Anno VIII - Numero 38 - Novembre 2002

I film del mese


L'UOMO DEL TRENO
(L'HOMME DU TRAIN)

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Patrice Leconte
Sceneggiatura
: Claude Klotz
Fotografia
: Jean-Marie Drejou
Musica
: Pascal Estève
Montaggio
: Joëlle Hache
Prodotto da
: Philippe Carcassone
(Francia, 2002)

Durata
: 90'
Distribuzione cinematografica
: Mikado

PERSONAGGI E INTERPRETI

Manesquier: Jean Richefort 
Milan: Johnny Hallyday 
Max: Charlie Nelson
Louis: Jean-François Stévenin
Viviane: Isabelle Petit-Jacques

La stazione ferroviaria di una città di provincia francese. Milan, un tipo poco raccomandabile, scende dal treno. Taciturno e scontroso l'uomo si trova nella cittadina perché ha intenzione di rapinare la banca del paese con l'aiuto di due complici. Ma è stanco del suo lavoro, sogna di vivere quel che gli resta in pantofole, sorseggiando tè e fumando la pipa, proprio come il suo padrone di casa Manesquier. Quest'ultimo, al contrario, è un professore in pensione che vive in una casa grande e decadente, con un enorme giardino che lo protegge dai curiosi. La sua vita è sempre stata all'insegna della moderazione e della ripetitività: le lezioni a scuola, la vita casalinga con la madre, le serate passate a leggere o a giocare a domino. Manesquier è stanco di quella noia, aspirerebbe ad una vita movimentata, imprevedibile, ed è normale pertanto che sia affascinato dal suo inquilino, così differente da lui. Entrambi però sono giunti ad un bivio della loro esistenza. Venerdì Milan compierà la sua ultima rapina e poi andrà a godersi la vecchiaia in qualche isola lontana, Manesquier dovrà essere operato al cuore e si ripromette, se sopravviverà, di abbandonare la grigia città nella quale ha vissuto.

L'incrocio di due esistenze è alla base del nuovo film di Patrice Leconte. Presentato all'ultimo festival di Venezia, con un felice riscontro di pubblico, L'uomo del treno è una delle opere più riuscite del regista francese. Il ritorno alla sceneggiatura di Claude Klotz (già autore con Leconte del celeberrimo "Il marito della parrucchiera") ha contribuito alla riuscita dell'opera, che trova il suo punto di forza nel tratteggio finissimo dei personaggi, interpretati con toni dolenti e malinconici da Jean Rochefort e Johnny Halliday. A ciò si aggiunga un ritratto inusuale di una livida Francia di provincia, poco visitata sul grande schermo. Il film si vede con piacere anche se non si può fare a meno di sottolineare un manierismo stucchevole che negli anni '60 avrebbe fatto di Leconte uno dei massimi esponenti del cosiddetto "cinema di papà", come veniva chiamato con sarcasmo dagli autori della nouvelle vague.

Maurizio Imbriale


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