Anno VIII - Numero 36 - Settembre 2002

I film del mese


ABOUT A BOY

CAST TECNICO ARTISTICO

RegiaPaul Weitz & Chris Weitz
Sceneggiatura
Peter Hedges, Paul Weitz & Chris Weitz
Fotografia
Remi Adefarasin
Scenografia
Jim Clay
Costumi
Joanna Johnston
Musica
Damon Gough
Montaggio
Nick Moore
Prodotto da
Jane Rosenthal, Robert De Niro, Tim Bevan, Eric Fellner
(USA, UK, Francia 2002)

Durata
: 101'
Distribuzione cinematografica
: Uip

PERSONAGGI E INTERPRETI

Will: Hugh Grant
Fiona: Toni Collette
Rachel: Rachel Weisz
Marcus: Nicholas Hoult
Susie: Victoria Smurfit
Christine: Sharon Small

Da un po’ di tempo a questa parte, il cinema statunitense propone con sospetto accanimento vicende che vedono protagonisti uomini affetti dalla cosiddetta sindrome di Peter Pan: persone adulte, cioè, pervicacemente ferme in una sorta di adolescenza senza tempo ed incapaci di accedere pienamente - è questo l’assunto moralistico - alle responsabilità ed ai doveri propri della loro età. Talvolta le storie assumono coloriture drammatico-patetiche, come nell’insopportabile “Autumn in New York” (2000) di Joan Chen; più frequentemente, tuttavia, sono i toni della commedia quelli che meglio si addicono a codeste melliflue pellicole, ove si riverniciano malamente di modernità tematiche vetuste e predicatorie. All’ottimo Hugh Grant, in particolare, è toccato più d’una volta di indossar panni del genere, dallo sciupafemmine che si riscatta attraverso l’amore di “4 matrimoni e un funerale” (1994) di Mike Newell allo psicologo chic terrorizzato dalla paternità in “Nine Months - Imprevisti d’amore” (1995) di Chris Columbus.

In “About a Boy” (tratto con sufficiente fedeltà dal romanzo di Nick Hornby “Un ragazzo”, pubblicato da Guanda), egli è chiamato ad impersonare Will, un trentottenne perdigiorno e benestante - può permettersi di non lavorare, grazie ai pingui diritti che gli garantisce una brutta e notissima canzoncina natalizia composta dal padre - che passa da una relazione all’altra, senza mai impegnarsi più di tanto ed aborrendo oltre ogni misura l’idea medesima del matrimonio. Sino a quando, nella vita ordinata e tranquilla del Nostro, non fa irruzione Marcus, un bambino sensibile ed introverso afflitto da una mamma nevrotica e vegetariana, incapace di gestirsi e di gestire il piccolo: chiamato in causa in prima persona, Will cerca di resistere agli imperativi della tenerezza e dell’istinto paterno, ma alla fine è costretto a parzialmente cedervi ed a uscire dal proprio guscio autoreferenziale ed ipervigilato, almeno per Natale.

L’inevitabile lieto fine, precisiamolo subito, è qui assai meno stereotipato che altrove; ed il tono generale del film, tra pungenti osservazioni di costume e battute intrise di cattiveria non politicamente corretta, è anni luce lontano dalla melensaggine di certe pedestri operazioni hollywoodiane. Ad un primo tempo scintillante ed a tratti francamente irrestistibile, segue una seconda parte più opaca e sfilacciata (il prefinale col concerto a scuola, che peraltro non compare nel libro, è pleonastico): ma - complice anche la strepitosa interpretazione di Hugh Grant, davvero l’unico degno erede di Cary Grant nel registro brillante - “About a boy” scorre via all’insegna d’una piacevolezza ormai rara, coniugando divertimento e tenerezza con una maestria che dai fratelli Weitz(i registi di “American Pie”) proprio non ci aspettavamo. 

Francesco Troiano


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