JEEPERS
CREEPERS – IL CANTO DEL DIAVOLO
(JEEPERS CREEPERS)
CAST TECNICO ARTISTICO
Sceneggiatura e Regia:
Victor Salva
Fotografia: Don E. Faunt Le Roy
Scenografia: Steven Legler
Costumi: Emae Villalobos
Musica: Bennet Salvay
Montaggio: Ed Marx
Prodotto da: Barry Opper, Tom Luise, Francis Ford Coppola
(USA, 2001)
Durata: 89’
Distribuzione cinematografica: Buena Vista International Italia
PERSONAGGI E INTERPRETI
Trish: Gina
Philips
Darry: Justin Long
Jezelle Gay Hartman (la sensitiva): Patricia Belcher
SergenteTubbs: Brandon Smith
Beverley: Peggy Sheffeld



Trish
ed il fratello Darry, due giovani studenti di college, sono impegnati in
un interminabile viaggio in macchina verso casa, per le vacanze di
primavera. Lungo il tragitto, distratti dai loro infantili giochi di
parole, vengono improvvisamente aggrediti da un rugginoso furgone che
tenta di gettarli fuori strada, solo per disinteressarsi a loro una
volta raggiunto l’obiettivo. Riavutisi dallo sgomento, i ragazzi
riprendono il cammino, ma attraversato qualche chilometro scorgono il
furgone parcheggiato davanti all’ingresso di un decadente fabbricato,
e osservano il suo proprietario gettare in una conduttura qualcosa che
Darry interpreta per un corpo umano. Ma vedrà invece rivelarsi, ansioso
di smentire i propri sospetti, una verità che travalica ogni sua facoltà
d’immaginazione.
Il
viaggio, nel cinema dell’orrore, non è un soggetto inedito. Già una
lunga lista di film ne ha trasfigurato il valore iniziatico in un
doloroso incontro con la morte, e tra le sue righe si nascondono i nomi
di opere peculiari come “Duel”, “Non aprite quella porta” e
“The hitcher”. Non a caso, “Jeepers Creepers” non li trascura,
ma piuttosto li evoca per restituire ad ognuno di loro il proprio
debito, accettandone innanzitutto i cardini descrittivi: lasciata al
silenzio nebuloso della sua indefinibile estensione, la terra che
circoscrive la provincia americana perde le tonalità suggestive della
sublimazione letteraria e rivela la natura delle sue ombre torve.
Nascendo con un lento ingresso della macchina nella
prima inquadratura, il film di Victor Salva annuncia con uno squisito
espediente tecnico l’inavvertibile attraversamento di un confine, di
un’inerte punto di rottura che il tempo filmico riesce soltanto
suggerire, col risultato di ritrovarsi senza fraintendimenti in un
deferente omaggio alla tradizione del genere, che è
maggiormente memorabile nella rappresentazione di racconti sospesi nel
timore di una condanna eterna, tra il loro principio e la loro
conclusione. Col passo successivo, nell’arte che sopravvive di
esercizi stilistici, la stupidità e l’adolescenza determinano da sole
le forme che assumerà il contesto, deviando le due vittime in una gola
ove l’oscurità punisce il loro testardo coraggio con incubi di carne.
Jeepers Creepers, così distorto dalle
citazioni, non è un capolavoro, ma riesce a calibrare con cura la
tensione preferendo isolare la messinscena attorno ai due
giovani protagonisti, e quindi a imporsi un percorso narrativo diverso
al cinema degli omicidi seriali, poiché più che ripartire l’azione
in singole accentature è attento a preservare un’atmosfera uniforme.
Recuperando
addirittura una scuola estinta di effetti speciali, sprezzanti della
tecnologia digitale, Victor Salva realizza un
piccolo oggetto di culto, difficilmente capace di attrarre
pubblico verso un genere oramai elitario, ma in grado di appagare con
l’incanto dei dettagli gli appassionati che ancora scavano nella
sabbia del cinema horror, cercando
indizi di un eredità stilistica che sembra essersi perduta.