INSOMNIA
CAST
TECNICO ARTISTICO
Regia: Christopher Nolan
Sceneggiatura: Hillary Seitz
Fotografia: Wally Pfister
Scenografia: Nathan Crowley
Costumi: Tish Monaghan
Musica: David
Julyan
Montaggio:Dody Dorn
Prodotto da: Witt/Thomas Section Eight
(USA, 2002)
Durata: 118'
Distribuzione cinematografica: Medusa
PERSONAGGI
E INTERPRETI
Will
Dormer: Al Pacino
Walter Finch: Robin Williams
Ellie Burr: Hilary Swank
Rachel Clement: Maura Tierney
Hap Eckhart: Martin Donovan
Fred Duggar: Nicky Katt



Londinese,
classe 1970, Christopher Nolan si è
imposto all’attenzione generale con la sua opera seconda,
“Memento” (2000), che gli è valsa una nomination all’Oscar per la
sceneggiatura ed una ampia risonanza internazionale. Lavoro più abile
che ispirato (“una sorta di patchwork d’immagini non privo di
suggestione, forse un poco lambiccato nel meccanismo di fondo”, lo
definivamo su queste colonne), “Memento” dimostrava tuttavia una
indiscussa abilità, da parte del giovane cineasta, nel lavorare sui
meccanismi del noir decongestionandone i procedimenti più abusati e
scegliendo strade poco battute, pur se in odore d’intellettualismo.
Guadagnatasi la possibilità di girare negli Usa, con star del calibro
di Al Pacino e Robin Williams, Nolan aggiusta
il tiro e firma con Insomnia uno dei più suggestivi thriller degli
ultimi anni. Remake dell’omonima pellicola svedo-norvegese
diretta nel 1997 da Erik Skjoldbierg, esso narra della perigliosa
indagine svolta dai detective Dormer ed Hap, in trasferta da Los Angeles
ad una piccola cittadina dell’Alaska, sul feroce assassinio di una
diciassettenne del luogo. Tormentati dalla luce del giorno (ininterrotta
in quelle zone per diversi mesi l’anno), gli investigatori si mettono
sulle tracce di un sospetto: ma, durante un inseguimento nella nebbia,
Hap viene ucciso da un colpo di pistola. Afflitto dalla mancanza di
sonno e squassato dai sensi di colpa per la morte del collega, Dormer
individua nello scrittore Walter Finch la persona che cercava: ma
l’uomo, pur ammettendo col Nostro la propria colpevolezza, lo
coinvolge in uno scosceso ed inquietante gioco di ricatti incrociati...
Non
vi diremo di più, per evitare di svelar troppo su un plot complesso e
ben congegnato: anche se quel che più conta, nell’occasione, non è
il gusto della sorpresa, bensì l’approfondimento psicologico delle
motivazioni dei gambler. Nel rapporto che si instaura fra il cacciatore
e la preda, infatti, alligna una ambiguità ed un malessere profondi: siamo
dalle parti di “Delitto e castigo”, ma qui manca un Raskolnikov
mosso da antiquati ideali e lo sbirro appartiene piuttosto alla razza
del wellesiano Quinlan, del quale ha inoltre una certa
grandezza shakespeariana.
Ribadendo,
come in molti recenti film del genere, una sostanziale equipollenza
morale tra poliziotto e
criminale, “Insomnia” trova nell’ambientazione artica un teatro
ideale per inscenarla: tra la luce innaturale delle notti ed il buio
forzoso degli interni, nel contesto d’una natura anch’essa come
putrida e maleolente, il gioco dell’oca fra ordine e disordine vede
sfumare le proprie coordinate in una indistinzione cinerea e catatonica.
Nella bisogna, Pacino è mirabile nell’incarnare le furie e le
reticenze d’un personaggio di difficile definizione, e Williams gli dà
la replica da par suo, fotografando la banalità del male con
impressionante precisione. Il demiurgico Nolan
si muove autorevolmente, orchestrando con bravura le sequenze
più movimentate - un inseguimento su tronchi galleggianti da antologia
- ed illuminando a meraviglia i tortuosi sentieri mentali dei duellanti,
con lo specolo d’un talento acuminato.