THE
EXPERIMENT
(DAS EXPERIMENT)
CAST
TECNICO ARTISTICO
Regia: Oliver Hirschbiegel
Sceneggiatura: Mario Giordano, Christoph Darnstädt, Don Bohlinger
Fotografia: Rainer Klausmann
Scenografia: Andrea Kessler
Costumi: Claudia Bobsin
Musica: Alexander Van Bubenheim
Montaggio: Hans Fanck
Prodotto da: Norbert Preuss, Marc Conrad, Fritz Wildfeuer
(Germania, 2001)
Durata: 114’
Distribuzione cinematografica: Nexo
PERSONAGGI
E INTERPRETI
Tarek: MoritzBleibtreu
Steinhoff: Christian Berkel
Berus: Justus Von Dohnànyi
Kamps: Nicki Von Tempelhoff
Eckert: Timo Dierkes



Tratto
dal romanzo “Black Box”, di Mario Giordano, “The experiment”
comincia con un'inserzione su un giornale: si tratta della richiesta
d’iscrizione ad un test scientifico premiata con un compenso di 4000
marchi, che obbliga i partecipanti a restare per 14 giorni chiusi tra le
sbarre di un finto penitenziario. Delle venti persone che superano la
visita medica, 8 vengono destinati al ruolo di guardiani, mentre gli
altri dodici devono essere i detenuti. Costantemente osservato
dall’equipe di scienziati responsabile dell’esperimento e informato
delle rigide regole che dovrà seguire, l’eterogeneo gruppo sembra
riuscire a conservare una pacifica convivenza. Ma dopo breve tempo,
mentre le posizioni si definiscono con maggior chiarezza, gli uomini
perdono la capacità di discernere la realtà dalla finzione e
cominciano a provocarsi, trascinando l’esperimento verso conclusioni
imprevedibili.
È un progetto che punta in alto,
l'opera prima del regista tedesco Olivier
Hirshbiegel (reduce in patria da numerose esperienze televisive,
inclusi alcuni episodi della fortunata serie "Il commissario Rex"):
di fatto, è un ulteriore esperimento volto ad identificare nel cinema
uno strumento d'indagine antropologica, legittimato dalla natura
fittizia della sua prassi e dalla genericità delle sue conclusioni.
D'altronde, ci venga concesso che non potremmo condividere e
giustificare l'osservazione di un così brutale riordinamento della
coscienza, se non potessimo
al tempo stesso esiliarlo in questo luogo dell'arte, ove può tutt'al più
costituire un reato d'opinione. L'orrore, poi, nasce da una violenta
intromissione della fantasia negli avvenimenti che definiscono la
materia quotidiana. Architetto di una trappola per topi, Hirshbiegel si
avventura in un percorso ontologico in cui ricerca le ragioni del
comportamento violento, del suo legame con il potere e, dall’altra
parte, del sequenziale asservimento alla paura. Procedendo per gradi,
chiarisce un complesso albero di rapporti che tende a dimostrare tanto
l'indefinibilità di un vertice (in una funzione esponenziale: il
detenuto, il guardiano, il medico, l'ambiente, ecc.) quanto il valore
casuale dei ruoli che ogni singolo individuo può assumere in un ordine
gerarchico ipoteticamente preordinato: cavie ed ambienti, consegnati ad
una regia sospesa ed ipnotica che
chiude le inquadrature entro cornici strette, si frammentano fino a
rivelare il nucleo primordiale del dominio e dell'aggressività,
inscrivendolo nelle cause del terrore inteso come fenomeno dovuto alla
perdita della libertà.
In sé, The
experiment è un tentativo pretenzioso di ricostruire l'eterogeneo
processo di trasformazione nelle logiche comportamentali
(sovrapponibile, per transizione, ad una vasta gamma di relazioni
sociali), saturo di note documentaristiche; ma
è altresì un ineccepibile esercizio formale che affida le
sue suggestioni ad un'efficace formula di silenzi e sottrazioni, in cui
stabilisce di volta in volta una simmetria opprimente e simbiotica tra i
prigionieri e le gabbie che li contengono, siano esse di natura fisica
(i detenuti) o emozionale (le sentinelle).