INTERVENTO
DIVINO
CAST
TECNICO ARTISTICO
Sceneggiatura
e Regia: Elia Suleiman
Fotografia: Marc-Andrè Batigne
Scenografia: Miguel Markin, Denis Renault
Musica: Natasha Atlas
Montaggio: Veronique Lange
Prodotto da: Humbert Balsan
(Francia/Germania/Marocco, 2002)
Durata: 92’
Distribuzione cinematografica: Warner Bros
PERSONAGGI
E INTERPRETI
E.S.: Elia Suleiman
La ragazza: Manal Khader
Padre di E.S.: Nayef Fahoum Daher
Madre di E. S.: Nazira Suleiman
Jamal: Jamel Daher



E.S.
è un palestinese che vive a Gerusalemme, innamorato di una ragazza che
vive a Ramallah. A causa delle difficili condizioni politiche, la donna
non può superare il posto di blocco israeliano che divide le due città
e la coppia, aggirando il problema, è costretta ad incontrarsi in un
parcheggio deserto proprio in prossimità del checkpoint, da cui
riescono a seguire i piccoli drammi che si consumano sulla linea di
confine. Nel frattempo, quando la sua impresa inizia ad andare in
rovina, il padre di E.S. viene colto da un improvviso mancamento,
segnale di una malattia che obbligherà suo figlio a dividersi tra
l’amore e le responsabilità di una casa. Sullo sfondo la città di
Nazareth, colta da una follia che si manifesta in fatti assurdi ed
imprevedibili.
La
questione palestinese è il baricentro della storia che si sta
compiendo. È, di conseguenza, un tema che il cinema affronta
con giustificabile esitazione, poiché pretende liceità e autorevolezza
da chi accetta il rischio di affrontarlo. Il regista Elia
Suleiman, nato a Nazareth nel 1960, trasferitosi a New York nel
1981 e residente a Gerusalemme dal 1994, scava tra le macerie di
esperienze attraversate anche dal sacrificio del padre, svellendo
nientemeno che il cuore di una commedia in
equilibrio tra satira e farsa, che fluttua con la sua grammatica tra i
registri della fiaba, del melò e del muto. Se la prima parte
dispone una serie di scene dai dilatati tempi comici, che spesso
constano di un inquadratura fissa o di un ordine ciclico
d’inquadrature entro cui si sviluppa l’azione della gag, la seconda
parte scivola con naturalezza in una superficie narrativa più morbida,
per portare alla luce un’inviolabile storia d’amore in tempo di
guerra.
Intervento
divino è guidato da una forte impostazione autobiografica,
mitigata con sicurezza dai generi che Suleiman sfrutta per filtrarla ed
evitare il neorealismo retorico e di maniera. Ci mostra così,
attraverso gli archetipi del cinema, il profilo interiorizzato di una
terra che sanguina, confessa il caustico auspicio di una circostanza
prodigiosa e risolutiva come l’avvento di una supereroina palestinese,
stempera il rancore sublimandolo nell’esplosione di un carro armato.
Al tempo stesso, approfondisce con il pubblico un dialogo onesto ed
epurato da ogni velleità d’oggettivismo, facendo attenzione a non
confondere con la vita le tracce di una specifica sensibilità artistica
ed intellettuale. Sublimi, oltre lo stesso Elia Suleiman, tutti gli
attori, tra cui spicca la giornalista Manal Khader, capace d’indossare
le vesti di un personaggio avvertito come un simbolo celeste,
costantemente in bilico tra la fragilità della natura umana e la
trascendenza di una sempiterna purezza.
Francesco
Russo