Anno VIII - Numero 37 - Ottobre 2002

I film del mese


ONE HOUR PHOTO

CAST TECNICO ARTISTICO

Sceneggiatura e RegiaMark Romanek
Fotografia
Jeff Cronenweth
Scenografia
Tom Foden
Costumi
Aranne Phillips
Musica
: Reinhold Heil, Johnny Klimek
Montaggio
Jeff Ford
Prodotto da
Christine Vachon, Pam Koffler
(USA, 2002)

Durata
96’
Distribuzione cinematografica
: 20th Century Fox

PERSONAGGI E INTERPRETI

Sy Parrish: Robin Williams
Nina Yorkin: Connie Nielsen
Will Yorkin: Michael Vartan
Detective Va der Zee: Eriq La Salle
Jake Yorkin: Dylan Smith

Sy (Robin Williams) è un commesso in un grande magazzino specializzato  nello sviluppo di fotografie. Conosce la vita – per via degli istanti condensati nelle immagini – di molti suoi clienti. Specie della famiglia  Yorkin – padre, madre e figlioletto – giovani, belli e apparentemente felici. Tanto si appassiona a loro, Sy, che immagina e sogna di essere lo zio del piccolo, e di abitare nella medesima casa. Quando però viene licenziato a causa di diverse fotografie mancanti – che sono quelle che Sy tiene affisse alla parete del suo salotto – la sua psiche è turbata, e sconfina nel delirio allorché scopre che la famiglia che ammira è quasi in frantumi.

Il quasi esordiente Mark Romanek (al suo attivo molti video clip e un film Tv del 1985) scrive una trama a tutta prima originale – ma si evince lo spunto del recente ”Memento” di Nolan (le fotografie come medium narrativo); di ”Taxi Driver” di Scorsese nel ritratto dell’uomo solo e fautore di una giustizia concentrata in un moralismo millenaristico e apocalittico. Ma se il Travis-De Niro diviene eroe popolare nonostante il suo delirio reazionario, lo Sy di Romanek – interpretato da un ottimo Robin Williams - suscita compassione più che ammirazione. Sotto questo aspetto il film illustra deciso lo scarto esistenziale tra individui che esiste negli States, come nel mondo. Sfiorando però il tono didascalico quando ostinato lo script insiste sulla solitudine del protagonista a fronte della felicità – invero poi effimera – della famiglia da lui scelta come modello di perfezione. Né lo spunto narrativo trova un’estensione drammaturgica,  né è compensato da immagini esaurienti, dal contenuto simbolico, piuttosto sono pulite e concise: segni di introspezione orizzontale (quindi puramente visive) più che verticale (e cioé prive di un ’significato’ correlato con il soggetto). Proprio come delle istantanee il film è come un frammento isolato di forme e colori più che un puzzle compatto: un bagliore tanto fulgido quanto pallido e breve.

Luigi Senise


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