Anno VIII - Numero 38 - Novembre 2002

I film del mese


HOLLYWOOD ENDING

CAST TECNICO ARTISTICO

Sceneggiatura e Regia: Woody Allen
Fotografia
: Wedigo von Schultzendorff
Scenografia
: Santo Loquasto
Costumi
: Melissa Toth
Montaggio
: Alisa Lepselter
Prodotto da
: Letty Aronson, Helen Robin
(USA, 2002)

Durata
: 114'
Distribuzione cinematografica
: Medusa

PERSONAGGI E INTERPRETI

Val: Woody Allen
Ed: George Hamilton
Ellie: Téa Leoni
Lori: Debra Messing
Al: Mark Rydell
Hal: Treat Williams

Val Waxman, regista due volte premiato con l’Oscar e già di grande successo, non lavora da anni e si è ridotto a girare spot pubblicitari per vivere. L’occasione che attendeva gli giunge inaspettatamente dalla ex-moglie, che lo aveva a suo tempo lasciato per un potente tycoon californiano: è proprio una pellicola prodotta da quest’ultimo, a grande budget, che gli si chiede di girare. Dopo qualche comprensibile incertezza, egli - pur se a malincuore - accetta: purtroppo, nel corso delle riprese, un attacco di panico gli procura una cecità di origine psicosomatica. Il suo agente lo convince a tenere celata la cosa e a non abbandonare il set; la lavorazione del film va così avanti, tra mille difficoltà ed equivoci, sino a quando...

Presentato fuori concorso all’ultima edizione del Festival di Cannes, Hollywood Ending ripropone molte delle tematiche al centro delle opere più recenti di Allen: la sparizione del corpo (l’attore Robin Williams in “Harry a pezzi”), lo svelamento dei sentimenti tramite la fine d’una anomalia (l’uscita dalla trance ipnotica de “La maledizione dello scorpione di giada”), le intermittenze del cuore, l’ipocondria strisciante e così via. Si accentua semmai la tendenza, altrove più criptata, al recupero di procedimenti tipicamente slapstick, quasi a voler rifare il verso a titoli antichi quali  “Prendi i soldi e scappa” (1969) ed “Il dittatore dello stato libero di Bananas” (1971): con esiti in verità felici, ché le gag migliori sono qui tutte di scaturigine visiva (Val che precipita dall’impalcatura, che finge di apprezzare il manifesto del film guardandolo dalla parte sbagliata, etc.) ed il recuperato linguaggio del corpo pare riallacciarsi alla lezione di Jerry Lewis o di Jacques Tati. 

Per contro, il rimpallo delle battute è stavolta meno travolgente che in passato, i personaggi non risultano sempre ben caratterizzati e s’indulge un po’ troppo ad effetti facili facili (le incomprensioni con il direttore della fotografia, che parla solo in mandarino): perfino lo scioglimento della vicenda, pur come d’uso gradevole ed intenerente, suona risaputo e prevedibile. Non siamo, insomma, di fronte ad una delle cose più riuscite del Nostro: tuttavia, i numi dell’eleganza e della grazia continuano a vegliare sulla messa in scena, gli attori si muovono in scioltezza (soprattutto Téa Leoni, una presenza da tenere d’occhio) e non manca una ragionevole dose di divertimento di gran classe. A conferma che, anche quando sonnecchia, Woody è un paio di spanne al di sopra di qualunque altro commediante: che la forza sia con lui, dunque, per ancora tanti decenni a venire.

Francesco Troiano

Intervista a Woody Allen


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