: Lucky Red
PERSONAGGI E INTERPRETI
Sorella Bridget: Geraldine McEwan
Margaret: Anne-Marie Duff
Rose: Dorothy Duffy
Bernardette: Nora-Jane Noone
Crispina: Eileen Walsh
Una: Mary Murray




Lacerante. Due cose hanno comune
"Magdalene" e "Qualcuno volò sul nido del cuculo": in entrambi la storia
è ambientata in uno spazio circoscritto e, soprattutto, le immagini sono di una durezza tale da costringere a riflettere anche dopo la fruizione del film.
In concorso alla 59esima Mostra di Venezia, Magdalene
è notevole sotto due punti di vista. Tematico, perché, al di
là di tutte le polemiche che ne hanno accompagnato la proiezione e che si limitano ad interpretare questo film come una denuncia anticlericale,
l'opera di Mullan va ben oltre il bigottismo cattolico e dimostra come, in nome di fanatismi religiosi o ideologici, si possano raggiungere insospettabili livelli
d'ipocrisia e di sadismo, tali da annullare la stessa dignità umana. Certi fatti sono accaduti e succedono tutt'
oggi (vogliamo parlare dei preti pedofili?). E chi scambia tout court l'
analisi di precisi fenomeni sociali e storici con un attacco contro il messaggio evangelico del Papa, forse non ha abbastanza apertura mentale per poter valutare obiettivamente il film.
In ogni caso,
"Magdalene" è apprezzabile anche in termini tecnici. A parte la bella e realistica fotografia dai toni saturi, caldi e un po'
rétro, il film è uno di quei rari casi in cui le immagini riescono a comunicare senza affidarsi a dialoghi didascalici.
Il film è percorso da una serie di simbolismi ripetuti e spesso associati:
la croce, il denaro, le chiavi, di cui, tuttavia, non avrebbe bisogno. La sequenza dello stupro all'inizio del film
è tanto incisiva quanto potente, così come quella delle ragazze indifese e umiliate nella loro pura carnalità , o la scena finale in cui ritroviamo Crispina in manicomio vittima dell'
anoressia. La regia è secca, sferzante, non indugia in compiacimenti morbosi. Non
è alla ricerca del pathos ma della solidarietà emotiva.
I personaggi non sono divisi in un rigido manicheismo: la terribile madre superiore, tanto crudele quanto venale, appare disorientata in seguito all'internamento di Crispina e si commuove fino alle lacrime nel vedere Ingrid Bergman interpretare una suora sublime in
"Le campane di S. Maria". Segno, forse, della cieca convinzione e dell'inconsapevolezza del suo sadismo.
D' altra parte, una delle ragazze recluse, Bernardette, sembra progressivamente perdere il suo candore e conformarsi al cupo clima di violenza che regna nel convento. Non solo ruba una medaglietta a una compagna, ma nega una parola di conforto alla sua aguzzina morente, di cui bacia subito dopo la salma. Credibile, in un ambiente in cui i confini fra odio e pietà vengono meno.
Buona inoltre la prova delle interpreti nel rendere la fragile complessità psicologica dei personaggi. Straordinarie, in particolare, Eileen Walsh e Geraldine McEwan.