Anno VIII - Numero 37 - Ottobre 2002

I film del mese


PINOCCHIO

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Roberto Benigni
Sceneggiatura
: Vincenzo Cerami, Roberto Benigni, dal romanzo di Collodi
Fotografia
: Dante Spinotti
Scenografia
: Danilo Donati
Costumi
: Danilo Donati
Musica
: Nicola Piovani
Montaggio
: Simona Paggi
Prodotto da
: Nicoletta Braschi con Elda Ferri e Gianluigi Braschi per Melampo Cinematografica
(Italia, 2002)

Durata
: 105’
Distribuzione cinematografica
: Cecchi Gori Medusa

PERSONAGGI E INTERPRETI

Pinocchio: Roberto Benigni
Fata Turchina: Nicoletta Braschi
Geppetto: Carlo Giuffré
Lucignolo: Kim Rossi Stuart
Grillo Parlante: Peppe Barra
Gatto: Max Cavallari
Volpe: Bruno Arena
Mangiafuoco: Franco Javarone
Direttore Circo: Alessandro Bergonzoni
Medoro: Mino Bellei
Giudice: Corrado Pani
Omino di burro: Luis Molteni

Un’opulenta e fantasmagorica esperienza visiva. Nel film di Benigni l’accuratezza dei dettagli, le rime cromatiche, la sensorialità delle scenografie del compianto Danilo Donati, basterebbero - anche senza effetti speciali - a rendere interessante questo “Pinocchio”, che percorre una direzione opposta a quella del film televisivo di Comencini. Lo stile espressivo di quest’ultimo, basato sulla sottrazione e su un neorealismo scarno, povero in tutto fuorché nelle emozioni, viene sostituito dall’abbondanza illustrativa ed immaginifica. 
Senza tradire lo spirito dell’omonima opera di Collodi, la sceneggiatura se ne discosta quanto basta
per arricchire ulteriormente il testo originario. Il finale aperto, ad esempio, permette allo spettatore di abbandonare una decodifica predefinita per porsi qualche interrogativo. E’ il principio freudiano di realtà che alla fine ha il sopravvento o il principio del piacere continua ad operare nell’ombra? L’infanzia prima o poi termina e si può solo contemplarla con nostalgia, oppure il suo entusiasmo vitale anima la personalità adulta?

Per contro, la trovata dei lecca-lecca, se da un lato costituisce il leit motiv della profonda amicizia fra Lucignolo e Pinocchio, dall’altro innesca la satira nella scena del tribunale. Una riflessione sarcastica che si mantiene sul piano dell’universale e non scende – giustamente – a compromettersi con riferimenti alle contingenze dell’attuale situazione politica. Coloro che sperano di trovare nel film battute pungenti di questo tipo rimarranno delusi. Il “Pinocchio” di Benigni è ambientato in un mondo incantato di magia e fantasia.

E proprio perché è una favola, come ha evidenziato Propp nella sua “Morfologia della fiaba”, anche qui il motore narrativo è una mancanza (il non-essere un bambino in carne ed ossa) che spinge l’eroe ad affrontare una serie di antagonisti. Il problema è che, nel film di Benigni, i coprotagonisti appaiono più complessi e meglio delineati dello stesso Pinocchio.

Ottima è infatti la prova di alcuni interpreti. Carlo Giuffé non fa rimpiangere il Geppetto-Nino Manfredi di Comencini. Nicoletta Braschi è un’eterea Fata Turchina, dolce e determinata al tempo stesso. Ma è Lucignolo il personaggio più originale: non un mero monello, quanto piuttosto un ingenuo edonista, innocente sovvertitore, candida “Anima Grande” – così lo chiama Pinocchio – indomito e coerente con se stesso fino alla fine. Così Rossi Stuart, abituato di solito a recitare su corde più drammatiche, dimostra inconfutabilmente di essere un interprete versatile.

“Pinocchio” è dunque un capolavoro? La fotografia è bellissima, il montaggio accurato, cosa potrà mai mancare? Un protagonista accattivante. Manca il Benigni che ci ha abituati al suo enorme talento comico: qui è meno spontaneo e imprevedibile del solito, forse troppo preoccupato di commettere errori.

Paola Daniela Orlandini

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