FORMULA
PER UN DELITTO – MURDER BY NUMBERS
(MURDER BY NUMBERS)
CAST
TECNICO ARTISTICO
Regia: Barbet Schroeder
Sceneggiatura: Tony Gayton
Fotografia: Luciano Tovoli
Scenografia: Stuart Wurtzel
Costumi: Carol Oditz
Musica: Clint Mansell
Montaggio: Lee Percy
Prodotto da: Richard Crystal
(USA,
2002)
Durata: 118’
Distribuzione cinematografica: Warner Bros
PERSONAGGI
E INTERPRETI
Cassie Mayweather: Sandra
Bullock
Sam Kennedy: Ben Chaplin
Richard Haywood: Ryan
Gosling
Justin Pendleton: Michael
Pitt
Lisa Mills: Agnes Bruckner

Tra i boschi che circondano la
cittadina californiana di San Benito viene ritrovato il corpo di una
giovane donna. Dell’indagine deve occuparsi il detective Cassie
Mayweather, soprannominata “Iena” dai suoi compagni per il suo
carattere schivo ed il suo bellicoso rapporto con gli uomini. Affiancata
da un partner, il poliziotto Sam Kennedy, Cassie comincia a raccogliere
indizi sulla misteriosa morte della ragazza: indizi che lo stesso
assassino sembra aver voluto lasciare per sfidare l’intuito delle
forze di polizia. Con stupore, nel mirino delle sue indagini finiscono
due insospettabili studenti del college, che si rivelano essere più
legati l'uno all'altro di quanto non vogliano far apparire. Seguito
dalla detective Mayweather, il loro gioco inizia a smontarsi, pezzo dopo
pezzo.
L’esistenza di un ordine geometrico, nel thriller
contemporaneo, spesso paga il prezzo di una ricerca ossessiva, la cui
sola esigenza è il rigore degli innesti narrativi, come a rivelare le
conseguenze di una traballante mistificazione del metodo hitchockiano.
Del suo genio, oggi, si abusa spesso consumandolo nell’accademismo, e
“Formula per un delitto” diviene un esempio di questo deformato
retaggio stilistico. Barbet Schroeder, regista de “Il mistero Von
Bulow”, crede, semplicemente nascondendo “Nodo alla gola” nella
sua cassetta degli attrezzi, di giustificare l’approssimativo e
disarmonico tratteggio del contesto e dei personaggi che ne gestiscono
il meccanismo, ma rivela, ancora, l’incertezza di un autore maldestro
che confonde l’eredità dei suoi ispiratori con l’imitazione.
Sezionando il cinema di Brian De Palma, siamo stati spesso tentati dal
rivolgergli le medesime accuse, ma è sempre stato impossibile,
perlomeno, non riconoscere in questo artigiano uno straordinario talento
per la messinscena e la disciplina, per l’attenzione rivolta ai suoi
attori. Schroeder, invece, dimostra nel contempo evidenti difficoltà a
guidare gli interpreti, tanto i più giovani, che lo necessitano, quanto
Sandra Bullock, che abbandonata a se stessa è un’attrice
insufficiente e pregiudizievole. Gettata nel canovaccio di un progetto
tematico sensazionalista, a cui il film sceglie d'ispirarsi, questa
generazione oscurata dall’eclissi dei propri valori e illusa
dall’alterigia della sua coscienza, non affiora mai con chiarezza e
non si esprime dimostrando adeguatamente le ragioni del male che la
soffoca. “Formula per un delitto” è un film che sottovaluta le
esigenze della rappresentazione e fallisce, per questo, il compimento di
un effetto che sia minimamente conclusivo.
Francesco
Russo