Anno VIII - Numero 38 - Novembre 2002

I film del mese


INTERVENTO DIVINO

CAST TECNICO ARTISTICO

Sceneggiatura e Regia: Elia Suleiman
Fotografia: Marc-Andrè Batigne
Scenografia
: Miguel Markin, Denis Renault
Musica
: Natasha Atlas
Montaggio
: Veronique Lange
Prodotto da
: Humbert Balsan
(Francia/Germania/Marocco, 2002)

Durata
: 92’
Distribuzione cinematografica
: Warner Bros

PERSONAGGI E INTERPRETI

E.S.: Elia Suleiman
La ragazza: Manal Khader

Padre di E.S.: Nayef Fahoum Daher

Madre di E. S.: Nazira Suleiman
Jamal: Jamel Daher

E.S. è un palestinese che vive a Gerusalemme, innamorato di una ragazza che vive a Ramallah. A causa delle difficili condizioni politiche, la donna non può superare il posto di blocco israeliano che divide le due città e la coppia, aggirando il problema, è costretta ad incontrarsi in un parcheggio deserto proprio in prossimità del checkpoint, da cui riescono a seguire i piccoli drammi che si consumano sulla linea di confine. Nel frattempo, quando la sua impresa inizia ad andare in rovina, il padre di E.S. viene colto da un improvviso mancamento, segnale di una malattia che obbligherà suo figlio a dividersi tra l’amore e le responsabilità di una casa. Sullo sfondo la città di Nazareth, colta da una follia che si manifesta in fatti assurdi ed imprevedibili.

La questione palestinese è il baricentro della storia che si sta compiendo. È, di conseguenza, un tema che il cinema affronta con giustificabile esitazione, poiché pretende liceità e autorevolezza da chi accetta il rischio di affrontarlo. Il regista Elia Suleiman, nato a Nazareth nel 1960, trasferitosi a New York nel 1981 e residente a Gerusalemme dal 1994, scava tra le macerie di esperienze attraversate anche dal sacrificio del padre, svellendo nientemeno che il cuore di una commedia in equilibrio tra satira e farsa, che fluttua con la sua grammatica tra i registri della fiaba, del melò e del muto. Se la prima parte dispone una serie di scene dai dilatati tempi comici, che spesso constano di un inquadratura fissa o di un ordine ciclico d’inquadrature entro cui si sviluppa l’azione della gag, la seconda parte scivola con naturalezza in una superficie narrativa più morbida, per portare alla luce un’inviolabile storia d’amore in tempo di guerra.

Intervento divino è guidato da una forte impostazione autobiografica, mitigata con sicurezza dai generi che Suleiman sfrutta per filtrarla ed evitare il neorealismo retorico e di maniera. Ci mostra così, attraverso gli archetipi del cinema, il profilo interiorizzato di una terra che sanguina, confessa il caustico auspicio di una circostanza prodigiosa e risolutiva come l’avvento di una supereroina palestinese, stempera il rancore sublimandolo nell’esplosione di un carro armato. Al tempo stesso, approfondisce con il pubblico un dialogo onesto ed epurato da ogni velleità d’oggettivismo, facendo attenzione a non confondere con la vita le tracce di una specifica sensibilità artistica ed intellettuale. Sublimi, oltre lo stesso Elia Suleiman, tutti gli attori, tra cui spicca la giornalista Manal Khader, capace d’indossare le vesti di un personaggio avvertito come un simbolo celeste, costantemente in bilico tra la fragilità della natura umana e la trascendenza di una sempiterna purezza.

Francesco Russo


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