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PERSONAGGI E INTERPRETI
Will: Hugh Grant
Fiona: Toni Collette
Rachel: Rachel Weisz
Marcus: Nicholas Hoult
Susie: Victoria Smurfit
Christine: Sharon Small



Da un
po’ di tempo a questa parte, il cinema statunitense propone con
sospetto accanimento vicende che vedono protagonisti uomini affetti
dalla cosiddetta sindrome di Peter Pan: persone adulte, cioè,
pervicacemente ferme in una sorta di adolescenza senza tempo ed incapaci
di accedere pienamente - è questo l’assunto moralistico - alle
responsabilità ed ai doveri propri della loro età. Talvolta le storie
assumono coloriture drammatico-patetiche, come nell’insopportabile
“Autumn in New York” (2000) di Joan Chen; più frequentemente,
tuttavia, sono i toni della commedia quelli che meglio si addicono a
codeste melliflue pellicole, ove si riverniciano malamente di modernità
tematiche vetuste e predicatorie. All’ottimo Hugh
Grant, in
particolare, è toccato più d’una volta di indossar panni del genere,
dallo sciupafemmine che si riscatta attraverso l’amore di “4
matrimoni e un funerale” (1994) di Mike Newell allo psicologo chic
terrorizzato dalla paternità in “Nine Months - Imprevisti
d’amore” (1995) di Chris Columbus.
In
“About a Boy” (tratto con sufficiente fedeltà dal romanzo di Nick
Hornby “Un ragazzo”, pubblicato da Guanda), egli è chiamato ad
impersonare Will, un trentottenne perdigiorno e benestante - può
permettersi di non lavorare, grazie ai pingui diritti che gli garantisce
una brutta e notissima canzoncina natalizia composta dal
padre - che passa da una relazione all’altra, senza mai
impegnarsi più di tanto ed aborrendo oltre ogni misura l’idea
medesima del matrimonio. Sino a quando, nella vita ordinata e tranquilla
del Nostro, non fa irruzione Marcus, un bambino sensibile ed introverso
afflitto da una mamma nevrotica e vegetariana, incapace di gestirsi e di
gestire il piccolo: chiamato in causa in prima persona, Will cerca di
resistere agli imperativi della tenerezza e dell’istinto paterno, ma
alla fine è costretto a parzialmente cedervi ed a uscire dal proprio
guscio autoreferenziale ed ipervigilato, almeno per Natale.
L’inevitabile lieto fine, precisiamolo subito, è qui assai
meno stereotipato che altrove; ed il tono generale del film, tra
pungenti osservazioni di costume e battute intrise di cattiveria non
politicamente corretta, è anni luce lontano dalla melensaggine di certe
pedestri operazioni hollywoodiane. Ad un primo tempo scintillante ed a
tratti francamente irrestistibile, segue una seconda parte più opaca e
sfilacciata (il prefinale col concerto a scuola, che peraltro non
compare nel libro, è pleonastico): ma - complice anche la strepitosa
interpretazione di Hugh Grant, davvero l’unico degno erede di Cary
Grant nel registro brillante - “About a boy” scorre via
all’insegna d’una piacevolezza ormai rara, coniugando divertimento e
tenerezza con una maestria che dai fratelli Weitz(i registi di “American Pie”) proprio non ci aspettavamo.
Francesco Troiano
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