Anno VIII - Numero 36 - Settembre 2002

I film del mese


BAD COMPANY - PROTOCOLLO PRAGA
(BAD COMPANY)

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Joel Schumacher
Sceneggiatura
: Jason Richman, Michael Browning
Fotografia
: Dariusz Wolski
Scenografia

Costumi

Musica
: Trevor Rabin
Montaggio
: Mark Goldblatt
Prodotto da
Touchstone Pictures, Jerry Bruckheimer Films
(USA, 2002)

Durata
: 116'
Distribuzione cinematografica
: Buena Vista Italia

PERSONAGGI E INTERPRETI

Gaylord Oaks:  Anthony Hopkins
Jake Hayes, Kevin Pope:  Chris Rock
Dragan Adjanic: Matthew Marsh

Julie: Kerry Washington
Afrik Vas: Peter Stormare 

Nicole: Garcelle Beauvais-Nilon

Gaylord Oaks veterano agente della CIA ha solo nove giorni per trasformare Kevin, un giovane di strada che vive di bagarinaggio ed altri piccoli lavoretti, in un mercante d’arte colto e sofisticato e per di più agente segreto sotto copertura. Kevin si trova quindi suo malgrado ad essere il fratello gemello di Jake, agente della CIA impegnato in una difficile missione di recupero d’armi nucleari al mercato nero. Kevin, che non sospetta minimamente di avere un fratello gemello, si trova catapultato in un duro addestramento, che mira a farlo assomigliare in tutto al fratello scomparso. L’intento riesce a tal punto che i terroristi che hanno ucciso Jake, pensano d’aver fallito e riprendono la caccia, inseguendo il mal capitato e la sua fidanzata.

Come ogni buona macchina spettacolare che si rispetti, Bad Company scorre veloce, indolore e senza lasciare alcuna traccia su uno spettatore consapevole di assistere  a due ore di puro intrattenimento. La storia, che come al solito non ha niente di originale e poco di credibile, è la frequente occasione di rocambolesche scene d’azione, serrate in un montaggio velocissimo, cifra stilistica delle pellicole prodotte da Jerry Bruckeimer. Gli ingredienti dei film di Bruckeimer sono sempre gli stessi, dai lontani "Beverly Hills Cop" e "Top Gun", ai più recenti "Armageddon" e "Fuori in 60 secondi". Pellicole condite di star, battute e ammiccamenti vari ad un pubblico giovanissimo e non, pronto all’evasione ed al divertimento. E questo sarebbe un intento riuscito e nobile, se non fosse per una certa fiacca del personaggio principale, l’idolo giovanile Chris Rock, che stenta a spiccare sul suo emulo Eddy Murphy e diverte solo ad intermittenza. Tralasciando poi, per rispetto ad un grande, dell’improbabilità di Sir Antony Hopkins, che sembra sempre sul punto di rivolgersi allo spettatore, domandandosi a voce alta come sia capitato nel film.

Danila Filippone


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