Anno VIII - Numero 36 - Settembre 2002

I film del mese


THE EXPERIMENT
(DAS EXPERIMENT)

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Oliver Hirschbiegel
Sceneggiatura
: Mario Giordano, Christoph Darnstädt, Don Bohlinger
Fotografia
: Rainer Klausmann
Scenografia
: Andrea Kessler
Costumi
: Claudia Bobsin
Musica
: Alexander Van Bubenheim
Montaggio
: Hans Fanck
Prodotto da
: Norbert Preuss, Marc Conrad, Fritz Wildfeuer
(Germania, 2001)

Durata
: 114’
Distribuzione cinematografica
: Nexo

PERSONAGGI E INTERPRETI

Tarek: MoritzBleibtreu
Steinhoff: Christian Berkel
Berus: Justus Von Dohnànyi
Kamps: Nicki Von Tempelhoff
Eckert: Timo Dierkes

Tratto dal romanzo “Black Box”, di Mario Giordano, “The experiment” comincia con un'inserzione su un giornale: si tratta della richiesta d’iscrizione ad un test scientifico premiata con un compenso di 4000 marchi, che obbliga i partecipanti a restare per 14 giorni chiusi tra le sbarre di un finto penitenziario. Delle venti persone che superano la visita medica, 8 vengono destinati al ruolo di guardiani, mentre gli altri dodici devono essere i detenuti. Costantemente osservato dall’equipe di scienziati responsabile dell’esperimento e informato delle rigide regole che dovrà seguire, l’eterogeneo gruppo sembra riuscire a conservare una pacifica convivenza. Ma dopo breve tempo, mentre le posizioni si definiscono con maggior chiarezza, gli uomini perdono la capacità di discernere la realtà dalla finzione e cominciano a provocarsi, trascinando l’esperimento verso conclusioni imprevedibili. 

È un progetto che punta in alto, l'opera prima del regista tedesco Olivier Hirshbiegel (reduce in patria da numerose esperienze televisive, inclusi alcuni episodi della fortunata serie "Il commissario Rex"): di fatto, è un ulteriore esperimento volto ad identificare nel cinema uno strumento d'indagine antropologica, legittimato dalla natura fittizia della sua prassi e dalla genericità delle sue conclusioni. D'altronde, ci venga concesso che non potremmo condividere e giustificare l'osservazione di un così brutale riordinamento della coscienza,  se non potessimo al tempo stesso esiliarlo in questo luogo dell'arte, ove può tutt'al più costituire un reato d'opinione. L'orrore, poi, nasce da una violenta intromissione della fantasia negli avvenimenti che definiscono la materia quotidiana. Architetto di una trappola per topi, Hirshbiegel si avventura in un percorso ontologico in cui ricerca le ragioni del comportamento violento, del suo legame con il potere e, dall’altra parte, del sequenziale asservimento alla paura. Procedendo per gradi, chiarisce un complesso albero di rapporti che tende a dimostrare tanto l'indefinibilità di un vertice (in una funzione esponenziale: il detenuto, il guardiano, il medico, l'ambiente, ecc.) quanto il valore casuale dei ruoli che ogni singolo individuo può assumere in un ordine gerarchico ipoteticamente preordinato: cavie ed ambienti, consegnati ad una regia sospesa ed ipnotica che chiude le inquadrature entro cornici strette, si frammentano fino a rivelare il nucleo primordiale del dominio e dell'aggressività, inscrivendolo nelle cause del terrore inteso come fenomeno dovuto alla perdita della libertà.

In sé, The experiment è un tentativo pretenzioso di ricostruire l'eterogeneo processo di trasformazione nelle logiche comportamentali (sovrapponibile, per transizione, ad una vasta gamma di relazioni sociali), saturo di note documentaristiche; ma è altresì un ineccepibile esercizio formale che affida le sue suggestioni ad un'efficace formula di silenzi e sottrazioni, in cui stabilisce di volta in volta una simmetria opprimente e simbiotica tra i prigionieri e le gabbie che li contengono, siano esse di natura fisica (i detenuti) o emozionale (le sentinelle).

Francesco Russo


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