Anno VIII - Numero 38 - Novembre 2002

I film del mese


LE QUATTRO PIUME
(THE FOUR FEATHERS)

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Shekhar Kapur
Sceneggiatura
: Michael Schiffer, Hossein Amini
Fotografia
: Robert Richardson
Scenografia
: Allan Cameron
Costumi
: Ruth Myers
Musica
: James Horner
Montaggio
: Steven Rosenblum
Prodotto da
: Paul Feldsher, Robert D. Jaffe, Stanley R. Jaffe, Marty Katz
(USA, 2002)

Durata
: 125'
Distribuzione cinematografica
: Eagle Pictures

PERSONAGGI E INTERPRETI

Harry Faversham: Heath Ledger 
Lt. Jack Durrance:   Wes Bentley

Ethne Eustace:  Kate Hudson

Abou Fatma: Djimon Hounsou

Nell’Inghilterra di fine ottocento Harry Feversham, è il miglior soldato del suo reggimento. Amato dalla bella fidanzata Ethne, alla quale ha appena chiesto di diventare sua moglie, Harry è figlio di un integerrimo e valoroso generale. Il futuro sembra essere promettente e Harry non avanza dubbi sulla carriera militare che condivide con tre carissimi amici. Un giorno però un esercito di ribelli sudanesi attacca una fortezza britannica a Khartoum e il suo reggimento si prepara a partire per la guerra. Harry è assalito da incertezze e paure e dopo una lunga riflessione, decide di dimettersi e di non partire. I suoi compagni però, appresa la notizia, ritengono il suo gesto un atto di codardia e, secondo il costume militare vittoriano, gli inviano tre piume bianche, simbolo di viltà. Harry crede che almeno Ethne possa comprendere il suo gesto, ma la ragazza lo respinge aggiungendo una piuma bianca a quelle già ricevute. Il reggimento parte ed Harry è tormentato dal senso di colpa al punto tale da risolversi a partire per raggiungere i suoi amici. A Khartoum Harry si confonde tra la folla sudanese e segue da lontano il suo reggimento.

Tratto dall’omonimo romanzo di E. W. Mason, già versione cinematografica nel 1939 con la regia di Zoltan Korda, Le quattro piume è una bella avventura epica. Il film, girato in modo impeccabile da Shekhar Kapur, regista tra l’altro del memorabile "Elizabeth", si avvale di una fotografia nitida ed ispirata che riesce a compenetrare due tipi di paesaggi dissimili. L’autore della fotografia Robert Richardson, che ha al suo attivo numerose nomination agli Oscar e una statuetta per JFK, unisce perfettamente la lucida e fredda atmosfera vittoriana, che stride volutamente con la luce aerea ed abbagliante del deserto, richiamando ad un pubblico colto le atmosfere di "Lawrence d’Arabia".

Nel plot Kapur segue fedelmente il romanzo e accentua in modo moderno un certo dissenso nei confronti della guerra in generale e della conquista barbara ed ingiustificata in particolare. E gli si crederebbe ciecamente se non fosse per una certa sovrabbondanza di scene eroiche che proprio a tre quarti del film interrompono in modo noioso un buon ritmo narrativo, vanificando l’affastellarsi di emozioni create nello spettatore e pronte a sciogliersi nella catarsi finale. Si crederebbe anche ad un gruppo di attori, incautamente non inglesi ma bravi e convincenti, al servizio dei quali gli sceneggiatori Michael Schiffer e Hossein Amini hanno messo dei dialoghi modernissimi che tentano di alleggerire la pesantezza del tema, se non fosse per la fissità psicologica  dei caratteri che si mal sopporta dopo ben due ore di film.
Memorabili restano invece le scene di guerra, orchestrate in modo spettacolare ed avvincente.
Si pensi soprattutto all’epico scontro decisivo che vede gli inglesi asserragliati in una geometria di tattiche inutili, mentre i sudanesi a cavallo li circondano come un’orda di barbari selvaggi.

Danila Filippone


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