Anno VIII - Numero 36 - Settembre 2002

I film del mese


ROBERTO SUCCO

CAST TECNICO ARTISTICO

Sceneggiatura e Regia: Cedric Kahn
Fotografia: Pascal Marti
Scenografia
: Francois Abelanet
Costumi
: Nathalie Raoul
Musica
: Julien Civange
Montaggio
: Yann Dedet
Prodotto da
: Gilles Sandoz, Patrick Sobelman
(Francia, 2000)

Durata
: 124’
Distribuzione cinematografica
: Fandango

PERSONAGGI E INTERPRETI

Roberto Succo: Stefano Cassetti
Lea: Isild Le Besco
Thomas: Patrick Dell'Isola
Denis: Vincent Deneriaz
Delaunay: Aymeric Chauffert

È la storia vera di un giovane psicopatico, Roberto Succo, che nel 1981, dopo aver assassinato il padre e la madre a colpi di accetta, iniziò una fuga che lo portò sin nel Sud della Francia. Lungo il suo itinerario, dalla Costa Azzurra alla Savoia, avvennero in serie aggressioni, rapimenti di donne e omicidi senza comprensibili motivazioni. Legatosi ad una sedicenne, Succo si fermò a lungo prima di riprendere il suo viaggio, non appena si accorse che la ragazza stava tentando di distaccarsi da lui, macchiandosi di nuovi crimini e offrendo, così, una pista alla polizia che cercava il responsabile delle metodiche uccisioni. Morì suicida nel 1988, a 26 anni, soffocandosi con una busta di plastica nel carcere in cui era stato rinchiuso dopo la sua cattura. 

Cedric Khan, che ricordiamo soltanto per le fioche attenzioni riservate a "La noia" (1998), racconta la disperata e inconsapevole demenza di un assassino che, vent'anni fa, riempì le pagine di cronaca nera macchiandosi di sconsiderati crimini e delitti durante la sua fuga, tragicamente distinta da inaspettati sviluppi romanzeschi. Senza ritagliare visibilmente una propria prospettiva nella ripartizione degli eventi, Khan tenta di raccontare con il massimo distacco il vuoto della ragione in una vita ove i rapporti di causa ed effetto si confondono facilmente con l'intervento del caso, ravvisato nei suoi ignari favoreggiatori e nelle fortunate circostanze di alcuni delitti. 

Per fingere un prodotto d'impostazione documentaristica, Kahn affronta la storia rappresentandola con il medesimo taglio osservato nel film precedente, caratterizzato da una scrupolosa ma meccanica archiviazione di eventi: regia e montaggio, emarginate in questo contesto, sembrano disfarsi nell'abbandono di una guida che si nasconde sino a svanire, correndo il rischio di spingere l'attenzione dello spettatore verso l'epicentro del suo disordine logico e, quindi, annoiandolo col suo dilettantismo. Ne deriva una catena di negligenze entro cui gli stessi attori restano avviluppati, apparentemente gettati nella loro parte senza preavviso e ridotti ad agire con la stessa distrazione del giovane Succo, che l'esordiente Stefano Cassetti (incontrato per caso dal responsabile del casting in un bistrot parigino) interpreta con dignità nonostante la sua trasparente inesperienza. Roberto Succo si rivela un progetto d'aspettative ingannevoli di cui, in definitiva, è persino difficile intuire le velleità rappresentative, neutro al punto di cedere all'esasperazione della propria ricerca.

Francesco Russo


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