: Eagle
Pictures
PERSONAGGI E INTERPRETI
Harry Faversham:
Heath Ledger
Lt. Jack Durrance: Wes
Bentley
Ethne Eustace: Kate Hudson
Abou Fatma: Djimon Hounsou



Nell’Inghilterra
di fine ottocento Harry Feversham, è il miglior soldato del suo
reggimento. Amato dalla bella fidanzata Ethne, alla quale ha appena
chiesto di diventare sua moglie, Harry è figlio di un integerrimo e
valoroso generale. Il futuro sembra essere promettente e Harry non
avanza dubbi sulla carriera militare che condivide con tre carissimi
amici. Un giorno però un esercito di ribelli sudanesi attacca una
fortezza britannica a Khartoum e il suo reggimento si prepara a partire
per la guerra. Harry è assalito da incertezze e paure e dopo una lunga
riflessione, decide di dimettersi e di non partire. I suoi compagni però,
appresa la notizia, ritengono il suo gesto un atto di codardia e,
secondo il costume militare vittoriano, gli inviano tre piume bianche,
simbolo di viltà. Harry crede che almeno Ethne possa comprendere il suo
gesto, ma la ragazza lo respinge aggiungendo una piuma bianca a quelle
già ricevute. Il reggimento parte ed Harry è tormentato dal senso di
colpa al punto tale da risolversi a partire per raggiungere i suoi
amici. A Khartoum Harry si confonde tra la folla sudanese e segue da
lontano il suo reggimento.
Tratto
dall’omonimo romanzo di E. W. Mason, già versione cinematografica nel
1939 con la regia di Zoltan Korda, Le quattro piume è una bella
avventura epica. Il film, girato in modo impeccabile da
Shekhar Kapur, regista tra l’altro del memorabile
"Elizabeth", si avvale di una fotografia nitida ed ispirata
che riesce a compenetrare due tipi di paesaggi dissimili. L’autore
della fotografia Robert Richardson, che ha al suo attivo numerose
nomination agli Oscar e una statuetta per JFK, unisce perfettamente la
lucida e fredda atmosfera vittoriana, che stride volutamente con la luce
aerea ed abbagliante del deserto, richiamando ad un pubblico colto le
atmosfere di "Lawrence d’Arabia".
Nel
plot Kapur segue fedelmente il romanzo e accentua in modo moderno un
certo dissenso nei confronti della guerra in generale e della conquista
barbara ed ingiustificata in particolare. E gli si crederebbe ciecamente
se non fosse per una certa sovrabbondanza di
scene eroiche che proprio a tre quarti del film interrompono
in modo noioso un buon ritmo narrativo, vanificando l’affastellarsi di
emozioni create nello spettatore e pronte a sciogliersi nella catarsi
finale. Si crederebbe anche ad un gruppo di attori, incautamente non
inglesi ma bravi e convincenti, al servizio dei quali gli sceneggiatori
Michael Schiffer e Hossein Amini hanno messo dei dialoghi modernissimi
che tentano di alleggerire la pesantezza del tema, se non fosse per la
fissità psicologica dei
caratteri che si mal sopporta dopo ben due ore di film.
Memorabili restano invece le scene di guerra, orchestrate in modo
spettacolare ed avvincente. Si pensi soprattutto all’epico
scontro decisivo che vede gli inglesi asserragliati in una geometria di
tattiche inutili, mentre i sudanesi a cavallo li circondano come
un’orda di barbari selvaggi.