: Mediafilm
PERSONAGGI E INTERPRETI
Tim Sullivan: Kieran Culkin
Francis Doyle: Emile Hirsch
Joey Scalisi: Tyler Long
Suor Assunta: Jodie Foster
Padre Casey: Vincent D'Onofrio



Tratto
da un romanzo di Chris Fuhrman, scomparso
prima che venisse pubblicato, "The dangerous lives of Altar boys"
è la storia di un gruppo di liceali ribelli in una scuola cattolica
degli anni '70, il cui universo, filtrato da una comune passione per i
fumetti ed il disegno, appare nettamente diviso tra i buoni ed i cattivi
che ritengono di poter distinguere. Suor Assunta, severa direttrice del
collegio, diviene in quest'ottica il peggior nemico, trasformato dal
loro talento artistico in una malvagia motociclista in lotta con i loro
alter ego animati, per un provocatorio libro a fumetti. Presto, però,
arrivano a confondere la realtà con l'immaginazione.
Se
un film come “The dangerous lives of altar boys” riesce a dimostrare
il suo potenziale, il merito va in primo luogo al suo diligente
montaggio. Le brillanti animazioni del disegnatore Todd
McFarlaine, straordinario artefice della rinascita dell’”Uomo
Ragno” negli anni ’90 e creatore della testata “Spawn”, si
saldano alle riprese dal vivo in un intreccio empatico, impartendo al
film un ritmo regolare ed una costituzione uniforme. In questo modo,
quello che potrebbe essere registrato come un convenzionale racconto di
formazione sulle corde dei romanzi di Stephen King, diventa un’opera
di piccole ma sostanziali riforme stilistiche, il cui
significato si palesa nel suggerire la coincidenza di due dialetti:
della fervida irrequietudine adolescenziale e del cavalleresco ardore
supereroistico, quale è nella trazione del fumetto americano. La corsa
dei quattro ragazzi verso le illusioni che confondono con la libertà e
l’emancipazione e i vincoli insondabili che li allontanano mentre sono
ad un passo dal toccarle, realizzano insieme la materia delle
frustrazioni che essi riscattano esaltandole nelle gesta delle loro
creature immaginarie.
Sono
tanti, in fondo, gli eroi di carta che s’identificano nelle angosce
primordiali, fosse solo perché condividono con l’adolescenza
l’ansioso sentore di virtù inespresse e recluse nell’esilio
dell’autorità. Oppressi dalla tirannica icona ecclesiastica incarnata
da una Jodie Foster austera e graffiante,
i giovani protagonisti, interpreti di gran talento, abbracciano il
fumetto avviando con esso un rapporto di simbiosi che infonde ritmo
all’azione ed innesca il meccanismo di una grande avventura; un
rapporto d'interscambi tra la vita e le idee, che culmina nel dono
dell'immortalità.
Francesco
Russo