paura senza limiti”, un film di Phil Anderson (Clancy è produttore esecutivo), con Ben Affleck nelle vesti di Jack Ryan, il celebre agente della CIA già interpretato in passato da Alec Baldwin prima e Harrison Ford poi, e Morgan Freeman (in tutta evidenza ispirato al Segretario alla Difesa americano Colin Powell) capo del controspionaggio statunitense. I due, dopo aver preso contatti con il nuovo presidente sovietico Nemerov (Ciaran Hindis), e avere concordato una tregua tra USA e Unione Sovietica devono far fronte ad una minaccia atomica. Le informazioni che Ryan dispone segnalano un pericolo nucleare imminente e le sue intuizioni vengono purtroppo confermate da un'esplosione nucleare che devasta Baltimora. La guerra fredda è pressoché finita ma gli  Stati Uniti attribuiscono ai sovietici il terrificante attentato che hanno subìto. Fa eccezione Ryan, che si ostina a difendere il presidente Nemerov, puntando le indagini in un’altra direzione...

Il film poggia sopra una solida fondamenta, che è il libro di Clancy. Ciononostante il regista Anderson (quello de "L'uomo dei sogni") misura la tensione di cui dispone  (seguendo un consiglio proprio del teatro elisabettiano: cioé non disseminare a tutta prima il materiale emotivo a disposizione), inserendo pause di entertainemnt frivolo – la love-story tra Affleck e la bella Bridget Mohayan – per scodellare poi una furia espressiva improvvisa. Affleck, dal canto suo, spesso pecca di una eccessiva apparente ingenuità cui fa controaltare poi un eroismo ed un coraggio da eroe consumato, e tuttavia la sua capacità interpretativa non è da mettere in discussione. Come Morgan Freeman, del resto, che, come solo i grandi attori, sembra essere nato per il ruolo che il copione di turno gli propone. 

Se infine il film risulta fitto di sin troppe sequenze spettacolari, e se il contenuto rimane sempre in superficie, ciò non significa che è un puro film di genere finalizzato a sbancare i botteghini – fuor di dubbio anche questo è l’obiettivo dei produttori – ma è anche una meditazione sul pericolo del terrorismo, non solo come arma vile e sanguinaria, ma anche perché potrebbe scardinare equilibri mondiali strategici e provocare un conflitto atomico mondiale. Come sempre i best-seller se da un lato sono tacciati – in questo caso – di fantapolitica, dopo l’11 settembre, all’opposto, possono essere delle profetiche previsioni metaforizzate, ma non per questo impossibili.

Luigi Senise


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