Anno VIII - Numero 38 - Novembre 2002

I film del mese


BOWLING A COLUMBINE
(BOWLING FOR COLOMBINE)

CAST TECNICO ARTISTICO

Sceneggiatura e Regia: Michael Moore
Fotografia: Brian Danitz, Michael McDonough
Musica: Jeff Gibbs
Montaggio
: Kurt Engfehr
Prodotto da
: Salter Street Films, Alliance Atlantis, Dog Eat Dog Films
(USA, 2002)

Durata
: 120’
Distribuzione cinematografica
: Mikado

Per quale ragione, ogni anno, oltre 11.000 americani si uccidono sparandosi tra loro? È questa la domanda che Michael Moore sceglie di porsi all’inizio di un documentario ove indaga, introducendo lo spettatore all’oggetto della sua ricerca, tra i sintomi e gli effetti della più grave malattia sociale d’occidente, attraverso il passaggio da un’ipotesi aperta ad una tesi che sarà, via di seguito, messa in dubbio e arricchita di nuovi dati e nuovi indizi. Il film inizia con la verifica di un annuncio, secondo cui una banca offrirebbe in omaggio un arma a chiunque volesse aprirvi un conto e di cui, con un taglio feroce ed ironico, il regista coglie l’evidente contraddizione. Nel suo pellegrinaggio tra metropoli e quartieri, province e devastati habitat suburbani, Moore invita il pubblico ad addentrarsi nella ricostruzione di un contesto inciso da un indomabile prodotto della tensione collettiva, accompagnandolo con il suo aspetto bonario, che irrompe nelle riprese favorendo un clima di complicità. 

I volti comuni di una vita ordinaria, accostati agli interventi illustri di personaggi come il discusso Marylin Manson e Charlton Heston – uno tra i principali azionisti e rappresentanti della National Rifle Association, che produce e distribuisce armi in tutto il territorio americano – aprono la strada alla tragica vicenda a cui il film dedica il titolo: quella strage di Littleton, presso il liceo Columbine, ove due studenti, appena dopo aver giocato una partita di bowling, aprirono il fuoco massacrando undici compagni ed un’insegnante prima di suicidarsi.

Il sondaggio di Moore non si lascia confondere dalla tentazione d'inseguire il fanatismo delle organizzazioni armate, dell’irregolare attività delle sette, del cinema e della musica a cui i mass-media attribuiscono spesso ogni reato, ma cerca nei solchi di un’abietta educazione all'"occhio per occhio" la paura che vi affonda energicamente le radici e trascina la cinepresa lungo i microcosmi culturali di una comunità bigotta e disorientata, a cui l’opportunità di nascondere in casa un arsenale appare, a volte, una confortante alternativa.

Francesco Russo


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