: Medusa
PERSONAGGI E INTERPRETI
Ten.
Col. Hal Moore: Mel Gibson
Julie Moore: Madeleine Stowe
Mag. Bruce Crandall: Greg Kinnear
Serg. Magg. Basil Plumley: Sam Elliot
Sottotenente Jack Geoghan: Chris Klein
Joseph Galloway: Barry Pepper



Il
tenente Colonello Moore (Mel Gibson), padre
felice di un nugolo di pargoli, sposato con Julie (Madeleine
Strowe), deve partire per il Vietnam con la Cavalleria aerea
(elicotteri) del Settimo cavalleggeri: sì, il medesimo reggimento del
biondo Generale George Armstrong Custer (che in realtà era Colonnello,
come Moore) trucidato dai Sioux di Sitting Bull presso Little Big Horn
circa un secolo addietro. La vita del campo militare è felice ma
sottilmente attraversata da una vibrazione di terrore, l’imminente
partenza per la ”Valle dell’Ombra”, Drang Valley, Vietnam.
Atterrare con gli elicotteri, cercare e distruggere (”Search and
Destroy”) il nemico e decollare di nuovo: tutto nel mezzo della
giungla. Il 14
novembre del 1965 allora inizia la mattanza. 2000 Vietcong assaltano 400
soldati: ne consegue una battaglia atroce, che anticipa anche le nere
previsioni di Einstein - quando asseriva che la quarta guerra mondiale
si sarebbe combattuta con archi e frecce. La battaglia del novembre del
1965 si conclude a colpi di elmetti, calci di pistola, mani nude,
pugnali. Infine non ci saranno né vincitori né vinti, ma un esercito
di sopravvissuti ed un altro di caduti, uomini con gli occhi gonfi di
lacrime e con lo sguardo perso nel nulla, con le menti sballate, al pari
delle vedove – statunitensi e vietnamite – lasciate sole e a
casa.
Randall
Wallace non concede virtuosismi nelle sequenze della battaglia,
salvo il coro funereo incarnato dalle vedove che il montaggio alternato
presenta nel loro profondo dolore, ma insiste pervicace sullo scontro
fisico, e sul comune denominatore di marines e viets: il coraggio. Non
adotta il taglio iperrealista di Spielberg in “Ryan”, né il
sostrato filosofico di Kubrick in “Full Metal Jacket”, o quello
pagano di Coppola in “Apocalypse Now”, ma un'iconografia da
reportage (sembra di vedere le immagini descritte dal leggendario
reporter di quella guerra, Michel Herr). Quasi una fotografia di Robert
Capa estesa in una pellicola: dove l’hic
et nunc sfondano lo schermo per inghiottire lo spettatore. E
se proprio è necessario scovare un referente visivo, il più affine è
“La Sottile linea rossa”, il capolavoro di Malick.
La
storia è tratta dal libro dello stesso colonnello Moore e del reporter Joseph
Galloway (Barry Pepper, nel film): “We were soldiers… and
youngs”. Con tutta probabilità da coloro che giudicano le arti visive
seduti affondati vita natural durante dentro una poltrona, cullati
dall’ignavia, il film apparirà come “enfatico, retorico, gonfiato
da nazionalismo americano” (il medesimo tuttavia che ha salvato l’Europa,
e noi tutti, dal nazismo); per chi invece ha conosciuto l’Orrore, e
l’ha combattuto con coraggio, ”We were soldiers” sarà
allora un incentivo a combattere nella vita quotidiana – che, a volte,
è anche un piccolo Vietnam.