: Keyfilm
PERSONAGGI E INTERPRETI
Aamir
Khan: Bhuvan
Gracy: Singh Gauri
Rachel Shelley: Elizabeth Russell
Paul Blackthorne: Capitano Andrew Russell




Lagaan
è il nome di un'inesorabile tassa che le popolazioni dei piccoli
villaggi indiani devono agli inglesi oppressori. Siamo alla fine
dell'800 e gli Inglesi impongono al Rajah e ai suoi sudditi tasse che i
contadini devono corrispondere con più della metà del proprio
raccolto.
Queste imposte affamano i villaggi e la pioggia che stenta ad arrivare
aggrava la situazione. Il Rajah tenta una mediazione con l'ottuso
capitano inglese Andrew Russell, il quale invece per un semplice
capriccio finisce con il raddoppiare ulteriormente la tassa agricola. Da
uno dei villaggi il giovane Bhuvan e i suoi concittadini si recano dal
Rajah per chiedere l'esenzione dalla tassa, ma la richiesta è inutile e
il capitano Russell coglie l'occasione per lanciare una sfida,
apparentemente impossibile, ai contadini. Si tratta di una partita di
cricket, di cui gli indiani non sanno assolutamente nulla. Bhuvan
orgoglioso e impulsivo accetta la sfida, rischiando per tutto il suo
popolo la triplicazione delle tasse. Con qualche difficoltà mette
insieme una squadra e si lancia nell'avventura.
Impeccabile
favola avventurosa, che strizza l'occhio a svariati generi
cinematografici, Lagaan non ha nulla da invidiare ai
più ricchi e lanciati blockbuster americani. Il
film, che è costato ben due anni di riprese e l'impiego di
migliaia di comparse ed ha visto la creazione della casa di produzione Aamir
Khan, mescola sapientemente la commedia,
il musical e il kolossal storico, citando a tratti pellicole
celebri da "Fuga per la vittoria" a molta della produzione di
Sergio Leone. Il tutto mutuato da una sottile ironia, che lancia
stoccate pesanti agli inglesi e alla colonizzazione che oppresse l'India
fino quasi alla metà del secolo scorso, e nel frattempo parla di
discriminazione, senso sociale e amore.
La
storia è semplice ma vanta una sceneggiatura
solida e una caratterizzazione dei personaggi che non
trascura nemmeno le figure di secondo piano. Nonostante
le quasi quattro ore di proiezione, il film scorre veloce e divertente,
con una ricchezza visiva che cattura gli spettatori e li trascina tra i
colori abbaglianti dei costumi indiani tradizionali e le musiche
esaltanti e bellissime. Il regista Ashutosh
Gowariker mostra una sbalorditiva padronanza del mezzo
cinematografico, destreggiandosi fra tradizionali panoramiche circolari
e un moderno montaggio veloce alla Baz Lhurman. Gli attori straordinari
recitano, ballano e cantano con una disinvoltura che è raro trovare tra
le star occidentali. A tutti questi pregi si aggiunga una fotografia
nitida e brillante che, e questo solo meriterebbe la visione, mostra
paesaggi incontaminati, deserti e insoliti.