Anno VIII - Numero 37 - Ottobre 2002

I film del mese


LAISSEZ-PASSER

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Bertrand Tavernier
Sceneggiatura
: Bertrand Tavernier, Jean Cosmos
Fotografia
: Alain Choquart
Scenografia
: Emile Ghigo
Costumi
: Valérie Pozzo di Borgo
Musica
: Antoine Duhamel
Montaggio
: Sophie Brunet
Prodotto da
: Frédérique Bourboulon, Alain Sarde
(Francia,Germania, Spagna, 2002)

Durata
: 170'
Distribuzione cinematografica
: 01 Distribution

PERSONAGGI E INTERPRETI

Jean Devaivre: Jacques Gamblin
Jean Aurenche: Denis Podalydès
Louis Devaivre: Pierre Lacan
Suzanne Raymond: Charlotte Kady
Maurice Tourneur: Philippe Mourier-Genoud
Roger Richebé: Olivier Gourmet
Olga: Marie Gillain
Pierre Bost: Christophe Odent

Con Laissez-passer Bertrand Tavernier, autore discontinuo che ha alternato nella sua lunga carriera opere eccellenti ("L'orologiaio di Saint Paul", "Che la festa cominci", "Round Midnight") ad altre meno riuscite ("La passion Béatrice", "La figlia di D'Artagnan"), affronta un tema scottante nella società e nella cinematografia francese. Ambientato nella Francia occupata dai nazisti, Laisez passer racconta le vicende di un gruppo di cineasti francesi alle prese con il regime hitleriano, dal novembre del 1942 al marzo del 1943. In particolare il film concentra le proprie attenzioni sull'aiuto regista Jean Devaivre e sullo sceneggiatore Jean Aurenche. Il primo accetta di andare a lavorare per la Continental film, casa cinematografica gestita dai tedeschi ma nella quale lavorano alcuni tra i più talentuosi autori francesi: dallo sceneggiatore Pierre Bost, ai registi Maurice Tourneur e Henry Clouzot. Quest'ultimo addirittura firmò, proprio con la Continental nel 1943, il suo capolavoro "Le corbeau". Nonostante Devaivre osteggi il regime straniero e partecipi attivamente alla resistenza la sua scelta di lavorare per la Continental è dettata da un duplice scopo: dare da mangiare alla sua famiglia (moglie e neonato) e al contempo combattere dall'interno il sistema. All'opposto di tali scelte si pone invece lo sceneggiatore Jean Aurenche che decide di opporsi ostinatamente alla tentazione di lavorare con la casa di produzione tedesca, nonostante le continue offerte. Lo scrittore si trova così costretto a vagare nei caffé e nelle case delle sue amanti alla ricerca di ospitalità. Fa' da sfondo la Parigi occupata, in una ricostruzione realistica che sottolinea in numerose sequenze il pericolo di vivere in una città fatta oggetto di pesanti bombardamenti da parte degli alleati e di continui rastrellamenti da parte dei nazisti.

Laissez-passer è un curioso mix tra Effetto notte e L'ultimo métrò, una storia sul cinema e i loro protagonisti, ma sopratutto una storia sull'occupazione e sulle dinamiche legate ad un periodo storico complesso. Un affresco vibrante e appassionante, sostenuto da interpreti eccellenti, che pone sulla scena una moltitudine di personaggi differenti, ciascuno protagonista della propria storia di sofferenza.

Il film affronta con coraggio un'epoca che ancor'oggi non manca di suscitare polemiche. La Francia infatti non ha mai perdonato i cosiddetti collaborazionisti della Repubblica di Vichy. Tavernier si propone di smantellare questo giudizio evidenziando come chi non abbia vissuto in quell'epoca non possa giudicare le azioni di persone impegnate nella quotidiana sopravvivenza. Allo stesso tempo Laissez-passer offre un'occasione di riscatto ai cineasti dell'epoca, troppo spesso bistrattati, sopratutto dalla nouvelle vague che li bollò come estetizzanti e vacui, opponendogli un cinema della strada. Tavernier ci tiene a sottolineare come al contrario i vari Aurenche, Bost e Clouzot fossero dei veri artisti, in grado di realizzare un cinema di qualità in condizioni oggigiorno impensabili. Non dimentichiamo poi che Laissez-passer si basa sui ricordi dello sceneggiatore Jean Aurenche, sceneggiatore in coppia con Bost proprio del primo film di Tavernier, "L'orologiaio di Saint Paul". In una scena significativa, di fronte ad un Aurenche sconsolato che si lamenta d'essere incapace di combattere in maniera attiva i nazisti, Bost replica affermando che il dovere di un'artista è quello di rallegrare, anche se solo per un paio d'ore, il pubblico francese sottoposto ad estenuanti umiliazioni. 
Laissez-passer è dunque un inno alla creatività umana, al di sopra di ogni conflitto.

Maurizio Imbriale


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