ROBERTO
SUCCO
CAST
TECNICO ARTISTICO
Sceneggiatura
e Regia: Cedric Kahn
Fotografia: Pascal Marti
Scenografia: Francois Abelanet
Costumi: Nathalie Raoul
Musica: Julien Civange
Montaggio: Yann Dedet
Prodotto da: Gilles Sandoz, Patrick Sobelman
(Francia, 2000)
Durata: 124’
Distribuzione cinematografica: Fandango
PERSONAGGI E INTERPRETI
Roberto Succo: Stefano Cassetti
Lea: Isild Le Besco
Thomas: Patrick Dell'Isola
Denis: Vincent Deneriaz
Delaunay: Aymeric Chauffert

È
la storia vera di un giovane psicopatico, Roberto Succo, che nel 1981,
dopo aver assassinato il padre e la madre a colpi di accetta, iniziò
una fuga che lo portò sin nel Sud della Francia. Lungo il suo
itinerario, dalla Costa Azzurra alla Savoia, avvennero in serie
aggressioni, rapimenti di donne e omicidi senza comprensibili
motivazioni. Legatosi ad una sedicenne, Succo si fermò a lungo prima di
riprendere il suo viaggio, non appena si accorse che la ragazza stava
tentando di distaccarsi da lui, macchiandosi di nuovi crimini e
offrendo, così, una pista alla polizia che cercava il responsabile
delle metodiche uccisioni. Morì suicida nel 1988, a 26 anni,
soffocandosi con una busta di plastica nel carcere in cui era stato
rinchiuso dopo la sua cattura.
Cedric
Khan, che ricordiamo soltanto per le fioche attenzioni riservate
a "La noia" (1998), racconta la disperata e inconsapevole
demenza di un assassino che, vent'anni fa, riempì le pagine di cronaca
nera macchiandosi di sconsiderati crimini e delitti durante la sua fuga,
tragicamente distinta da inaspettati sviluppi romanzeschi. Senza
ritagliare visibilmente una propria prospettiva nella ripartizione degli
eventi, Khan tenta di raccontare con il massimo
distacco il vuoto della ragione in una vita ove i rapporti di
causa ed effetto si confondono facilmente con l'intervento del caso,
ravvisato nei suoi ignari favoreggiatori e nelle fortunate circostanze
di alcuni delitti.
Per fingere un prodotto
d'impostazione documentaristica, Kahn affronta la storia
rappresentandola con il medesimo taglio osservato nel film precedente,
caratterizzato da una scrupolosa ma meccanica archiviazione di eventi:
regia e montaggio, emarginate in questo contesto, sembrano disfarsi
nell'abbandono di una guida che si nasconde sino a svanire, correndo il
rischio di spingere l'attenzione dello spettatore verso l'epicentro del
suo disordine logico e, quindi, annoiandolo col suo dilettantismo. Ne
deriva una catena di negligenze entro cui gli stessi attori restano
avviluppati, apparentemente gettati nella loro parte senza preavviso e
ridotti ad agire con la stessa distrazione del giovane Succo, che
l'esordiente Stefano Cassetti (incontrato
per caso dal responsabile del casting in un bistrot parigino) interpreta
con dignità nonostante la sua trasparente inesperienza. Roberto
Succo si rivela un progetto d'aspettative ingannevoli di cui,
in definitiva, è persino difficile intuire le velleità
rappresentative, neutro al punto di cedere all'esasperazione della
propria ricerca.