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LAISSEZ-PASSER
CAST TECNICO ARTISTICO
Regia : Bertrand Tavernier
Sceneggiatura: Bertrand
Tavernier, Jean Cosmos
Fotografia: Alain Choquart
Scenografia: Emile Ghigo
Costumi: Valérie Pozzo di Borgo
Musica: Antoine Duhamel
Montaggio: Sophie Brunet
Prodotto da: Frédérique
Bourboulon, Alain Sarde
(Francia,Germania, Spagna, 2002)
Durata: 170'
Distribuzione cinematografica: 01
Distribution
PERSONAGGI E INTERPRETI
Jean Devaivre: Jacques Gamblin
Jean Aurenche: Denis Podalydès
Louis Devaivre: Pierre Lacan
Suzanne Raymond: Charlotte Kady
Maurice Tourneur: Philippe Mourier-Genoud
Roger Richebé: Olivier Gourmet
Olga: Marie Gillain
Pierre Bost: Christophe Odent
  
Con
Laissez-passer Bertrand
Tavernier, autore discontinuo che ha alternato nella sua lunga
carriera opere eccellenti ("L'orologiaio di Saint Paul",
"Che la festa cominci", "Round Midnight") ad altre
meno riuscite ("La passion Béatrice", "La figlia di D'Artagnan"),
affronta un tema scottante nella società e nella cinematografia
francese. Ambientato nella Francia
occupata dai nazisti, Laisez passer racconta le vicende di un gruppo di cineasti
francesi alle prese con il regime hitleriano, dal novembre del 1942 al
marzo del 1943. In particolare il film concentra le proprie attenzioni
sull'aiuto regista Jean Devaivre e sullo sceneggiatore Jean Aurenche. Il
primo accetta di andare a lavorare per la Continental film, casa
cinematografica gestita dai tedeschi ma nella quale lavorano alcuni tra
i più talentuosi autori francesi: dallo sceneggiatore Pierre Bost, ai
registi Maurice Tourneur e Henry Clouzot. Quest'ultimo addirittura
firmò, proprio con la Continental nel 1943, il suo capolavoro "Le
corbeau". Nonostante Devaivre osteggi il regime straniero e
partecipi attivamente alla resistenza la sua scelta di lavorare per la
Continental è dettata da un duplice scopo: dare da mangiare alla sua
famiglia (moglie e neonato) e al contempo combattere dall'interno il
sistema. All'opposto di tali scelte si pone invece lo sceneggiatore Jean
Aurenche che decide di opporsi ostinatamente alla tentazione di lavorare
con la casa di produzione tedesca, nonostante le continue offerte. Lo
scrittore si trova così costretto a vagare nei caffé e nelle case delle
sue amanti alla ricerca di ospitalità. Fa' da sfondo la
Parigi occupata, in una ricostruzione realistica che sottolinea in
numerose sequenze il pericolo di vivere in una città fatta oggetto di
pesanti bombardamenti da parte degli alleati e di continui
rastrellamenti da parte dei nazisti.
Laissez-passer
è un curioso mix tra Effetto notte e L'ultimo métrò, una
storia sul cinema e i loro protagonisti, ma sopratutto una storia
sull'occupazione e sulle dinamiche legate ad un periodo storico
complesso. Un affresco vibrante e appassionante, sostenuto da interpreti
eccellenti, che pone sulla scena una moltitudine di personaggi
differenti, ciascuno protagonista della propria storia di sofferenza.
Il
film affronta con coraggio un'epoca che ancor'oggi non manca
di suscitare polemiche. La Francia infatti non ha mai perdonato i
cosiddetti collaborazionisti della Repubblica di Vichy. Tavernier si
propone di smantellare questo giudizio evidenziando come chi non abbia
vissuto in quell'epoca non possa giudicare le azioni di persone
impegnate nella quotidiana sopravvivenza. Allo stesso tempo Laissez-passer
offre un'occasione di riscatto ai cineasti dell'epoca, troppo
spesso bistrattati, sopratutto dalla nouvelle vague che li bollò come
estetizzanti e vacui, opponendogli un cinema della strada. Tavernier ci
tiene a sottolineare come al contrario i vari Aurenche, Bost e Clouzot
fossero dei veri artisti, in grado di realizzare un cinema di qualità
in condizioni oggigiorno impensabili. Non dimentichiamo poi che Laissez-passer
si basa sui ricordi dello sceneggiatore Jean Aurenche,
sceneggiatore in coppia con Bost proprio del primo film di Tavernier,
"L'orologiaio di Saint Paul". In una scena significativa, di
fronte ad un Aurenche sconsolato che si lamenta d'essere incapace di
combattere in maniera attiva i nazisti, Bost replica affermando che il
dovere di un'artista è quello di rallegrare, anche se solo per un paio
d'ore, il pubblico francese sottoposto ad estenuanti umiliazioni.
Laissez-passer è dunque un inno alla creatività umana, al di sopra di
ogni conflitto.
Maurizio
Imbriale
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