Anno VIII - Numero 37 - Ottobre 2002

I film del mese


OTTO DONNE E UN MISTERO
(8 FEMMES)

CAST TECNICO ARTISTICO

RegiaFrançois Ozon
Sceneggiatura
François Ozon e Marina de Van (da una pièce di Robert Thomas)
Fotografia
Jeanne Lapoirie
Scenografia
Arnaud de Moleron
Costumi
Pascaline Chavanne
Musica
Krishna Levy
Montaggio
Laurence Bawedin
Prodotto da
Olivier Delbosc, Marc Missonier
(Francia, 2002)

Durata
103’
Distribuzione cinematografica
BIM

PERSONAGGI E INTERPRETI

Mamy: Danielle Darrieux
Gaby: Catherine Deneuve
Pierrette: Fanny Ardant
Augustine: Isabelle Huppert
Catherine: Ludivine Sagnier
Suzon: Virginie Ledoyen
Louise: Emmanuelle Beart
Ma.me Chanel: Firmine Richard

In una casa della provincia francese otto donne diverse per estrazione sociale, per aspetto ed età, si ritrovano assieme per festeggiare il natale. La mattina l’unico uomo di casa – il marito della Deneuve - viene trovato morto.  Catherine Deneuve, ricca e altezzosa borghese (la moglie), Isabelle Huppert, occhialuta, complessata ed isterica (la sorella di lei); Fanny Ardant, dal passato ambiguo (la sorella del morto); Emanuelle Beart, bella e licenziosa (la cameriera della Deneuve); Daniellle Darieux, avida e sofisticata (la madre della Huppert e della Deneuve); Virgine Ledoyen e Ludivine Sagnier, argute e viziate (le figlie di Catherine); Madame Chanel, generosa e semplice (la cuoca di casa): tutte potrebbero aver avuto un movente, tutte si dichiarano naturalmente innocenti. E, nella ricerca dell’assassino (anzi: assassina), emergeranno i loro segreti nascosti, inconfessati (e inconfessabili).

François Ozon trascrive una pièce dell’autore francese Robert Thomas, attingendo dai colori e dalle situazioni melodrammatiche di Douglas Sirk, specie sul piano formale. Ma soprattutto lo stillicidio verbale in famiglia ricorda ”Roulette Cinese” di Fassbinder – di cui Ozon ha già diretto ”Gocce d’acqua su pietre roventi”-,  ed il genere,  giallo-rosa, rimanda ad Agatha Christie, in particolare ad ”Assassino sull’Orient-Express”, sebbene venga alla mente anche il recente ”Gosford Park” di Robert Altman. Ecco, se la prova delle attrici è ostinatamente sopra le righe – ogni personaggio è imbottito di personalità sino a sfiorare il clownesco -, se i dialoghi cercano, ma non trovano, un umorismo nero di stampo britannico e se varie situazioni si risolvono drammaturgicamente con baci improvvisi quanto gratuiti, che eludono qualsiasi sviluppo della sceneggiatura, ebbene, il risultato è un film che per misurare il proprio carattere si trasfigura in 8 personaggi sino a smaterializzare un centro di gravità – che può essere un tipo, come un evento – e rendere infine il risultato finale come un ibrido tra l’operetta (ogni donna canta), il thriller, il giallo, la commedia. 

Ozon non utilizza un registro interpretativo nel contenuto ma solo nella forma: il che spiazza di continuo non lo spettatore – allora sì che sarebbe un bene – ma se stesso, o, meglio, il film medesimo, che risulta allora un assemblaggio di generi, di idee, insomma, privo di un metodo. Come un’orchestra di eccellenti solisti con un direttore d’orchestra che ne accentua l’individualismo senza pensare viceversa a miscelarne i talenti per una risoluzione sublime. E’ un film che mostra come splendidi primi piani, e una storia intrigante non compongono un buon prodotto: per questo si necessita di un occhio che sappia comprendere il Tutto (cast, script, dialoghi, luci, locations, etc.) e concentrarlo nellUno (il film stesso).

Luigi Senise


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