Anno VIII - Numero 37 - Ottobre 2002

I film del mese


PEOPLE I KNOW

CAST TECNICO ARTISTICO

RegiaDan Algrant
Sceneggiatura
Jon Robin Baitz
Fotografia
Peter Deming
Scenografia
Michael Shaw
Costumi
David Robinson
Musica
Terence Blanchard
Montaggio
Suzy Elmiger
Prodotto da
Michael Nokiz, Leslie Urdang, Karen Tenkhoff
(USA, 2002)

Durata
100’
Distribuzione cinematografica
CDI

PERSONAGGI E INTERPRETI

Eli Wurman: Al Pacino
Victoria Gray: Kim Basinger
Cary Lauren: Ryan O'Neal
Jilli: Tea Leoni
Elliot Sharansky: Richard Schiff

Brillante, intraprendente e insolitamente sensibile, Eli Wurman è un prestigioso PR che nella sua lunga professione ha guidato la vita pubblica di personaggi famosi e potenti, dimostrando una preziosa abilità nel risolvere anche le crisi più profonde. Incaricato dall'attore Cary Launer di scortare sino all'aeroporto una scomoda starlette, Eli si trova improvvisamente coinvolto in uno scioccante caso di omicidio, legato alle sordide abitudini di un club privato a cui appartengono importanti nomi della politica e dello spettacolo. Incapace di ricordare i dettagli di quel tragico evento, Eli verrà assistito dalle amorevoli attenzioni di Victoria, sua cara amica e vedova del fratello, con cui tenterà al tempo stesso di concludere la più importante e sofferta operazione diplomatica della sua carriera: allestire un convegno per la difesa degli immigrati nigeriani e del loro diritto all'integrazione. 

People I know è un film di aspettative irrisolte, scucito dai suoi ripetuti tentativi di dilatare gli eventi nella loro sospensione. Al centro di ognuno Al Pacino, che prova, disperatamente, a stringere una gabbia intorno alle insoddisfazioni del suo personaggio, osservato da una reverenziale distanza dall’impreparato regista Daniel Algrant. Il grande talento dell’attore riesce a stento a dar vita ad un demiurgo che non può esistere senza le persone che coordina; ad un burattinaio manovrato dai suoi stessi pupazzi, cosciente del suo crudele martirio e per questo unico depositario della solitudine che logora le maschere di questo coro metropolitano, ed unico a ravvisare la brutalità del suo abbandono. 

Ma nonostante la sua efficace interpretazione, “People I know” è un film formalmente frammentato, un mosaico riordinato alla rinfusa: nasce da un soggetto articolato ed allettante che esibisce una calcata impostazione teatrale, ma si perde nelle mani di un cineasta inesperto, incapace di adeguare lo script ai generi e ai registri che si avvicendano nella sua eterogenea struttura. I canovacci del thriller, del melò e del noir restano chiusi nel loro embrione, interrotti bruscamente piuttosto che stemperati nell’azione, come aspirazioni di un artificio narrativo disfatto in una fiaba urbana ibrida e svigorita. È l’avvilente prova che persino uno straordinario interprete, lasciato al caso, non basta a trascinare una produzione lacunosa verso la dignità di un’opera compiuta.

Francesco Russo


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