Anno VIII - Numero 36 - Settembre 2002

I film del mese


WE WERE SOLDIERS

CAST TECNICO ARTISTICO

Sceneggiatura e RegiaRandall Wallace, dal romanzo ”We were soldiers… and youngs”, di H. Moore e J. Galloway
Fotografia
Dean Semler
Scenografia
Tom Sanders
Costumi
Michael Boyd
Musica
Nich Smith
Montaggio
William Hoy
Prodotto da
Randall Wallace, Bruce Davey e Stephen McEveety
(USA, 2002)

Durata
138’
Distribuzione cinematografica
Medusa

PERSONAGGI E INTERPRETI

Ten. Col. Hal Moore: Mel Gibson
Julie Moore: Madeleine Stowe
Mag. Bruce Crandall: Greg Kinnear
Serg. Magg. Basil Plumley: Sam Elliot
Sottotenente Jack Geoghan: Chris Klein
Joseph Galloway: Barry Pepper

Il tenente Colonello Moore (Mel Gibson), padre felice di un nugolo di pargoli, sposato con Julie (Madeleine Strowe), deve partire per il Vietnam con la Cavalleria aerea (elicotteri) del Settimo cavalleggeri: sì, il medesimo reggimento del biondo Generale George Armstrong Custer (che in realtà era Colonnello, come Moore) trucidato dai Sioux di Sitting Bull presso Little Big Horn circa un secolo addietro. La vita del campo militare è felice ma sottilmente attraversata da una vibrazione di terrore, l’imminente partenza per la ”Valle dell’Ombra”, Drang Valley, Vietnam. Atterrare con gli elicotteri, cercare e distruggere (”Search and Destroy”) il nemico e decollare di nuovo: tutto nel mezzo della giungla. Il 14 novembre del 1965 allora inizia la mattanza. 2000 Vietcong assaltano 400 soldati: ne consegue una battaglia atroce, che anticipa anche le nere previsioni di Einstein - quando asseriva che la quarta guerra mondiale si sarebbe combattuta con archi e frecce. La battaglia del novembre del 1965 si conclude a colpi di elmetti, calci di pistola, mani nude, pugnali. Infine non ci saranno né vincitori né vinti, ma un esercito di sopravvissuti ed un altro di caduti, uomini con gli occhi gonfi di lacrime e con lo sguardo perso nel nulla, con le menti sballate, al pari delle vedove – statunitensi e vietnamite – lasciate sole e a casa. 

Randall Wallace non concede virtuosismi nelle sequenze della battaglia, salvo il coro funereo incarnato dalle vedove che il montaggio alternato presenta nel loro profondo dolore, ma insiste pervicace sullo scontro fisico, e sul comune denominatore di marines e viets: il coraggio. Non adotta il taglio iperrealista di Spielberg in “Ryan”, né il sostrato filosofico di Kubrick in “Full Metal Jacket”, o quello pagano di Coppola in “Apocalypse Now”, ma un'iconografia da reportage (sembra di vedere le immagini descritte dal leggendario reporter di quella guerra, Michel Herr). Quasi una fotografia di Robert Capa estesa in una pellicola: dove l’hic et nunc sfondano lo schermo per inghiottire lo spettatore. E se proprio è necessario scovare un referente visivo, il più affine è “La Sottile linea rossa”, il capolavoro di Malick. 

La storia è tratta dal libro dello stesso colonnello Moore e del reporter Joseph Galloway (Barry Pepper, nel film): “We were soldiers… and youngs”. Con tutta probabilità da coloro che giudicano le arti visive seduti affondati vita natural durante dentro una poltrona, cullati dall’ignavia, il film apparirà come “enfatico, retorico, gonfiato da nazionalismo americano” (il medesimo tuttavia che ha salvato l’Europa, e noi tutti, dal nazismo); per chi invece ha conosciuto l’Orrore, e l’ha combattuto con coraggio, ”We were soldiers” sarà allora un incentivo a combattere nella vita quotidiana – che, a volte, è anche un piccolo Vietnam.

Luigi Senise


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