L’opera
dello scrittore americano Philip Kindred Dick (1928-1982) è
stata oggetto recentemente di una rivalutazione critica e di una
popolarità che l’autore non aveva mai conosciuto in vita. Merito
soprattutto di Blade Runner, il film di Ridley Scott del 1982 che
fece conoscere al grande pubblico l’universo di questo scrittore, fino
ad allora conosciuto solo con la riduttiva connotazione di autore di
fantascienza. Da allora il cinema
sta rivisitando, di titolo in titolo, tutte le opere di questo prolifico
scrittore. Nel 1989 Paul Verhoeven realizzò Atto di forza dal
racconto "Memoria totale", nel 1990 fu poi la volta di Screamers
Urla dallo spazio di Christian Duguay dal racconto "Modello
due" e, proprio qualche mese fa, Steven Spielberg ha diretto dal
racconto "Rapporto di minoranza" lo splendido Minority Report.
Ma non è finita perché Hollywood ha già annunciato nuove pellicole
dai romanzi di Dick.
Strano destino quello di
questo autore, nato a Chicago nel 1928 che, dopo un peregrinare di stato
in stato, si trasferisce in California dove vive per tutta la vita.
Negli anni quaranta Dick comincia ad interessarsi di fantascienza e, a
soli diciannove anni, abbandona la casa materna per lavorare in un
negozio dischi, continuando però a frequentare l’ambiente
intellettuale di Berkeley. Dopo avere venduto qualche racconto, Dick
decide negli anni ’50 di dedicarsi a tempo pieno alla letteratura.
Cerca di pubblicare senza esito alcuni romanzi ed ottiene un primo
successo nel 1955 con il romanzo "Solar Lottery". La prima
fase della sua carriera conosce il vertice con "L’uomo
nell’alto castello" del 1962 che vince il premio Hugo per il
miglior romanzo di fantascienza. Dick in quel periodo ha già iniziato a
coltivare una follia paranoica e, con due divorzi alle spalle, inizia a
credere che la sua terza moglie stia complottando alle sue spalle per
eliminarlo.
Nonostante la malattia gli
anni ’60 sono i più prolifici di questo scrittore che, tra il 1963 e
il 1964, realizza addirittura ben 11 romanzi tra cui ricordiamo "The
simulacra" (1964), "Martian Time-Slip" (1964) e "The
three Stigmata of Palmer Eldritch" (1965).
Nel 1964 Dick divorzia anche dalla sua terza moglie e si trasferisce a
San Francisco dove comincia a fare uso pesante di anfetamine, necessarie
a suo dire per alimentare la creatività. Nel 1966 sposa Nancy e nasce
la sua seconda figlia, ma l’assunzione di psicofarmaci lo fa
precipitare in un grave esaurimento nervoso. Nel 1968 pubblica "Do
androids dream of electric ship?" e nel 1969 esce "Ubi".
Ma oramai la paranoia è parte integrante della sua vita. Anche Nancy lo
abbandona e lo scrittore tenta il suicidio. Nel 1974 Dick dichiara di
sentirsi tormentato da una serie di visioni e di voci che costituiranno
un elemento centrale della sua esistenza. Questi fenomeni ispirano gli
ultimi tre romanzi di Dick, la cosiddetta "Trilogia di Valis"
e un gigantesco diario di autoanalisi "Exegesis", in cui Dick
cerca di dare una spiegazione ai suoi bizzarri sogni. Nel 1976 lo
scrittore tenta il suicidio per la seconda volta. Poco prima
dell’uscita del film "Blade Runner", tratto da "Do
androids dream of electric ship?" Dick muore per un attacco di
cuore, il 2 marzo del 1982 all’età di 52 anni.
La
Fanucci editore ha acquistato l’intero corpus delle opere
dickiane e lo ripropone ritradotto e supportato dalla curatela del
miglior specialista italiano dell’opera di Dick, Carlo Pagetti,
professore di lingua e letteratura inglese presso l’università di
Milano.
Tutta l’opera di Dick è incentrata sulle grandi domande che
vengono imposte dalle rivoluzioni tecnologiche e scientifiche in atto: Cos’è
umano, cos’è reale? La tensione paranoica di un futuro
inquietante e controllato dai media è un tema centrale nell’opera
dickiana, basti pensare a Minority Report di Spielberg o Atto
di forza di Verhoeven, entrambi pubblicati nel volume Rapporto di
minoranza e altri racconti (Fanucci, 220 pp, Euro 12,50). Entrambi
presentano un protagonista, solo contro tutti, perseguitato dal potere
centrale e in perenne conflitto con esso. Ma anche il tema dell’uomo e
della macchina, creature sempre più indistinte è nel cuore di questo
scrittore che ne fa il tema principale di uno dei suoi romanzi più
celebri Ma gli androidi sognano pecore elettriche?
Dei
romanzi pubblicati da Fanucci L’uomo nell’alto castello (Fanucci,
380 pp, Euro 14,70, conosciuto finora con il titolo italiano La
svastica sul sole) rappresenta il vertice della letteratura dickiana.
Il libro affronta un argomento centrale nelle discussioni politiche
degli anni ’60, immaginando, al termine del secondo conflitto
mondiale, un mondo dominato dal nazismo e dal Sol levante. In questo
scenario due libri segnano il destino collettivo, influenzando scelte e
comportamenti: un libro antico, il millenario I Ching, oracolo della
saggezza cinese, ed un romanzo moderno, un misterioso libro censurato
dalle autorità naziste e che minaccia di sovvertire l’ordine
mondiale. Si tratta di "La cavalletta non si alzerà più", un
best seller vietato in tutti i paesi del Reich, che racconta come se
fosse fantascienza, una realtà in cui le potenze dell’Asse risultano
sconfitte dagli Alleati. E così il romanzo affronta la Storia e le sue
possibili riscritture, lo scontro culturale tra Oriente e Occidente,
l’invasione della spiritualità nella vita quotidiana. Tutti temi cari
all’autore ma che qui raggiungono una poeticità inconsueta permeata
di una malinconia estrema.
A
concludere le pubblicazioni segnaliamo anche Confessioni di
un’artista di merda (Fanucci, 282 pag, Euro 14,40), sorta di
autobiografia romanzata dove le vicende di quattro personaggi
s’incrociano nella California di fine anni ’50. Uno di essi, Jack
Isidore, l’artista cui fa riferimento il titolo, è in parte ispirato
allo stesso Dick.
Da segnalare infine Divine invasioni (Fanucci, 379 pp, Euro
30,99) di Lawrence Sutin la biografia più accurata su questo grande
scrittore del fantastico.