: Medusa
PERSONAGGI E INTERPRETI
Vidocq: Gèrard Depardieu
Etienne Boisset: Guillame Canet
Préah: Inès Sastre
Lautrennes : André Dussollier
Nimier : Moussa Maaskri


Siamo
a Parigi, nell’anno 1830. Mentre la città attende frenetica la
rivoluzione, un misterioso assassino fa strage di eminenti personalità.
Di lui si sa soltanto che ha uno specchio al posto del volto e che
riflettendo l’immagine delle sue vittime, ne consuma l’anima. L’unico
in grado di sciogliere l’enigma che circonda gli omicidi sembra essere
un abile investigatore privato chiamato Vidocq. Ma c’è un problema da
risolvere: Vidocq è morto. Le indagini passano non proprio regolarmente
ad un giovane giornalista, Etienne Boisset, incaricato di scrivere la
biografia di Vidocq prima della sua scomparsa. Ricostruendo le scoperte
dell’investigatore tra flashback e rivelazioni, il film condurrà alla
raffigurazione di un quadro sinistro, tra diaboliche alleanze e
agghiaccianti complotti, indirizzandosi verso una caccia finale che
condurrà i protagonisti faccia a faccia con il loro oscuro nemico: l’Alchimista,
il Divoratore di Anime.
La
vita di Vidocq, personaggio realmente esistito dal profilo torbido e
confuso, ha costituito una tentazione per molti autori nella storia del
cinema francese, a cominciare da Jean Kemm e dal suo omonimo film del
1922. Poi, negli anni ‘70, la televisione realizzò una fortunata
serie televisiva. Accreditato tecnico degli effetti speciali e della
grafica digitale, Pitof ha dimostrato il
suo talento visivo lavorando alla realizzazione di film come "Alien
– La clonazione" e "Giovanna d’Arco", dietro ai quali
potevano già intravedersi le aspirazioni della sua radicata cultura
pittorica, rivelate in "Vidocq" dalle iperboliche
immagini d’impostazione surrealista. L’arte digitale del
film gronda colori gelidi e spiccati, sovradimensiona i contrasti e
chiude l’uomo in un panorama fulgido ma senza atmosfere, dove notte e
giorno, luce ed ombra tradiscono discontinuità anche all’interno
della stessa scena.
Il
difetto di "Vidocq" è la carenza di cinema,
esternata da un’ingenua sintassi, dal flusso disordinato di irregolari
inquadrature (quali l’improbabile punto di vista che nasce sotto una
carrozza, il cui effetto è tutt’al più in grado di alienare lo
sguardo del pubblico) e dall’ingiustificabile
eccedenza di primissimi piani grandangolati che compromettono
l'esito del film. È sin troppo chiaro che Pitof sia un autore senza
alcuna pratica dietro la macchina da presa, nonostante sappia
determinare il ritmo adeguato all’azione grazie alle informazioni ben
acquisite durante le sue esperienze americane. Di questa carenza è
dimostrativo l’uso degli attori, di cui riduce al minimo l’importanza,
divorandoli come pennellate gravi sullo schermo tra i simboli di una
scenografia complessa e caotica (eccezione fatta per Gèrard
Depardieu, il cui talento non può essere mimetizzato). Ad ogni
modo, se è vero che il cinema digitale costituisce una nuova frontiera,
la direzione estetica di "Vidocq" ci aiuta a comprendere a
quali risultati tendano le sue ambizioni formali. Un ultima nota: per
realizzare questo film è stata impiegata la rivoluzionaria telecamera
digitale Sony HDW-900, la stessa che George Lucas sta utilizzando per
perfezionare le scene più intricate di "Star Wars: Episode II".
Si ha quasi l’illusione di aver battuto l’America sul tempo.