K-19
(K-19 – THE WIDOWMAKER)
CAST
TECNICO ARTISTICO
Regia: Kathryn Bigelow
Sceneggiatura: Cristopher Kyle
Fotografia: Jeff Cronenweth
Scenografia: Karl Juliusson
Costumi: Marit Allen
Musica: Klaus Badelt
Montaggio: Walter Murch
Prodotto da: Joni Sighvatsson, Christine Whitaker, Edward S.
Feldman
(USA, 2002)
Durata: 140’
Distribuzione cinematografica: 01 Distribution
PERSONAGGI
E INTERPRETI
Mikhail Polenin: Liam
Neeson
Alexei Vostrikov: Harrison Ford
Ammiraglio Bratyeev: John Shrapnel
Maresciallo Zelentstov: Joss Ackland
Dmitri: Sam Spruell

Amato e rispettato
dai suoi uomini, Mikahil Polenin viene rimosso dal comando del
sottomarino atomico K-19 quando i dirigenti sovietici giungono alla
conclusione che non è stato in grado di approntare il collaudo entro i
tempi richiesti. Al suo posto, nominano il capitano Alexi Vostrikov, un
ufficiale d’onore e volontà che, consapevole dell’importanza del
suo compito, parte esattamente alla data prevista. Polenin, data la sua
conoscenza del K-19, rimane a bordo come comandante in seconda,
arrivando spesso a scontrarsi col suo capitano. In mare aperto,
Vostrikov testa l’equipaggio fino all’esasperazione per prepararlo
al lancio di un missile di prova, poi, ignorando i danni riportati dal
sottomarino durante gli addestramenti, prosegue il viaggio senza
preoccupazioni, fino al momento in cui si verifica un pericoloso guasto
all’impianto di raffreddamento del sottomarino atomico. Per gli
uomini, sarà l’inizio di un incubo senza possibilità di fuga.
L’idea di base che
ruota attorno alla realizzazione di K-19, ispirato ad un fatto
realmente avvenuto, è decisamente intrigante: puntualizzare il taglio
espositivo di un monumentale film bellico per poi stringere lo spazio
cinematografico fino a cintarne costantemente i margini, per mantenere
accesa l’attenzione sull’involucro che rinserra i personaggi. Forse
per queste intuizioni, la Bigelow è in grado di rievocare il suo
talento estetico soprattutto quando cuce assieme i densi contrasti tra
il claustrofobico e cimiteriale interno del sottomarino russo e
l’ampiezza nitida degli spazi aperti, di cui sembra catturare anche
l’aria. Tali contrasti diventano essenziali per la costituzione
formale del racconto e realizzano le uniche modulazioni di tono in una
vicenda ampollosa ed ingenua, trascinata da figure caratteriali sterili
ed univoche.
Il
maggior difetto di K-19 risiede proprio nell’eccedenza di personaggi
aridi ed iperbolici. Tutti, dai soldati agli ufficiali,
appaiono una manciata di estremi caratteriali pescati a casaccio nel
disordine dell’immaginario comune e riordinati secondo i criteri del
cameratismo e del rigore marziale, quali fabbrica d’eroi: ne viene
fuori una parte che sta stretta a molti, compreso il bravo Liam
Neeson, e alle cui insufficienze sembra voler porre rimedio
soltanto Harrison Ford, ricorrendo ad una
teatrale solennità che decora il suo personaggio con un minaccioso
senso dell’orgoglio. Poi ancora - in uno svolgimento drammatico che
esaurisce rapidamente i suoi eventi di spicco, prima di dissiparsi nella
ripetizione - la regista sceglie di ritardare il finale procrastinando
in un’estenuante attesa la soluzione ovvia di
un film intrappolato nelle convenzioni narrative.
Francesco
Russo