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L'ULTIMO
METRO'
a cura di
Maurizio Imbriale
Nel
1979 Truffaut decide di girare L’ultimo metrò, cronistoria di
una troupe teatrale nella Parigi del 1943, in piena occupazione nazista.
Il film, dopo Effetto notte del 1973, un esplicito tributo
all’arte cinematografica, è concepito dal regista come il secondo
atto di una trilogia che dovrebbe concludersi con un film dedicato al
music hall parigino. Sebbene
ai tempi in cui si svolge la storia Truffaut fosse solo un ragazzino di
dieci anni, il film dovrebbe rievocare con precisione assoluta non solo
le dinamiche artistiche e interpersonali di una compagnia teatrale ma al
contempo raccontare con precisione storiografica alla Braudel, la vita
delle persone di tutti i giorni alle prese con un’occupazione brutale.
Per Truffaut si tratta dunque di girare un film al buio, dove i soli
bagliori di luce debbono essere rappresentati dalle canzoni d’epoca
che, di tanto in tanto si sentono cantare per strada o alla radio. Il
titolo del film fa riferimento all’ultima corsa della metropolitana
prima del coprifuoco della mezzanotte, quando era vietato circolare per
strada. Per i parigini che si accalcavano al cinema o a a teatro per
distrarsi e al contempo stare al caldo durante i rigidi inverni,
prendere L’ultimo metrò era dunque una questione di vita o di morte.
Truffaut,
aiutato dalla sua collaboratrice Suzanne Schiffman, si getta in una
meticolosa ricerca storica, consultando archivi, leggendo una
moltitudine di testi, attingendo ai ricordi personali di molti
interpreti teatrali dell'epoca, come Jean Marais, tutto al fine di
ricreare un’atmosfera assai prossima alla verità. Forse proprio per
questo qualche anno dopo il regista affermerà che i motivi
dell’incredibile successo in patria del film si dovevano ad
un’ambientazione storica in cui la gran parte degli spettatori di
mezza età si era riconosciuta ed emozionata.
Eppure Truffaut, fedele ai suoi principi estetici non fa un film
politico, perché racconta storie intime di personaggi inquadrati in un
contesto storico dove le deportazioni in massa degli ebrei, la
resistenza politica e le vicende belliche, restano sullo sfondo
minacciose.
Per
la scelta degli interpreti principali Truffaut decide di tornare a
lavorare con Catherine Deneuve che aveva già diretto dieci anni prima
ne La mia droga si chiama Julie (La sirène du Mississipi).“Il
ruolo è stato scritto per lei. Pensavo alla sua autorità naturale, e
anche alla sua età: ormai ha trentacinque anni, era ora che lasciasse
perdere i ruoli da ragazza con i capelli sciolti sulle spalle.”Per l’interprete maschile invece il maestro chiama Gèrard
Depardieu con il quale non ha mai lavorato prima. “Volevo
lavorare con Depardieu da quando l’ho visto in un piccolo ruolo in
Stavisky (Stavisky il grande truffatore), nel 1973. C’è una scena in
cui incrocia per le scale Belmondo, che impersona Stavisky, e scambia alcune
parole con lui. Ecco, per me questa scena ha simbolizzato l’incontro
di due generazioni d’attori… Con lui si ha voglia di fare tutto. Nel
momento stesso in cui gira una scena, te ne ispira un’altra. Lui non
s’accontenta di recitare, è dotato di una presenza favolosa che
distende l’atmosfera.”
Truffaut
fatica molto a trovare i finanziamenti per girare il film giacché molti
produttori si rifiutano di partecipare alla produzione di un film
ambientato durante l’occupazione nazista. Tuttavia le riprese del film
iniziano il 28 gennaio 1980 a Parigi in una fabbrica dismessa di
Levallois.
Uscito il 17 settembre 1980 L’ultimo metrò ottiene subito un
successo clamoroso quanto inaspettato, raggiungendo solo in Francia un
milione di spettatori e ottenendo sei mesi dopo ben 10 Cèsars, tra cui
quello per la miglior regia.
L’ultimo
metrò si svolge a Parigi dal settembre del 1942 alla fine del 1944.
Il film narra le vicende della compagnia del Teatro Montmartre. Marion
Steiner (Catherine Deneuve) dirige il Teatro dopo la fuga del marito
Lucas, ebreo, già regista, autore e proprietario del locale. Il
Montmartre è un locale molto frequentato dal pubblico francese che di
sera s’accalca in platea alla ricerca di storie che lo sappiano
distrarre dalla realtà drammatica dell’occupazione. E’ obbligatorio
però per tutti i cittadini prendere l’ultima corsa delle 23 per
tornare a casa prima del coprifuoco. Marion decide di portare in scena
una pièce tratta da un autore norvegese dal titolo “La scomparsa”.
La regia è affidata a Jean-Loup Cottins (Jean Poiret), amministratore
del teatro, che dovrà basarsi sugli appunti lasciati da Lucas Steiner
prima di fuggire. Per la parte del protagonista maschile Marion sceglie
Bernard (Gèrard Depardieu), un attore emergente di cui si è
segretamente invaghita. Il giovane, dal carattere gioviale e temerario,
fa’ parte anche della resistenza. Completano la compagnia, la sarta
Arlette (Andréa Ferréol) e lo scenografo Raymond (Maurice Risch). Le
prove della pièce s’alternano alla vita quotidiana dei personaggi.
Scopriamo così che Lucas Steiner in realtà non è fuggito ma vive
nascosto nella cantina del teatro, dove la moglie Marion gli porta ogni
sera conforto; Cottins, invece, frequenta le alte sfere politiche, alla
ricerca dei giusti appoggi al fine di superare il temuto vista censura
tedesco.
In
particolare Cottins cerca il benvolere di Daxiat (Jean-Louis Richard),
critico della rivista filonazista “Je suis partout’. Lucas Steiner
vorrebbe fuggire verso la Francia libera ma l’invasione nazista anche
di quel settore lo costringe a restare chiuso nel suo rifugio, dove
scopre che dalle tubature può ascoltare le prove della commedia. Arriva
il giorno della prima: il teatro è esaurito e la pièce ottiene un
grande successo. Solo Daxiat stronca lo spettacolo nella sua rivista
bollandolo come ebraicizzante. Una sera Bernard incontra Daxiat in un
ristorante e lo affronta chiedendo che si scusi pubblicamente con
Marion. Dopo questo acceso diverbio Marion, che ha a cuore le sorti del
marito e del teatro, entrambi messi in pericolo da quella lite, non
rivolge più la parola a Bernard. Una sera, durante la rappresentazione,
due agenti della Gestapo si recano a teatro. Vogliono perlustrare i
locali sottostanti per accertarsi che Lucas non sia nascosto lì.
Infatti Daxiat ha ricevuto una segnalazione che lo ha informato che
Steiner, contrariamente a quanto si pensa, non ha mai lasciato la
Francia. Ma i due poliziotti non trovano niente, poiché nel frattempo
Marion, con l’aiuto di Bernard, è riuscita a nascondere il marito.
Scampato il pericolo, Bernard annuncia alla donna l’intenzione di
lasciare la compagnia per unirsi alla resistenza. Marion allora bacia il
ragazzo. I due fanno l’amore prima di lasciarsi.
Nell’estate del 1944, con l’arrivo degli alleati, gli eventi
precipitano. Cottins viene arrestato con l’accusa di
collaborazionismo. Daxiat cerca rifugio in Spagna dove troverà la morte
qualche anno più tardi a causa di una grave malattia. Steiner decide di
uscire dalla sua tana per vedere la luce del giorno proprio durante i
combattimenti per la liberazione. L’epilogo ci mostra Marion recarsi
in un ospedale a trovare Bernard, rimasto gravemente ferito. Ma è solo
una finzione: la macchina da presa s’allontana rivelandoci così che i
due sono sul palcoscenico del Montmartre. Parigi è libera ed il regista
Steiner può finalmente unirsi alla sua compagnia per ricevere gli
applausi del pubblico. Marion stringe la mano ad entrambi e saluta il
pubblico.
L’ultimo
metrò è un film che narra tragici momenti individuali nella vita
dei francesi, ed è questa la chiave per comprendere l’incredibile
successo del film in patria. Truffaut rimase sorpreso dall’accoglienza
positiva riservata all’opera. Come lui stesso ammise riteneva infatti
che il film fosse in qualche misura incompleto ed insoddisfacente: “Non provavo un forte senso di soddisfazione per il film. Ma alcune cose
che sono accadute durante le riprese e il montaggio sembravano degli
errori in realtà si sono rivelate punti a nostro favore. Durante le
riprese dicevo sempre a Suzanne Schiffman che la trama non procedeva
speditamente perché nessuno dei personaggi poteva andare fino in fondo.
E le citavo Un uomo tranquillo, un film di grande soddisfazione, con 4,
5 personaggi che vanno fino in fondo.
Veramente non c’è confronto. Sono matto a paragonare i due
film. Lo faccio solo per contrapporli. Ne L’ultimo metrò non c’è
alcun personaggio che può andare fino in fondo alla sua missione.
Gérard Depardieu, per esempio, è un attore del Grand Guignol
che ha una grande occasione di promozione artistica entrando nel teatro
vero e proprio. E lui che cosa fa’? Dopo le prime repliche, già
abbandona il teatro per unirsi alla Resistenza. E anche come partigiano
e un partigiano dell’ultim’ora. In una prima versione della
sceneggiatura lo facevo saltare per aria ma poi ho rinunciato. Poi c’è
Jean Poiret, il tipico uomo servizievole, che collabora un po’, ma
solo per aiutare gli amici. Anche il personaggio di Catherine Deneuve si
divide tra due uomini. Invece, è una grande soddisfazione avere in un
film un personaggio che va fino in fondo. Io l’ho avuto in Adele H, la
storia di una giovane che segue fino in fondo il suo destino e le sue
passioni. Qui, invece, è il contrario e temevo che la trama si sarebbe
rivelata in consistente. Ma alla fine abbiamo scoperto che non era un
difetto perché durante la guerra si poteva sopravvivere solo scendendo
a compromessi. E‘ probabile che anche adesso noi siamo costretti a
compromessi continui per vivere.”Eppure, nonostante l’argomento drammatico, il film rivela
un tono da commedia che pur prendendo sul serio gli avvenimenti vuole
comunque mostrare al pubblico un atteggiamento ottimista verso la vita.
E’ questo uno dei pochi lavori di Truffaut con un lieto fine completo
anche se, durante tutta la vicenda, la paura è protagonista. L’ultimo
metrò riassume al meglio la lezione di Ernst Lubitsch.
In fondo il suo To have or have not (Vogliamo vivere) era
riuscito a far ridere il pubblico dell’invasione nazista in Polonia.
Allo stesso modo L’ultimo metrò è dotato di
un’euforia contagiosa che pervade ogni singola sequenza. Il
ritmo accelerato dei dialoghi omaggia il metodo Hawks, che utilizzava un
metronomo per non concedere pause agli attori tra una battuta e
l’altra.
Con
questo film Truffaut realizza il sogno di mettere in mostra i mille
dettagli legati alla sua infanzia. Il regista, infatti, durante
l’occupazione aveva poco più di dieci anni. Il paradosso perciò,
come notava umoristicamente anche Truffaut, è che il film suscita
emozioni profonde soprattutto in coloro che all’epoca dei fatti erano
già adulti. Come se proprio l’infanzia, con i suoi ricordi selettivi
e amplificati, siano la chiave più idonea per ricreare un’epoca. Per
evitare di cadere in incongruenze grossolane il regista poi decide di
mettere in scena il film in gran parte di notte, proprio per ingannare
lo spettatore e spingerlo a concentrarsi sulle vicende dei suoi
protagonisti.
Il film è tuttavia denso di riferimenti alla vita artistica
dell’epoca. Il teatro negli anni ’40 era un fiorire di talenti da
Sartre a Montherlant. Molti sono gli eventi davvero ispirati alla realtà:
così il personaggio di Lucas Steiner è ispirato alo scenografo
Alexandre Trauner che lavorò davvero in clandestinità. Il critico
Daxiat è invece Alain Laubreaux, che all’epoca proibì le repliche
della Macchina infernale di Jean Cocteau bollando lo spettacolo
come opera ebraicizzata ed effemminata.
L’ultimo
metrò è anche un film sulla sopravvivenza quotidiana, un
tema questo che verrà ripreso vent’anni più tardi anche da Bertand
Tavernier quando con Laissez- passer racconterà lo stesso
periodo, vissuto però sul set cinematografico della Continental, la
casa di produzione tedesca per la quale lavorarono molti autori francesi
come Henry Clouzot e Maurice Tourneur.
Marion, interepretata dalla Deneuve, è il
personaggio centrale del film, una donna energica e
coraggiosa, una bionda algida e insensibile ma nel cui intimo brucia la
passione per il marito, per il suo amante, per il suo teatro. Una donna
che Truffaut mutua dai personaggi femminili hitchcockiani e in
particolare dalla Grace Kelly della Finestra sul cortile,
parimenti determinata a salvare la vita del proprio uomo. D’altronde
è proprio Truffaut a scrivere che i grandi momenti del cinema sono
“la coincidenza tra le doti di un regista e quelle di un’attrice da
lui diretta.”
Il
DVD della Q media è registrato su un supporto doppio strato. Il film è
stato restaurato con un nuovo trasferimento digitale e presenta la
pellicola nel corretto formato cinematografico 2.35:1, anamorfico. Video
brillante che riproduce al meglio la calda fotografia degli interni
realizzata da Nestor Almendros. Qualche criticità si avverte nelle
sequenze notturne. L’audio è proposto nell’originale 2.0, sia in
italiano che in francese (sottotitoli in italiano), che risulta pulito e
ben calibrato sul canale centrale.
I contenuti extra sono tutti interessanti. Il commento audio è a
cura di Jean Pierre Azèma, storico dell’occupazione e Gèrard
Depardieu. Ascoltandolo si capiranno tutti i riferimenti storici che
hanno ispirato Truffaut per i personaggi e le situazioni proposte nel
film, mentre il commento di Depardieu si concentra sul rapporto
artistico con il regista. Il disco offre poi la consueta presentazione
al film, realizzata dal critico francese Serge Toubiana. Un estratto da
“La notte dei César” ci mostra tutte le premiazioni della magica
sera in cui Truffaut ottenne ben dieci premi. Una chicca è invece il
video nel quale si vede Truffaut dal suo libraio preferito scegliere
alcuni libri. Interessante l’intervista al regista realizzata
all’uscita del film. Chiudono la sezione delle scene inedite
splendide, eliminate nel montaggio definitivo solo per motivi di durata
ed un trailer in originale del film.
L’ultimo
metrò è un film magnifico che la Q media per BIM distribuzione ci
propone in un Dvd degno di essere acquistato.
Caratteristiche tecniche
- Disco (DVD 9)
- Menù interattivi
- Accesso diretto alle scene
- Formato cinematografico: 2.35:1,
anamorfico
- Audio: Dolby Digital Mono Italiano,
Francese
- Sottotitoli: italiano
- Distribuzione Home video: Q Media
Contenuti speciali
- Presentazione del film di Serge
Toubiana (4:27, Sott. ITA)
- Commento audio di Jean Pierre Azèmae
Gerard Depardieu per tutta la durata del film (Sottottitoli
Italiano)
- Intervista a François Truffaut
- Truffaut e il piacere di leggere
- Scene inedite
- Estratti da La notte dei César
- Trailer cinematografico originale
Qualità Video: 8
Qualità Audio: Digital 2.0: 7
Extra: 8
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