: UIP
PERSONAGGI E INTERPRETI
Jack
Ryan: Ben Affleck
William Cabot: Morgan Freeman
Presidente Fowler: James Cromwell
Liev Schreiber: John Clark
Richard Dressler: Alan Bates
Segretario alla difesa Becker: Philip Baker Hall


Dal
best-seller di Tom Clancy del 1991,
”Paura senza limiti”, un film di Phil Anderson
(Clancy è produttore
esecutivo), con Ben Affleck nelle vesti di
Jack Ryan, il celebre agente della CIA già interpretato in passato da
Alec Baldwin prima e Harrison Ford poi, e Morgan
Freeman (in tutta evidenza ispirato al Segretario alla Difesa
americano Colin Powell) capo del controspionaggio statunitense. I due,
dopo aver preso contatti con il nuovo presidente sovietico Nemerov (Ciaran
Hindis), e avere concordato una tregua tra USA e Unione Sovietica
devono far fronte ad una minaccia atomica. Le informazioni che Ryan
dispone segnalano un pericolo nucleare imminente e le sue intuizioni
vengono purtroppo confermate da un'esplosione nucleare che devasta
Baltimora. La guerra fredda è pressoché finita ma gli
Stati Uniti attribuiscono ai sovietici il terrificante attentato
che hanno subìto. Fa eccezione Ryan, che si ostina a difendere il
presidente Nemerov, puntando le indagini in un’altra direzione...
Il
film poggia sopra una solida fondamenta, che è
il libro di Clancy. Ciononostante il regista Anderson (quello de
"L'uomo dei sogni") misura la tensione di cui dispone
(seguendo un consiglio proprio del teatro elisabettiano: cioé
non disseminare a tutta prima il materiale emotivo a disposizione),
inserendo pause di entertainemnt frivolo – la love-story tra Affleck e
la bella Bridget Mohayan – per scodellare poi una furia espressiva
improvvisa. Affleck, dal canto suo, spesso pecca di una eccessiva
apparente ingenuità cui fa controaltare poi un eroismo ed un coraggio
da eroe consumato, e tuttavia la sua capacità interpretativa non è da
mettere in discussione. Come Morgan Freeman, del resto, che, come solo i
grandi attori, sembra essere nato per il ruolo che il copione di turno
gli propone.
Se
infine il film risulta fitto di sin troppe
sequenze spettacolari, e se il contenuto rimane sempre in
superficie, ciò non significa che è un puro film di genere finalizzato
a sbancare i botteghini – fuor di dubbio anche questo è l’obiettivo dei produttori – ma è anche una meditazione sul pericolo del terrorismo, non solo come arma
vile e sanguinaria, ma anche perché potrebbe scardinare equilibri
mondiali strategici e provocare un conflitto atomico mondiale. Come
sempre i best-seller se da un lato sono tacciati – in questo caso –
di fantapolitica, dopo l’11
settembre, all’opposto, possono essere delle profetiche previsioni
metaforizzate, ma non per questo impossibili.