“O”
COME OTELLO
(O)
CAST
TECNICO ARTISTICO
Regia: Tim Blake Nelson
Sceneggiatura: Brad Kaaya
Fotografia: Russel Lee Fine
Scenografia: Dina Goldman
Costumi: Jil Ohannenson
Musica: Jeff Danna
Montaggio: Katte Sanford
Prodotto da: Daniel
Fried, Eric Gitter, Anthony Rhulen
(USA, 2002)
Durata: 95’
Distribuzione cinematografica: Eagle Pictures
PERSONAGGI
E INTERPRETI
Odin:
Mekhi Phifer
Allenatore Duke Golduing: Martin Sheen
Hugo: Josh Hartnett
Desi: Julia Stiles
Michael Casio: Andrew Keegan

Odin
James è un promettente giocatore nella squadra di pallacanestro del
college, nonché unico studente di colore. La sua bravura, il suo
successo e la felice relazione con Dasi, avvenente figlia del preside,
scatenano la gelosia del suo migliore amico, Hugo Goulding. D’accordo
con altri invidiosi studenti, Hugo approfitta della fiducia di Odin per
indurlo a credere nel tradimento di Dasi, convincendolo di una sua
presunta relazione clandestina con l’ignaro Michael Casio, un altro
atleta della squadra. Vittima di un sottile inganno, Odin perderà il
controllo precipitando nel baratro della follia.
La
tragedia shakespeariana è patrimonio di ogni tradizione artistica
occidentale, è un ricettacolo di tensioni nutrito da quattrocento anni
di adattamenti e rielaborazioni, estinto, soprattutto, dalle arti
rappresentative. Oggi, senza dover ricorrere ad una trasposizione
diretta, possiamo ovunque riconoscerne l’influenza, che spesso
degenera in un forsennato bisogno di sovrapporsi alle esigenze del
melodramma contemporaneo.
“O
come Otello” porta al parossismo la volgarizzazione dei motivi e delle
costanti narrative peculiari di William Shakespeare, affannandosi ad
ingemmare l’inadeguatezza di alcune licenze stilistiche con il ricorso
ad artifici metaforici che scomodano non soltanto il grande drammaturgo,
ma persino il naturalismo di Von Stroheim, perdendosi nella frequente
ingenuità di un rimaneggiamento rischioso,
nelle sue frivole aspirazioni estetiche, e nell’imbarazzante scrittura
dei suoi dialoghi e del suo soggetto: c’è tanta carne al
fuoco da rendere arduo anche identificare le responsabilità del suo
insuccesso, poiché se gli attori sono disorganici, il cast tecnico è
inadeguato e distratto dalla ricerca di superflue soluzioni formali.
Goffamente, “O come Otello” desume il nocciolo della tragedia sino
ad inaridirla, offrendo al giovane pubblico soltanto un inutile
metatesto.