Anno VIII - Numero 37 - Ottobre 2002

I film del mese


ROSA FUNZECA

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Aurelio Grimaldi
Sceneggiatura: Aurelio Grimaldi
Fotografia: Maurizio Calvesi
Scenografia: Francesco Prestieri
Costumi: Alfonsina Lettieri
Musica: Elvira Lo Cascio, Giovanni Lo Cascio
Montaggio
: Massimo Quaglia, Giuseppe Pagano
Prodotto da
: Lucio Ciotola per Titania Produzioni
(ITALIA, 2002)

Durata
: 90'
Distribuzione cinematografica
: Istituto Luce

PERSONAGGI E INTERPRETI

Rosa: Ida Di Benedetto
Fernando: Primo Reggiani
Capitone: Ennio Fantastichini
Gesummina: Lalla Esposito
Don Severo: Antonio Juorio
Don Peppino: Domenico Orsini
Don Mariano: Aldo Giuffré

Non proprio un remake, ma quasi. Impossibile vedere il film di Grimaldi senza pensare a “Mamma Roma” di Pasolini, anche se in “Rosa Funzeca” il mondo diegetico è ambientato a Napoli. Una citazione, forse un omaggio deliberato, chissà. Fatto sta che anche in questo film troviamo una madre che frequenta la strada e che cerca di dare al figlio adolescente una vita dignitosa.
Ida Di Benedetto recita con intensità, è capace di rendere le complesse sfumature di complicità, durezza, tenerezza insite nell’amore materno. Certo che la Magnani…

Lo stesso vale per la regia e le scelte espressive di Grimaldi. Competere con Pasolini è dura. Se proprio si vuole mutuare la struttura narrativa di uno dei suoi film più celebri, meglio allora attualizzarla. Invece no. In “Rosa Funzeca” si opta per una fotografia in bianco e nero fortemente contrastata, che, per quanto bella e suggestiva, ha valenze puramente estetiche, non certo realistico-descrittive. Tra l’altro, “Le buttane”, sempre di Grimaldi (evidentemente attratto da questa categoria di personaggi), era una sorta di documento antropologico senza risvolti moralistici.
Se invece l’intento di “Rosa Funzeca” era quello di raccontare una tragedia universale e atemporale sulle capacità sacrificali della figura materna, sarebbe stato opportuno evitare i richiami alla tradizione del melodramma napoletano. E magari, oltre a non rendere così prevedibile l’ineluttabilità dell’epilogo drammatico, costruire il climax in maniera meno scontata.

Paola Daniela Orlandini


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