Anno VIII - Numero 37 - Ottobre 2002

I film del mese


SIGNS

CAST TECNICO ARTISTICO

Sceneggiatura e Regia: M. Night Shyamalan 
Fotografia
: Tak Fujimoto
Scenografia
: Larry Fulton
Costumi
: Ann Roth
Musica
: James Newton Howard
Montaggio
: Barbara Tulliver
Prodotto da
: Frank Marshall, Sam Mercer
(USA, 2002)

Durata
: 106'
Distribuzione cinematografica
: Buena Vista

PERSONAGGI E INTERPRETI

Graham Hess: Mel Gibson
Merrill Hess: Joaquin Phoenix
Morgan Hess: Rory Culkin
Bo Hess: Abigail Breslin
Ray Reddy: M. Night Shyamalan
Agente Paski: Cherry Jones

Graham Hess (Mel Gibson) è un ex pastore che ha perso la fede in seguito ad un grave dramma familiare. Solo, con due figli a carico, il primogenito Morgan e la piccola Bo, Graham adesso fa l'agricoltore nella contea di Bucks, Pennsilvania, aiutato dal fratello Merrill (Joaquin Phoenix).
Una mattina Graham si sveglia inquieto e scopre che nel suo campo di granturco  è successo di notte qualcosa di inspiegabile: un immenso cerchio dalle forme geometriche raffinate si è materializzato dal nulla. La polizia esclude che possa essere stato fatto da qualche umano e ben presto in tutti gli Stati Uniti e nel mondo appaiono altrettanti crop circles. Nel frattempo, intorno alla casa di Graham continuano a verificarsi eventi inquietanti: rumori, ombre, segnali della presenza notturna di qualcuno che pare interessato a loro. Non ci vorrà molto tempo per capire che quei segni sono opera di qualche entità aliena giunta fin lì con intenzioni ostili...

Signs, terzo film di M. Night Shyamalan (regista di Sesto Senso e Unbreakable), è una sorta di ET rovesciato. Se nell'opera sbielberghiana con l'arrivo dell'alieno buono assistevamo al ricompattarsi di una famiglia disgregata, unita solo da una madre inadeguata al suo ruolo di capo famiglia, in Signs l'arrivo di alieni malvagi serve a ricostituire una famiglia sconvolta dal dolore che ha in Mel Gibson un padre imperfetto.
In Signs ritroviamo tutti i temi e i personaggi cari all'universo di questo personale regista
: il film è ancora una volta ambientato nei pressi di Philadelphia, la città dove vive Shyamalan; ancora una volta il protagonista, come Bruce Willis prima in Sesto Senso e poi in Unbreakable, è un uomo che vaga come uno spettro nella vita quotidiana, incapace di trovare una propria dimensione. Ancora una volta i bambini dimostrano di possedere un "sesto senso" nell'anticipare gli eventi e darne una spiegazione plausibile, anche se a prima vista incredibile.

Se in Sesto senso Shyamalan ci aveva offerto una storia in apparenza legata al genere horror, in realtà spirituale, come veniva rivelato nell'inatteso finale, se in Unbreakable, dietro ad una storia intimista si celava un omaggio ai super eroi della Marvel ed allo stesso tempo all'uomo comune di Will Eisner, con Signs il regista di origine indiana ha realizzato un film che rientra solo a prima vista nei canoni del genere fantascientifico.
La nostra vita è predeterminata da qualche entità sovrannaturale, oppure è la somma di eventi dettati dalla casualità?
E' questa l'idea centrale del film, celata dietro un'opera di genere che si rifa', per ammissione esplicita del regista, a film come La notte dei morti viventi, Quando i mondi si scontrano e Gli uccelli, quest'ultimo omaggiato nell'eccitante terzo atto. L'unica nota stonata del film sta nella meccanica risoluzione finale, ma è evidente come a Shyamalan interessi più la costruzione degli eventi che la risoluzione degli stessi. In questo senso il regista manipola le emozioni degli spettatori giocando su dettagli in apparenza innocui: un walkie talkie per bambini, dei bicchieri pieni d'acqua sparsi per la casa, un coltello da cucina usato come uno specchio. Signs si fonda su un soggetto di genere dunque, che Shyamalan, con indubbia abilità, costruisce come un castello di carte fatto di indizi inquietanti, di rumori, di apparizioni fugaci, di una musica, quella di James Newton Howard, che rievoca le celeberrime partiture musicali di Bernard Herrmann. Sono dunque questi i segni cui fa' riferimento il titolo del film. Signs è un'opera in cui il silenzio e l'inazione spaventano più degli accadimenti. Perché lo scopo del film è quello di suscitare emozioni, in senso strettamente cinematico.

Ma Signs è anche il manifesto di un'idea di cinema dove il non mostrare predomina sul mostrare. Ad un cinema sempre più spettacolare e denso di effetti speciali Shyamalan contrappone un cinema di idee e di personaggi. E' interessante studiare come l'autore abbia assorbito alla perfezione i dettami di un cinema di genere che per la sua migliore efficacia consiglia di non far vedere mai quello di cui si ha paura, perché ciò che la nostra immaginazione può concepire è certamente più spaventoso di quello che il cinema può mostrare. E per questo che in Signs vediamo solo parti dell'alieno: una gamba, una mano, un'ombra, e quando alla fine è inevitabile mostrare il regista lo fa' usando una fotografia flou che, intenzionalmente, lascia indistinta la figura, oppure filma la stessa di soppiatto, di traverso, riflessa sullo schermo di un televisore.

Non è esagerato ormai parlare di Shyamalan's touch. Una personalità forte, che imprime a tutte le sue opere l'impronta doc di un cinema originale, miscela affascinante di tensione e spiritualità, che inserisce lo straordinario nel quotidiano. Anche se Signs si dimostra meno originale di Unbreakable, Shyamalan conferma di essere uno degli autori più originali ed innovativi del cinema americano.

Maurizio Imbriale


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