Anno VIII - Numero 38 - Novembre 2002

I film del mese


K-19
(
K-19 – THE WIDOWMAKER)

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Kathryn Bigelow
Sceneggiatura
: Cristopher Kyle
Fotografia
: Jeff Cronenweth
Scenografia
: Karl Juliusson
Costumi
: Marit Allen
Musica
: Klaus Badelt
Montaggio
: Walter Murch
Prodotto da
: Joni Sighvatsson, Christine Whitaker, Edward S. Feldman
(USA, 2002)

Durata
: 140’
Distribuzione cinematografica
: 01 Distribution

PERSONAGGI E INTERPRETI

Mikhail Polenin: Liam Neeson
Alexei Vostrikov: Harrison Ford
Ammiraglio Bratyeev: John Shrapnel
Maresciallo Zelentstov: Joss Ackland
Dmitri: Sam Spruell

Amato e rispettato dai suoi uomini, Mikahil Polenin viene rimosso dal comando del sottomarino atomico K-19 quando i dirigenti sovietici giungono alla conclusione che non è stato in grado di approntare il collaudo entro i tempi richiesti. Al suo posto, nominano il capitano Alexi Vostrikov, un ufficiale d’onore e volontà che, consapevole dell’importanza del suo compito, parte esattamente alla data prevista. Polenin, data la sua conoscenza del K-19, rimane a bordo come comandante in seconda, arrivando spesso a scontrarsi col suo capitano. In mare aperto, Vostrikov testa l’equipaggio fino all’esasperazione per prepararlo al lancio di un missile di prova, poi, ignorando i danni riportati dal sottomarino durante gli addestramenti, prosegue il viaggio senza preoccupazioni, fino al momento in cui si verifica un pericoloso guasto all’impianto di raffreddamento del sottomarino atomico. Per gli uomini, sarà l’inizio di un incubo senza possibilità di fuga. 

L’idea di base che ruota attorno alla realizzazione di K-19, ispirato ad un fatto realmente avvenuto, è decisamente intrigante: puntualizzare il taglio espositivo di un monumentale film bellico per poi stringere lo spazio cinematografico fino a cintarne costantemente i margini, per mantenere accesa l’attenzione sull’involucro che rinserra i personaggi. Forse per queste intuizioni, la Bigelow è in grado di rievocare il suo talento estetico soprattutto quando cuce assieme i densi contrasti tra il claustrofobico e cimiteriale interno del sottomarino russo e l’ampiezza nitida degli spazi aperti, di cui sembra catturare anche l’aria. Tali contrasti diventano essenziali per la costituzione formale del racconto e realizzano le uniche modulazioni di tono in una vicenda ampollosa ed ingenua, trascinata da figure caratteriali sterili ed univoche. 

Il maggior difetto di K-19 risiede proprio nell’eccedenza di personaggi aridi ed iperbolici. Tutti, dai soldati agli ufficiali, appaiono una manciata di estremi caratteriali pescati a casaccio nel disordine dell’immaginario comune e riordinati secondo i criteri del cameratismo e del rigore marziale, quali fabbrica d’eroi: ne viene fuori una parte che sta stretta a molti, compreso il bravo Liam Neeson, e alle cui insufficienze sembra voler porre rimedio soltanto Harrison Ford, ricorrendo ad una teatrale solennità che decora il suo personaggio con un minaccioso senso dell’orgoglio. Poi ancora - in uno svolgimento drammatico che esaurisce rapidamente i suoi eventi di spicco, prima di dissiparsi nella ripetizione - la regista sceglie di ritardare il finale procrastinando in un’estenuante attesa la soluzione ovvia di un film intrappolato nelle convenzioni narrative.

Francesco Russo


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