Anno VII - Numero 31 - Marzo 2002

I film del mese


VIDOCQ – LA MASCHERA SENZA VOLTO
(VIDOCQ)

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Pitof
Sceneggiatura
: Jean-Cristophe Grangè
Fotografia
: Jean Pierre Sauvaire
Scenografia
: Jean Rabasse
Costumi
: Carine Sarfati
Musica
: Bruno Coulais
Montaggio
: Thierry Hoss
Prodotto da
: Dominique Farrugia, Olivier Granier
(Francia, 2001)

Durata
: 100’
Distribuzione cinematografica
: Medusa

PERSONAGGI E INTERPRETI

Vidocq: Gèrard Depardieu
Etienne Boisset: Guillame Canet
Préah: Inès Sastre
Lautrennes : André Dussollier
Nimier : Moussa Maaskri

Siamo a Parigi, nell’anno 1830. Mentre la città attende frenetica la rivoluzione, un misterioso assassino fa strage di eminenti personalità. Di lui si sa soltanto che ha uno specchio al posto del volto e che riflettendo l’immagine delle sue vittime, ne consuma l’anima. L’unico in grado di sciogliere l’enigma che circonda gli omicidi sembra essere un abile investigatore privato chiamato Vidocq. Ma c’è un problema da risolvere: Vidocq è morto. Le indagini passano non proprio regolarmente ad un giovane giornalista, Etienne Boisset, incaricato di scrivere la biografia di Vidocq prima della sua scomparsa. Ricostruendo le scoperte dell’investigatore tra flashback e rivelazioni, il film condurrà alla raffigurazione di un quadro sinistro, tra diaboliche alleanze e agghiaccianti complotti, indirizzandosi verso una caccia finale che condurrà i protagonisti faccia a faccia con il loro oscuro nemico: l’Alchimista, il Divoratore di Anime. 

La vita di Vidocq, personaggio realmente esistito dal profilo torbido e confuso, ha costituito una tentazione per molti autori nella storia del cinema francese, a cominciare da Jean Kemm e dal suo omonimo film del 1922. Poi, negli anni ‘70, la televisione realizzò una fortunata serie televisiva. Accreditato tecnico degli effetti speciali e della grafica digitale, Pitof ha dimostrato il suo talento visivo lavorando alla realizzazione di film come "Alien – La clonazione" e "Giovanna d’Arco", dietro ai quali potevano già intravedersi le aspirazioni della sua radicata cultura pittorica, rivelate in "Vidocq" dalle iperboliche immagini d’impostazione surrealista. L’arte digitale del film gronda colori gelidi e spiccati, sovradimensiona i contrasti e chiude l’uomo in un panorama fulgido ma senza atmosfere, dove notte e giorno, luce ed ombra tradiscono discontinuità anche all’interno della stessa scena. 

Il difetto di "Vidocq" è la carenza di cinema, esternata da un’ingenua sintassi, dal flusso disordinato di irregolari inquadrature (quali l’improbabile punto di vista che nasce sotto una carrozza, il cui effetto è tutt’al più in grado di alienare lo sguardo del pubblico) e dall’ingiustificabile eccedenza di primissimi piani grandangolati che compromettono l'esito del film. È sin troppo chiaro che Pitof sia un autore senza alcuna pratica dietro la macchina da presa, nonostante sappia determinare il ritmo adeguato all’azione grazie alle informazioni ben acquisite durante le sue esperienze americane. Di questa carenza è dimostrativo l’uso degli attori, di cui riduce al minimo l’importanza, divorandoli come pennellate gravi sullo schermo tra i simboli di una scenografia complessa e caotica (eccezione fatta per Gèrard Depardieu, il cui talento non può essere mimetizzato). Ad ogni modo, se è vero che il cinema digitale costituisce una nuova frontiera, la direzione estetica di "Vidocq" ci aiuta a comprendere a quali risultati tendano le sue ambizioni formali. Un ultima nota: per realizzare questo film è stata impiegata la rivoluzionaria telecamera digitale Sony HDW-900, la stessa che George Lucas sta utilizzando per perfezionare le scene più intricate di "Star Wars: Episode II". Si ha quasi l’illusione di aver battuto l’America sul tempo.

Francesco Russo


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