Anno VIII - Numero 38 - Novembre 2002

I film del mese


EL ALAMEIN – LA LINEA DEL FUOCO

CAST TECNICO ARTISTICO

Sceneggiatura e Regia: Enzo Monteleone
Fotografia: Daniele Nannuzzi
Scenografia: Ettore Guerrieri

Costumi
: Andrea Viotti
Musica
: Aldo De Scalzi, Pivio
Montaggio
: Cecilia Zanuso
Prodotto da
: Riccardo Tozzi, Giovanni Stabilini, Marco Chimez
(Italia, 2002)

Durata
: 117’
Distribuzione cinematografica
: Medusa

PERSONAGGI E INTERPRETI

Serra: Paolo Briguglia
Sergente Rizzo: Pierfrancesco Favino
Spagna: Luciano Scarpa
Tenente Fiore: Emilio Solfrizzi
Capitano De Vita: Thomas Trabacchi

Africa del sud, 1942. La Divisione Brescia, un manipolo di uomini nel settore sud di El Alamein, sopravvive in attesa di ordini e di scorte ai bombardamenti dell’esercito inglese, difendendosi più dalla fame e dal clima che dalle incursioni del nemico. Ognuno tenta di aggrapparsi ad una piccola certezza, al ricordo della propria casa o agli affetti nati in trincea per non lasciarsi sopraffare da un disagio che pare insanabile. In questo modo i soldati, uniti dallo stesso destino, condividono il dolore e l’angoscia durante ogni missione, sempre l’ultima per alcuni di loro, fino al giorno in cui l’attesa s’interrompe: dopo un decisivo bombardamento notturno, gli Inglesi si preparano all’offensiva. Determinata dall’eroismo dei suoi uomini a fare la propria parte, la Divisione Brescia viene assegnata ad un'altra destinazione, che non raggiungerà mai, abbandonata senza più una meta all’inesorabilità del deserto, con i feriti e senza mezzi di trasporto. 

È la tragica vicenda dei soldati che, 60 anni fa, persero iniquamente la vita perché dimenticati dal loro paese. Sono giorni, questi, in cui la guerra torna a destare i nostri sensi. Dal canto suo, il cinema l’affronta rievocandone le fasi luttuose del XX secolo, avvicinando il pubblico all’ombra delle sue nubi attraverso l’appressamento di un passato prossimo; vivo, come lo è ancora nella memoria dei nostri parenti. Da “Pearl Harbor” a “Windtalkers”, il cinema americano è messaggero dell’inquietudine che il terrore di una guerra trascina con sé, portando all’evidenza quanto questa tormenti il riposo di tutto l’Occidente. 

Con El Alamein, Enzo Monteleone (sceneggiatore di “Mediterraneo” e “Marrakesh Express”) tenta di non rimanere indietro e realizza una pellicola vicina alla tradizione del genere bellico, ove l’orrore è inscritto - apparentemente nascosto - nei toni epici e la sintassi narrativa divisa tra eroismo e martirio. Nella prima parte, che racconta l’immobilismo sociale vissuto dai soldati di un fronte (eco degli spettri della Fortezza Bastiani descritta da un celebre romanzo di Buzzati), il film riesce a colpire soprattutto per la suggestione di un deserto che incombe come l’unico nemico ravvisato e lusinga al tempo stesso come una patria, come un purgatorio che oscilla tra il sollievo e la condanna. Poi, in un secondo tempo, per raccontare l’atroce pellegrinaggio delle sue anime Monteleone abusa del contesto e rivela inesperienza con i codici rappresentativi del genere, scivolando in un ingenuo lirismo estetico che mal descrive le scene di battaglia e trasfigura, con poca cautela, quelle condizioni in cui il senso della giustizia muta rapidamente i suoi parametri: in sostanza, pur non essendo un film a tesi, specifica e divide, nettamente e senza impliciti, le ragioni del bene e del male. Nel complesso, gli attori in parte sono pochi ed il film, troppo affettato e viziato di retorica, avvince assai meno di quanto ambirebbe.

Francesco Russo


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