Anno VIII - Numero 36 - Settembre 2002

I film del mese


FORMULA PER UN DELITTO – MURDER BY NUMBERS
(MURDER BY NUMBERS)

CAST TECNICO ARTISTICO

 Regia: Barbet Schroeder
Sceneggiatura
: Tony Gayton
Fotografia
: Luciano Tovoli
Scenografia
: Stuart Wurtzel
Costumi
: Carol Oditz
Musica
: Clint Mansell
Montaggio
: Lee Percy
Prodotto da
: Richard Crystal
(USA, 2002)

Durata
: 118’
Distribuzione cinematografica
: Warner Bros

PERSONAGGI E INTERPRETI

Cassie Mayweather: Sandra Bullock
Sam Kennedy: Ben Chaplin
Richard Haywood: Ryan Gosling
Justin Pendleton: Michael Pitt
Lisa Mills: Agnes Bruckner

Tra i boschi che circondano la cittadina californiana di San Benito viene ritrovato il corpo di una giovane donna. Dell’indagine deve occuparsi il detective Cassie Mayweather, soprannominata “Iena” dai suoi compagni per il suo carattere schivo ed il suo bellicoso rapporto con gli uomini. Affiancata da un partner, il poliziotto Sam Kennedy, Cassie comincia a raccogliere indizi sulla misteriosa morte della ragazza: indizi che lo stesso assassino sembra aver voluto lasciare per sfidare l’intuito delle forze di polizia. Con stupore, nel mirino delle sue indagini finiscono due insospettabili studenti del college, che si rivelano essere più legati l'uno all'altro di quanto non vogliano far apparire. Seguito dalla detective Mayweather, il loro gioco inizia a smontarsi, pezzo dopo pezzo. 

L’esistenza di un ordine geometrico, nel thriller contemporaneo, spesso paga il prezzo di una ricerca ossessiva, la cui sola esigenza è il rigore degli innesti narrativi, come a rivelare le conseguenze di una traballante mistificazione del metodo hitchockiano. Del suo genio, oggi, si abusa spesso consumandolo nell’accademismo, e “Formula per un delitto” diviene un esempio di questo deformato retaggio stilistico. Barbet Schroeder, regista de “Il mistero Von Bulow”, crede, semplicemente nascondendo “Nodo alla gola” nella sua cassetta degli attrezzi, di giustificare l’approssimativo e disarmonico tratteggio del contesto e dei personaggi che ne gestiscono il meccanismo, ma rivela, ancora, l’incertezza di un autore maldestro che confonde l’eredità dei suoi ispiratori con l’imitazione. 

Sezionando il cinema di Brian De Palma, siamo stati spesso tentati dal rivolgergli le medesime accuse, ma è sempre stato impossibile, perlomeno, non riconoscere in questo artigiano uno straordinario talento per la messinscena e la disciplina, per l’attenzione rivolta ai suoi attori. Schroeder, invece, dimostra nel contempo evidenti difficoltà a guidare gli interpreti, tanto i più giovani, che lo necessitano, quanto Sandra Bullock, che abbandonata a se stessa è un’attrice insufficiente e pregiudizievole. Gettata nel canovaccio di un progetto tematico sensazionalista, a cui il film sceglie d'ispirarsi, questa generazione oscurata dall’eclissi dei propri valori e illusa dall’alterigia della sua coscienza, non affiora mai con chiarezza e non si esprime dimostrando adeguatamente le ragioni del male che la soffoca. “Formula per un delitto” è un film che sottovaluta le esigenze della rappresentazione e fallisce, per questo, il compimento di un effetto che sia minimamente conclusivo.

Francesco Russo


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